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Petrolio: tagli extra dall’Opec, ma il gruppo litiga sulle quote

La riunione è stata sospesa a tarda sera ieri senza che il gruppo riuscisse a risolvere le divergenze su come suddividere il sacrificio di un ulteriore taglio di produzione da 500mila barili al giorno. Oggi la discussione è ripresa, con la Russia e gli altri alleati esterni all’Opec

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

La riunione è stata sospesa a tarda sera ieri senza che il gruppo riuscisse a risolvere le divergenze su come suddividere il sacrificio di un ulteriore taglio di produzione da 500mila barili al giorno. Oggi la discussione è ripresa, con la Russia e gli altri alleati esterni all’Opec


3' di lettura

Lasciando la sede dell’Opec a tarda sera il ministro saudita Abdulaziz Bin Salman ha promesso «belle notizie». Ma la decisione sui tagli della produzione di petrolio è ancora in alto mare, arenata sul tema spinoso di come suddividere i sacrifici tra i Paesi membri dell’Organizzazione e i loro alleati, capitanati dalla Russia.

È il vecchio problema delle quote produttive: ogni volta che si pone l’esigenza di ritoccarle sono dolori.

La discussione ieri è andata avanti per oltre sei ore
Erano passate le 23 quando i ministri hanno sciolto la riunione, sostenendo di non poter rivelare nulla sull’accordo finché non sarà perfezionato alla riunione con i rappresentanti non Opec, che è attualmente in corso.

Una prima conferenza stampa, in programma per le 18 di ieri, è stata cancellata. Saltata anche la cena di gala che era stata organizzata per le delegazioni a bordo di un battello sul Danubio: avrebbe dovuto celebrare i tre anni della coalizione Opec Plus.

Nel gruppo d’altra parte non sembra esserci una grande coesione. E l’impressione è che a tenere le file sia ormai rimasta solo la Russia: un Paese che non è mai stato membro dell’Opec ma da cui l’Opec ora dipende più che mai.

Il rapporto con la Russia
A rafforzare l’egemonia di Mosca ha probabilmente contribuito il “licenziamento” di Khaled Al Falih, ministro che Riad ha da pochi mesi sostituito con un più fidato membro della casa reale.

Al Falih aveva costruito un rapporto di fiducia personale e di intesa anche sul piano umano con il collega russo Alexandr Novak, che difficilmente il principe ministro Abdulaziz – benché veterano dell’Opec e abile diplomatico – riuscirà a replicare.

È stato Novak ieri pomeriggio a segnare un punto di non ritorno nelle trattative dell’Opec Plus, annunciando che in discussione ci sono tagli extra di 500mila barili al giorno (rispetto agli attuali 1,2 milioni di bg), limitati al primo trimestre 2020 ed eventualmente prorogabili se necessario, ma solo convocando un nuovo vertice ai primi di marzo.

La battaglia sui condensati
Mosca ha anche già annunciato di aver vinto la battaglia sui condensati, per sè e per gli altri Paesi non Opec: non verranno più conteggiati insieme al greggio per determinare le quote di produzione. Si tratta di 1,4 milioni di barili al giorno in tutto, stima uno studio Citigroup-OilX, che ora scombussolano il calcolo dei tagli da assegnare a ciascuno.

Senza i condensati la quota della Russia scende da 11,19 mbg a 10,43 mbg, riportandola magicamente in linea con i tagli richiesti (che ha effettuato al 100% solo per tre mesi, da maggio a luglio, quando c’era l’oleodotto Druzhba contaminato).

L’Arabia Saudita da parte sua sta cercando in ogni modo di confezionare un accordo che convinca il mercato, in modo da difendere le quotazioni del petrolio e dunque il successo dell’Ipo di Aramco.

Riad non intende arretrare sulla richiesta di un rispetto assoluto delle quote produttive:  i disubbidienti cronici – Iraq e Nigeria – devono adeguarsi ad ogni costo. Altrimenti, come alcuni analisti hanno fatto notare (afflosciando il prezzo del barile), i nuovi tagli sono solo cosmetica.

La rabbia dell’Angola
L’Opec secondo indiscrezioni riferite da Platts dovrebbe farsi carico di tagli extra per 395mila bg, lasciando gli altri 105mila bg agli alleati. Tuttavia – grazie soprattutto ai sauditi – sta già estraendo quasi 400mila bg in meno rispetto agli impegni.

Dietro le quinte si sta lavorando per determinare nuove quote, probabilmente con l’intento di modificare anche il periodo di riferimento rispetto al quale tagliare l’output: ora è ottobre 2018, ma in discussione potrebbe esserci l’ipotesi di adottare ottobre 2019 come “base”.

Così si spiegherebbe perché il rappresentante dell’Angola – un Paese che sta producendo meno di quanto le è permesso – avrebbe abbandonato in polemica la sala riunioni dell’Opec: i suoi giacimenti sono in declino, ma ci sono investimenti per svilupparne di nuovi, insieme a major straniere.

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