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Petrolio, sull’Opec Plus l’incubo di un calo della domanda nel 2020

Mentre il gruppo studia nuovi tagli di produzione, gli analisti rifanno i conti: con il coronavirus non più confinato alla Cina, la domanda petrolifera potrebbe calare anche su base annua. Dal 1985 a oggi è successo solo tre volte

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

Mentre il gruppo studia nuovi tagli di produzione, gli analisti rifanno i conti: con il coronavirus non più confinato alla Cina, la domanda petrolifera potrebbe calare anche su base annua. Dal 1985 a oggi è successo solo tre volte


2' di lettura

L’Opec Plus si riunisce a Vienna con l’incubo che il coronavirus possa non solo rallentare ma addirittura diminuire la domanda di petrolio nel 2020, un evento che si è verificato solo altre tre volte negli ultimi quarant’anni e che imporrebbe al gruppo di tagliare la produzione in modo molto più drastico di quanto avesse sperato.

L’Arabia Saudita, secondo i rumor, ora starebbe premendo per una riduzione extra di ben 1,5 milioni di barili al giorno, invece di 1 mbg come si diceva nei giorni scorsi: un sacrificio che si aggiungerebbe al taglio da 2,1 mbg già in vigore e che Riad vorrebbe condividere il più possibile con gli altri membri della coalizione, ma al quale la Russia tuttora oppone (o finge di opporre) resistenza.

Le trattative proseguiranno a oltranza, per impacchettare un accordo convincente. Ma il mercato non si fida – il Brent ha perso l’1%, ripiegando sotto 52 dollari – e contrastare il crescente pessimismo degli operatori non sarà facile.

L’ipotesi di un calo della domanda petrolifera anche su base annua è diventata più concreta col dilagare dell’epidemia, che dalla Cina si è ormai estesa a oltre 70 Paesi nel mondo. E a sposarla oggi c’è anche Goldman Sachs, prima tra le grandi banche ad aver gettato il cuore oltre l’ostacolo, per prevedere una crescita negativa di 150mila bg (la sua previsione ante-coronavirus era un incremento di 1,1 mbg).

Dal 1984 solo altre tre volte c’è stata una contrazione: nel 2008 e nel 2009, come conseguenza della crisi finanziaria globale, e in precedenza nel 1993, quando gli Usa stavano uscendo da una recessione.

La maggior parte degli analisti non ha ancora rifatto i calcoli per tenere conto del fatto che il coronavirus nonè più confinato solo alla Cina. Chi ha aggiornato le stime ha dovuto usare l’accetta.

Per Ihs Markit la domanda di petrolio nel primo trimestre registrerà un calo di dimensioni mai viste nella storia: 3,8 mbg. Si tratta di ben 4,5 mbg in meno rispetto a quanto aveva previsto prima del coronavirus. Il precedente record, nel primo trimestre 2009, era stato una contrazione di 3,6 mbg.

«Questo è uno shock improvviso, istantaneo sul lato della domanda. Le dimensioni del declino sono senza precedenti», afferma Jim Burkhard, vice presidente della società di ricerca, avvertendo che una ripresa dei consumi nel secondo semestre difficilmente basterà a compensare i barili perduti.

Facts Global Energy (Fge), tra i primi a prevedere un declino della domanda di greggio nel 2020, si aspetta che la diminuzione sarà di almeno 220mila bg rispetto all’anno scorso, con il forte rischio di ulteriori revisioni al ribasso, anche se governi e banche centrali forniranno ulteriori stimoli all’economia.

«La fonte della domanda è semplice: produrre cose, muovere persone e cose – osserva Fge – Se, come sta accadendo ora, le linee di produzione rallentano o addirittura si fermano e se si interrompono il commercio globale e i viaggi, anche la domanda di petrolio smette di crescere».

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