tagli di produzione in dubbio

Petrolio, Trump ringrazia (e ricatta) l’Arabia Saudita

di Sissi Bellomo

(AFP)

3' di lettura

Un ringraziamento che è anche un ricatto. Con il petrolio appena sceso ai minimi da oltre un anno – e ad appena due settimane da un vertice dell’Opec Plus che si annuncia cruciale per le sorti del mercato – Donald Trump è riuscito a mettere all’angolo l’Arabia Saudita.

Il presidente degli Stati Uniti ha rivolto a Riad una serie di messaggi nelle ultime 48 ore, l’ultimo questo pomeriggio via Twitter. Dal mosaico di dichiarazioni emerge una situazione difficile per i sauditi, che rischiano a questo punto di finire nei guai sia se la coalizione Opec-non Opec deciderà un ritorno ai tagli produttivi – perché potrebbero subire ritorsioni da Washington – sia se la scelta finale sarà di mantenere aperti i rubinetti. Un esito di questo genere scatenerebbe infatti gravi accuse e ulteriori spaccature all’interno dell’Organizzazione degli esportatori di greggio.

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Il tweet di oggi, con la consueta enfasi punteggiata di esclamazioni e maiuscole, sembra esprimere gratitudine. Ma il tono non deve ingannare: «I prezzi del greggio stanno scendendo. Ottimo! È come un grande Taglio delle Tasse per l’America e per il Mondo – scrive l’inquilino della Casa Bianca – Godiamocela! 54 dollari quando poco fa erano 82 $. Grazie Arabia Saudita, ma scendiamo ancora!»

Dopo il tonfo del 7% di martedì, il secondo nel giro di una settimana, le quotazioni del barile oggi stanno cercando il rimbalzo. Il Wti in particolare (che comunque, a differenza del Brent, quest’anno non ha mai raggiunto gli 82 dollari citati da Trump) è tornato a scambiare sopra 55 dollari.

Ma il mercato ha sempre meno fiducia sulla possibilità che l’Opec e i suoi alleati tornino a tagliare la produzione, riducendo un eccesso di offerta che comincia ad essere evidente: le scorte di greggio Usa, ha segnalato oggi l’Eia, sono cresciute ancora, portandosi ai massimi da dicembre 2017.

Trump, in modo piuttosto trasparente, ha avvertito che può colpire con facilità gli interessi economici dell’Arabia Saudita, soprattutto ora che il caso Kashoggi e l’escalation della guerra in Yemen offrono ottimi pretesti. Ma (forse) eviterà di farlo, se Riad righerà dritto su altri fronti, in primis quello del petrolio

Gli investitori se ne sono accorti e martedì le vendite – di stampo soprattutto speculativo – hanno avuto un’accelerazione immediata mentre il presidente diffondeva il suo pensiero, prima con un comunicato stampa e poi davanti alle telecamere della Fox, la sua emittente “di fiducia”.

I prezzi del greggio stanno scendendo. Ottimo! È come un grande Taglio delle Tasse per l’America e per il Mondo. Godiamocela! 54 dollari quando poco fa erano 82 $. Grazie Arabia Saudita, ma scendiamo ancora!

Gli Usa – ha detto Trump – continuano a considerare Riad un «partner leale», anche se permangono dubbi sul coinvolgimento nel caso Kashoggi  del principe Mohammed Bin Salman nell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi.

«Potrebbe ben essere che il principe ereditario avesse conoscenza di questo tragico evento, forse l’aveva e forse non l’aveva», ha affermato il presidente americano, aggiungendo però che non conviene guastare i rapporti con l’Arabia Saudita.

«Il Regno – ricorda Trump – si è accordato per spendere e investire 450 miliardi di dollari negli Usa», di cui 110 miliardi in acquisto di armamenti, un affare che Russia e Cina sarebbero «molto felici» di soffiare a Washington.

Non solo. Riad si è dimostrata una «grande alleata nella nostra importante battaglia contro l’Iran». Infine (ma non ultimo) «ha lavorato con noi ed è stata molto reattiva alle mie richieste di mantenere i prezzi del petrolio a livelli ragionevoli».

Trump è stato ancora più esplicito con Fox Tv: «Abbiamo mantenuto bassi i prezzi. Se volete vedere il petrolio a 150 dollari al barile, come la Russia amerebbe che fosse, tutto ciò che dobbiamo fare è rompere con l’Arabia Saudita».

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