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Petrolio, vertice Opec: tagli di produzione probabili fino al 2020

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

Le stelle sembrano allineate. A poche ore dal vertice Opec Plus, che dovrà decidere il futuro dei tagli alla produzione di petrolio, non sono emersi forti dissensi. Gli accordi per contenere l’offerta di greggio dovrebbero quindi proseguire – senza alcuna modifica rispetto alle condizioni attuali – per almeno altri sei mesi, ma più probabilmente nove: in pratica, fino a marzo 2020.

Dopo l’intesa tra i pesi massimi della coalizione, Russia e Arabia Saudita, diversi altri Paesi hanno già assicurato il proprio sostegno.L’Iran per ora tace, ma non si vede perché dovrebbe puntare i piedi, visto che nessuno accenna alla volontà di pompare più greggio per occupare i suoi spazi sul mercato, ormai ridotti (almeno ufficialmente) al lumicino a causa delle sanzioni americane.

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La linea d’azione concordata dal presidente russo Vladimir Putin e dal principe saudita Mohammed bin Salman, che si sono incontrati sabato a margine del G20 di Osaka, non viene contestata a viso aperto da nessuno.

Persino l’Iraq, che in passato non si era fatto scrupolo a mettere i bastoni tra le ruote alla coalizione Opec-non Opec, stavolta ha voluto rassicurare in anticipo – con l’autorevolezza di un comunicato ufficiale – che non punterà i piedi. «I principali produttori di petrolio si stanno orientando verso la decisione di estendere per 6-9 mesi l’accordo sulla produzione – afferma la nota, a firma del ministro Thamer Ghadhban –. La posizione dell’Iraq è favorevole, affronta la realtà delle sfide sul mercato del petrolio e sostiene tutti gli sforzi relativi al bilanciamento tra domanda e offerta».

C’è una buona dose di ipocrisia, visto che tra i membri dell’Opec l’Iraq è uno dei pochi a non aver rispettato i patti: lo scorso maggio ha anzi estratto ben 4,7 milioni di barili al giorno di greggio, eguagliando il record storico raggiunto a dicembre 2018.

Favorevoli al mantenimento dei tagli produttivi si sono detti anche delegati della Nigeria (altro Paese la cui produzione è in crescita) e del Venezuela, che ha visto precipitare l’output ai minimi da quarant’anni a causa del dissesto del Paese, aggravato dalle sanzioni Usa.

Al suo arrivo a Vienna il saudita Khalid Al Falih ha messo le mani avanti: «Bisognerà discutere con tutti i ministri». Ma non ha nascosto di essere ottimista sull’esito del vertice: «È un rollover (una riconferma degli accordi, Ndr), sta succedendo». La domanda di petrolio «si è leggermente indebolita» , ha riconosciuto il ministro, aggiungendo di non vedere comunque la necessità di deliberare tagli di produzione più incisivi.

Riad d’altra parte ha ridotto le estrazioni in misura quasi doppia rispetto agli impegni presi con l’Opec Plus, mantenendo l’output intorno a 9,7 mbg anche nel mese di giugno (a fronte di un tetto concordato di 10,3 mbg). Un sacrificio che ha pagato caro in termini economici: l’economia saudita, secondo dati diffusi ieri dal Governo, ha dimezzato il tasso di crescita nel primo trimestre, registrando un +1,7% contro il +3,6% degli ultimi tre mesi del 2018.

L’Opec nel suo insieme – continuando fino al 2020 a contenere la produzione – rischia di veder scendere sotto il 30% la sua quota sul mercato del petrolio per la prima volta dal 1991, stima Bloomberg.

I nove mesi extra di tagli sono comunque l’ipotesi che sembra prevalere. A favore si è espresso anche il segretario generale dell’Organizzazione, Mohammad Barkindo: «Più lungo è l’orizzonte temporale, più forti sono le certezze per il mercato».

Arrivare fino a marzo 2020 peraltro fa comodo anche per altri motivi. Come ha ricordato il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, «ha senso mantenere in piedi l’accordo anche nel periodo invernale, sarebbe difficile terminarlo in una fase in cui la domanda scende», come accade normalmente per motivi stagionali.

Mosca, diversamente da Riad, non ha sacrificato molto sull’altare dei tagli produttivi. Nonostante le difficoltà a tenere a freno le compagnie petrolifere – in particolare Rosneft, che si è spesso mostrata insofferente – l’economia russa ha tratto finora vantaggio dall’alleanza con l’Opec: dal 2017, quando è stato forgiato il patto di collaborazione, le entrate per lo Stato sono aumentate di oltre 7mila miliardi di rubli (circa 110 miliardi di dollari), ha ricordato Kirill Dmitriev, ceo del Russian Direct Investment Fund.

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