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Petrolio, tutti i trucchi dei sauditi per promuovere l’Ipo di Aramco

La corsa verso la quotazione in borsa di Saudi Aramco non si è fermata: la tabella di marcia prosegue senza variazioni. Ed è forse proprio per questo che Riad ha alzato una cortina di fumo sulle reali condizioni degli impianti danneggiati dagli attacchi di sabato: la promessa è che la produzione di petrolio tornerà presto come prima e i sauditi stanno facendo davvero di tutto per guadagnare la cieca fiducia del mercato

di Sissi Bellomo


Alta tensione fra Iran e Usa dopo l'attacco a raffinerie saudite

4' di lettura

La corsa verso la quotazione in borsa di Saudi Aramco non si ferma. E forse è proprio questo il motivo principale per cui Riad ha alzato una cortina di fumo sulle reali condizioni degli impianti petroliferi danneggiati dagli attacchi di sabato.

Il ministro dell’Energia Abdulaziz bin Salman e i vertici della compagnia hanno finalmente rotto il silenzio martedì sera e le loro parole sono riuscite a rassicurare il mercato, tanto che il rally del petrolio si è già spento.

Il Brent, che si era spinto a sfiorare 72 dollari al barile lunedì, è sceso ancora e scambia sotto 64 dollari, incurante delle tensioni geopolitiche e del fatto che i problemi agli impianti sauditi sono ancora lontani dall’essere superati:secondo fonti del Sole 24 Ore ci sono danni molto gravi e che richiederanno lunghe riparazioni , sia ad Abqaiq, centro nevralgico per il trattamento e lo smistamento del greggio saudito, sia a Khurais, il secondo giacimento del Paese.

A differenza del prezzo del barile, la macchina dell’Ipo non ha smesso di correre. Attentati o no, Saudi Aramco andrà in borsa «in un qualsiasi momento nei prossimi dodici mesi», con la scelta del timing legata alle condizioni di mercato, ha assicurato Yasir Rumayyan, nuovo presidente della compagnia. E le procedure per una quotazione a breve, quantomeno sul listino locale, proseguono come se niente fosse accaduto.

Gli appuntamenti sono tutti confermati, hanno detto banchieri e advisor sentiti dal Financial Times. La settimana prossima a Dhahran i dirigenti di Saudi Aramco terranno una presentazione agli analisti legati alle nove banche scelte come joint global coordinators. Il roadshow per incontrare potenziali investitori resta pianificato per novembre, scrive il quotidiano britannico. Seguiranno il bookbuilding e la chiusura della pratica (per il listino saudita Tadawul) a inizio dicembre.

I messaggi super ottimisti sui tempi di recupero della produzione e sulla capacità di reazione di Saudi Aramco – paragonata dal principe Abdulaziz alla «fenice che rinasce dalle sue ceneri» – sono decisamente funzionali alla promozione dell’investimento.

Al gotha del petrolio saudita ieri ha dato man forte anche il ministro delle Finanze Mohammed al-Jadaan, affermando che gli attacchi «in termini di entrate hanno avuto un impatto pari a zero». Certo, bisognerà capire l’entità dei costi, che si riverbereranno anche sul bilancio dello Stato e sulla salute dell’intera economia saudita. Ma su questi aspetti il ministro ha sorvolato.

Al mercato in realtà sono state date indicazioni solo in parte trasparenti sul processo di recupero delle attività di Saudi Aramco. In estrema sintesi è stato detto che:

- A Khurais «la produzione è ripresa ventiquattr’ore dopo l’attacco» (ma non è stato detto a che livelli)

- Da Abqaiq passano già 2 milioni di barili al giorno di greggio, rispetto ai 4,9 mbg di prima dell’attentato, e le riparazioni all’impianto dovrebbero essere completate «entro fine mese» (un traguardo molto ambizioso se davvero servissero pezzi di ricambio su misura, come alcune fonti sostengono)

- In conseguenza di quanto sopra, la capacità di produzione saudita risalirà a 11 mbg a fine settembre e tornerà normale (12 mbg) a fine novembre

Riad ha anche assicurato che le esportazioni di greggio non si sono fermate, né si fermeranno mai, anche se «ad alcuni clienti sono stati offerti greggi di gradazione Api diversa». Ma la continuità nelle forniture viene garantita attraverso alcuni “trucchi” che rischiano di rendere ancora più vulnerabile il mercato. Per sua stessa ammissione Saudi Aramco: 

- sta attingendo alle scorte saudite (già ai minimi da dieci anni);

- ha accelerato la produzione di altri giacimenti (riducendo la spare capacity ad appena 1 mbg, stima Giovanni Staunovo, analista di Ubs);

- ha messo a stecchetto le sue raffinerie, tagliando loro 1-1,9 mbg di forniture di greggio (e spostando così il problema sul fronte prodotti: Aramco Trading sarebbe già in cerca di diesel sul mercato)

Tutto ciò viene fatto per comprare tempo. Nel frattempo si cerca di riparare in fretta e furia gli impianti. E di “vendere bene” le azioni di Saudi Aramco.

Ma non tutti sono convinti che il gioco riesca. E qualche analista (tra quelli non legati alle banche dell’Ipo) sta mettendo in guardia gli investitori.

«Non eccitatevi troppo, nonostante la guidance ottimista c’è il chiaro rischio di un riavvio più lento della produzione di Saudi Aramco», avverte Bjørnar Tonhaugen, chief oil market analyst di Rystad Energy. «C’è un limite ai volumi di produzione perduta che Aramco può compensare».

«Le riparazioni di danni simili in altre parti del mondo hanno richiesto molto più tempo», afferma Staunovo di Ubs. «E non possiamo escludere la possibilità di attacchi simili in futuro contro infrastrutture energetiche chiave per i sauditi».

IHS Markit ha disegnato tre possibili scenari di recupero, ipotizzando il relativo impatto sul mercato. Il caso più probabile, afferma, è quello di «Danno esteso ma gestibile», in cui la piena produzione saudita torna nel giro di 30-120 giorni: si perdono 150-300 milioni di barili, impossibili da compensare con le scorte commerciali globali. Servirebbero le riserve strategiche e il prezzo del petrolio salirebbe.

Lo scenario più pericoloso («Danno strutturale», oltre 120 giorni di problemi) viene giudicato meno probabile da IHS perché Aramco cercherà di riparare Abqaiq «a prescindere da quanto costa». È sempre possibile però che «i danni siano più gravi di quanto anticipato» oppure che «scoppi un conflitto su larga scala».

(Pezzo aggiornato alle ore 12,50 del 19/09/2019, corretto refuso al penultimo capoverso: si perdono 150-300 milioni di barili, non miliardi come precedentemente scritto)

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