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Petrolio, Trump promette di scendere in campo nella sfida Mosca-Riad

Le quotazioni del barile recuperano dopo il crollo record che aveva spinto il Wti a 20 dollari. Ma l’ipotesi di prezzi negativi resta in piedi

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

Le quotazioni del barile recuperano dopo il crollo record che aveva spinto il Wti a 20 dollari. Ma l’ipotesi di prezzi negativi resta in piedi


4' di lettura

Il petrolio ha cancellato i ribassi record di mercoledì, ma la caduta ad appena 20 dollari al barile per il Wti potrebbe non restare un episiodio isolato. Mentre il mondo intero si ferma per difendersi dal coronavirus, l’eccesso di forniture sul mercato diventa sempre più grande, addirittura superiore a 10 milioni di barili al giorno secondo molti analisti.

Resta l’ipotesi di prezzi negativi
Nel giro di qualche mese rischia di non esserci più spazio per accumulare scorte sulla terraferma: uno sviluppo che – a meno di un improbabile rapidissimo crollo della produzione – potrebbe portare addirittura a prezzi negativi. In parole povere, le compagnie petrolifere dovrebbero pagare per riuscire a liberarsi del greggio.

Persino i barili superscontati offerti dall’Arabia Saudita stanno diventando meno attraenti: i clienti hanno storto il naso di fronte ai costi di trasporto troppo salati, dovuti all’impennata dei noli delle petroliere, e Saudi Aramco ha risposto riducendo (invece che aumentando) il suo contributo alle spese di trasporto. Anche l’Iraq, secondo Reuters, ha rifiutato di accollarsi una parte dei noli, una decisione che potrebbe scoraggiare almeno una parte dei raffinatori.

A rischio anche gli operatori dello shale oil
Gli Stati Uniti, dove molti operatori dello shale oil sono sull’orlo della bancarotta, provano intanto a tamponare l’emergenza. Ci sarà l’acquisto di greggio per le riserve strategiche, ma la politica si sta muovendo anche su altri fronti: la Casa Bianca, secondo fonti del Wall Street Journal, avrebbe da un lato riavviato la macchina delle diplomazia, per trattare con Riad, e dall’altro messo allo studio l’ipotesi di nuove sanzioni contro la Russia.

Trump pronto a scendere in campo
Le lobby petrolifere stanno premendo anche per un ricorso alle leggi anti-dumping o addirittura per il divieto di importare greggio da alcuni Paesi.

Qualcosa sta comunque bollendo in pentola. Lo stesso Donald Trump ha dichiarato che «al momento appropriato» si riserva di scendere in camponella guerra dei prezzi tra Mosca e Riad: parole vaghe, che hanno però dato lo sprint finale ai mercati petroliferi, spingendo il Wti in rialzo del 24%.

Un balzo così non si vedeva da 12 anni, ma ha solo riportato le quotazioni ai livelli di martedì: circa 25 dollari. Il Brent intanto, con un recupero più moderato, è tornato a scambiare intorno a 30 dollari. Ancora troppo poco per rassicurare i produttori.

I prezzi sottozero non sono una novità
Un numero crescente di analisti pensa che il prezzo è destinato a scendere ancora, forse addirittura sotto zero.

Sembra una provocazione, ma non lo è affatto. E in fondo non sarebbe una novità assoluta per i mercati dell’energia. Anche prima della pandemia è già successo più volte di vedere il segno meno davanti al prezzo del gas in alcune aree di shale degli Usa, dove i volumi estratti insieme al petrolio sono tanto elevati quanto inutili: non c’è modo di utilizzarli o stoccarli in loco, né capacità sufficiente nei gasdotti per trasferli altrove.

Prezzi negativi sono diventati frequenti anche per l’elettricità, soprattutto in Europa, quando la quota di generazione da fonti rinnovabili è così alta da rendere l’offerta eccessiva rispetto alla domanda.

Persino sul mercato del petrolio c’è un precedente: nel 2016 un greggio sour del North Dakota è sceso brevemente a -50 centesimi di dollaro. Oggi alcune qualità non sono lontane dal ripetere il primato: il Western Canadian Select, riferimento per le oil sands canadesi, è affondato sotto 8 $/barile, il South Texas Sour a 4 $.

«La realtà è che il petrolio una volta estratto dal terreno dev’essere consumato o stoccato – spiega Paul Sankey, di Mizhuo Securities, uno dei primi ad aver previsto prezzi negativi – Quando il costo dello storage sale abbastanza in alto, oppure lo spazio si esaurisce, le compagnie potrebbero dover pagare i clienti perché se lo prendano».

Non c’è più spazio per lo stoccaggio
Lo spazio di stoccaggio, almeno in terraferma, minaccia davvero di esaurirsi presto. A livello globale la capienza è di 6,1 miliardi di barili , comprese le riserve strategiche, calcola Citigroup. C’è ancora spazio per 1,65 miliardi di barili, concentrati soprattutto negli Usa e in Cina. Ma secondo la banca nel 2020 il surplus di petrolio sarà di 1,27 -2,73 miliardi di barili, se nessuno interverrà.

La domanda nel secondo trimestre sta subendo una contrazione mai vista: tra 12 e 18 milioni di barili al giorno per Citi. La produzione sta già rallentando, forse l’Opec Plus potrebbe persino tornare sui suoi passi. Ma intempi brevi non si può compensare un crollo dei consumi di queste dimensioni: chiudere interi giacimenti non è un’operazione rapida e soprattutto comporta il rischio di danni irreparabili.

Per approfondire:
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