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Petrolio, gli Usa trattano con Riad (sognando di affossare l’Opec)

Un’inviata speciale della Casa Bianca partirà per l’Arabia Saudita, mentre negli Stati Uniti si discute di tagli della produzione di greggio e assi alternativi all’Opec

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

Un’inviata speciale della Casa Bianca partirà per l’Arabia Saudita, mentre negli Stati Uniti si discute di tagli della produzione di greggio e assi alternativi all’Opec


2' di lettura

Mentre il mondo consuma sempre meno petrolio a causa del coronavirus,gli Stati Uniti mettono in moto anche la macchina della diplomazia per provare a difendere lo shale oil. L’obiettivo minimo è convincere l'Arabia Saudita a una tregua nella guerra dei prezzi. Ma c’è anche la tentazione di creare un asse alternativo all’Opec o quanto meno all’alleanza energetica tra Mosca e Riad, già compromessa – forse irrimediabilmente – dal fallimento dell’ultimo vertice Opec Plus.

Non è fantapolitica. Anche se pochi ritengono possibile arrivare a fino a questo punto, nell’amministrazione Usa se ne sta discutendo davvero: «È una delle tante, tante idee che circolano nell’ambiente politico», ha ammesso il segretario all’Energia Dan Brouillette, intervistato da Bloomberg Tv. «Che io sappia non è stata avanzata in modo formale, non abbiamo ancora preso nessuna decisione del genere», anche se «a un certo punto ci impegneremo in uno sforzo diplomatico».

Anche Donald Trump aveva promesso di scendere in campo «al momento appropriato» nella sfida tra Mosca e Riad. E se Brouillette getta acqua sul fuoco, la Casa Bianca ha già deciso di rafforzare la presenza diplomatica in Arabia Saudita con un inviato – o meglio: un’inviata – speciale con grande esperienza di Medio Oriente e di questioni relative al petrolio.

La scelta è caduta su Victoria Coates, già consulente di Trump in materia di sicurezza e politiche energetiche, che in passato aveva affiancato anche il senatore repubblicano texano Ted Cruz e l’ex segretario all’Energia Rick Perry. Anche quest’ultimo è texano, nonché compagno d’università del saudita Khalid Al Falih, appena tornato al governo come ministro degli Investimenti a pochi mesi dal “licenziamento” dal ministero dell’Energia.

Non è chiaro quando Coats assumerà l’incarico (la pandemia, che non ha risparmiato l’area del Golfo Persico, potrebbe essere un ostacolo), ma si dice che rimarrà di stanza a Riad per parecchi mesi.

Un’altra delle «tante, tante idee» di cui si dibatte – non senza polemiche – negli Stati Uniti è quella di imporre tagli di produzione alle compagnie petrolifere Usa , idealmente da coordinare con riduzioni analoghe da parte di Arabia Saudita e Russia.

La proposta è stata avanzata apertamente da uno dei tre commissari della Texas Railroad Commission (Trrc), Ryan Sitton, che ne ha parlato con il segretario generale dell’Opec Mohammad Barkindo, ottenendo un invito al prossimo vertice dell'Organizzazione, fissato per giugno.

Per approfondire:
Petrolio, Trump soccorre lo shale: riempiremo le riserve «fino all'orlo»

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