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Petrolio, stop dei sauditi ai tagli extra. E la Libia torna a esportare

Il barile torna a scendere dopo la decisione dell’Arabia di sospendere il taglio di produzione extra. Cresce intanto anche l’offerta di Tripoli

di Sissi Bellomo

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Il barile torna a scendere dopo la decisione dell’Arabia di sospendere il taglio di produzione extra. Cresce intanto anche l’offerta di Tripoli


3' di lettura

La Libia che torna a estrarre petrolio dai suoi maggiori giacimenti, l’Arabia Saudita che ritira i tagli di produzione extra, l’accordo per disciplinare l’Iraq e gli altri «disubbidienti» che sembra un atto di fede anziché un impegno scolpito sulla pietra. Nei piani dell’Opec Plus si è già aperta qualche breccia dopo il vertice di sabato 6 e l’entusiasmo del mercato si è spento sul nascere.

Il Brent, dopo uno sprint iniziale che l’aveva spinto fino a 43,50 dollari al barile (grazie anche alle importazioni record di greggio della Cina), ha perso oltre il 3% lunedì, ripiegando intorno a 41 dollari.

A imporre l'inversione di rotta sul mercato è stata paradossalmente soprattutto la conferenza stampa dell’Opec Plus, convocata via web per dare sfoggio di trasparenza e per autocelebrare i risultati raggiunti in «uno dei vertici di maggiori successo nell’intera storia dell'Opec», secondo le parole del presidente di turno, l’algerino Mohamed Arkab.

Gli investitori non gli hanno prestato grande attenzione, concentrandosi invece sulla notizia – inattesa per molti – che Arabia Saudita, Emirati arabi e Kuwait interromperanno a fine mese il taglio da 1,2 milioni di barili al giorno che stanno effettuando in aggiunta alla riduzione prescritta dall’Opec Plus.

Solo quest’ultima, secondo gli accordi approvati sabato, proseguirà quasi invariata (9,6 mbg) anche a luglio. L’altro era un taglio extra volontario valido per un mese soltanto, ha chiarito il saudita Abdulaziz Bin Salman: «Serviva per dimostrare buona volontà, per creare un’atmosfera migliore nel gruppo. Ora che lo scopo è stato raggiunto voltiamo pagina».

Questo non significa che Riad inonderà il mercato di greggio: la produzione ripristinata «in buona parte andrà a soddisfare i consumi interni, che d’estate aumentano», rassicura il principe ministro.

A riprova delle intenzioni saudite c’è anche il forte aumento dei prezzi di listino di Saudi Aramco: rincari che non si vedevano da vent’anni e che dovrebbero scoraggiare quanto meno l’ulteriore accumulo di scorte. «Leggeteli come un’indicazione che la domanda è buona», suggerisce Abdulaziz.

In effetti, almeno in Cina, la domanda è tornata a correre davvero: le importazioni di greggio hanno raggiunto 11,34 milioni di barili al giorno a maggio, un record storico. Ma con l’aumento dei prezzi non è detto che duri. E comunque a livello globale la convalescenza del mercato dopo il coronavirus sarà lunga. È lo stesso saudita ad ammettere che l’Opec Plus «deve restare vigile e proattiva perché siamo ancora in modalità crisi».

A complicare la situazione c’è l’improvviso ritorno del petrolio libico. Benché il cessate il fuoco resti incerto, ormai la ripresa della produzione è ufficiale: la National Oil Company (Noc) ha confermato il riavvio non solo di Sharara, il maggiore giacimento del Paese, ma anche di El Feel, di cui è socia Eni.

In tutto sono 400mila bg, che torneranno – sia pure gradualmente – sul mercato. La Libia ha già revocato lo stato di forza maggiore sulle esportazioni, che riprenderanno «il più presto possibile» auspica Mustafa Sanalla, ceo di Noc. Una situazione delicata per l’Opec Plus, che «dovrà essere considerata nel dettaglio», ha detto il ministro russo Alexander Novak.

La conferenza stampa virtuale ha anche spento ogni (remota) aspettativa sull’enforcement: non c’è nessuno strumento, salvo la moral suasion, per imporre il rispetto dei patti che ora più che mai è di vitale importanza.

L’intero accordo sui tagli produttivi infatti verrà meno se non si raggiungerà l’adesione al 100% alle quote da parte di tutti. Chi finora non le ha rispettate – come Iraq, Nigeria e Kazakhstan – dovrà recuperare gli arretrati entro settembre: un’impresa ciclopica.

E se qualcuno dovesse sgarrare? «È un evento puramente ipotetico – replica il saudita Abdulaziz – L’Opec Plus si fonda su una disciplina auto imposta».

Nonostante i rischi, lo scenario dei fondamentali sta diventando più favorevole. «Il mercato del petrolio è sulla via del recupero», ha commentato Ann-Louise Hittle di Wood Mackenzie all’indomani del vertice Opec Plus. «L’offerta è già drasticamente cambiata».

Ancora più ottimista Rystad Energy, secondo cui il calo di produzione indotto dalle difficoltà finanziarie delle compagnie sommato all’estensione dei «generosi» tagli Opec Plus sposteranno il mercato in deficit di offerta fin da questo mese e «almeno fino alla fine del prossimo anno», purché «la disciplina dell’Opec resti forte e la traiettoria di recupero della domanda non sia radicalmente alterata».

La società norvegese stima che a maggio ci fosse ancora un eccesso di greggio di 6,1 mbg, ma che questo mese la domanda superi già l’offerta di 1,5 mbg. Il deficit dovrebbe ampliarsi a 4,6 mbg a luglio e raggiungere un picco di 5,2 mbg a gennaio.

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