aziende al tempo del covid

Peuterey: «Il bando Invitalia per tute e camici? L'esempio di un Paese efficiente (e normale)»

Francesca Lusini, presidente dell'azienda toscana, sottolinea l'impegno durante l'emergenza: dalla sicurezza dei lavoratori all'anticipo della cassa integrazione

di Silvia Pieraccini

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Francesca Lusini, presidente dell'azienda toscana, sottolinea l'impegno durante l'emergenza: dalla sicurezza dei lavoratori all'anticipo della cassa integrazione


4' di lettura

Risponde Francesca Lusini, presidente di Peuterey, l'azienda di abbigliamento di famiglia che ha sede ad Altopascio (Lucca), specializzata nel capospalla e posizionata nella fascia premium, 62,6 milioni (+4%) di fatturato consolidato nel 2019 (bilancio chiuso a fine marzo), con un margine operativo lordo di 4,7 milioni (+2,5%).

Sul fronte produttivo avete chiesto una deroga, come previsto da i provvedimenti del Governo, o siete completamente fermi?
Siamo aperti, a regime ridotto, nella sede produttiva di Altopascio, dove realizziamo mascherine che abbiamo donato alla Protezione Civile e ai Comuni limitrofi. Le richieste di aiuto si sono moltiplicate, e abbiamo deciso di aumentare la produzione, ampliandola anche con la realizzazione di tute di protezione termosaldate e camici, per renderci utili a quante più persone possibili, proseguendola fino a che durerà l'emergenza. A tale scopo abbiamo acquistato dei macchinari con l'obiettivo di produrre fino a 10mila pezzi a settimana fra mascherine chirurgiche, tute di protezione e camici, partecipando al bando di #CuraItalia, la misura di Invitalia che sostiene la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di dispositivi di protezione individuale (Dpi) per il contenimento e il contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19. In questo caso il meccanismo ha funzionato: Invitalia ha effettivamente esaminato le domande e attivato le procedure con estrema rapidità. Come ha dichiarato il commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri, a cui, insieme ai suoi collaboratori, va il mio plauso per l'efficienza, «quando vogliamo siamo un paese normale».


Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
Per coloro che sono rimasti in azienda a lavorare, sin da subito abbiamo redatto un nostro protocollo, che prevede la turnazione dei dipendenti per ridurre al minimo i contatti, il controllo della temperatura corporea all'ingresso, l'utilizzo di mascherine, il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro. Abbiamo inoltre previsto pulizie due volte al giorno e sanificazione settimanale di tutti i locali e delle postazioni di lavoro. Per i dipendenti che invece sono dovuti rimanere a casa, siamo ricorsi al trattamento di integrazione salariale. E qui, ahimè, siamo tornati all'Italia che non funziona, quantomeno alla velocità che si confà ad una situazione di emergenza. L'Inps avrebbe proceduto al pagamento dell'assegno a data da destinarsi, e il meccanismo di anticipo da parte delle banche è talmente complicato e aleatorio, da renderlo improponibile. Per quel ci riguarda, abbiamo anticipato a tutti i nostri collaboratori il trattamento. Ma le aziende più piccole, in un momento di carenza di liquidità, non hanno potuto garantire questa anticipazione, con gravissimi disagi per i lavoratori e le proprie famiglie.


Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe/riduzioni per gli affitti?
Certo, abbiamo chiesto un intervento. Non è pensabile che in una situazione del genere i danni siano a carico solo dei conduttori. Forse non è chiaro che le aziende di moda non hanno più avuto entrate per effetto della chiusura dei negozi, dovendo però continuare a sostenere gli stessi costi di prima, dall'acquisto delle materie prime, alla produzione per le collezioni da consegnare per la prossima stagione, fino, appunto, ai canoni di locazione. Le reazioni dei locatori sono state diverse: ci sono stati proprietari immobiliari che hanno capito che siamo un sistema e che dobbiamo proteggerci l'un l'altro, come Value Retail, che cito volentieri per l'estrema correttezza e capacità di condivisione dimostrata: non solo ha annullato il pagamento dei canoni sino alla fine dell'emergenza, ma ha emesso una nota di credito per i canoni di marzo già pagati. Ce ne sono altri, che, con coscienza, hanno sospeso i pagamenti. E altri ancora, che forse vivono in un altro mondo e non si sono resi conto di quello che sta succedendo, che hanno risposto che non si poteva dar luogo né a riduzioni, né a sospensioni, perché hanno un budget da rispettare. E' chiaro che di fronte a questi comportamenti disparati, lo Stato deve prendere e imporre una posizione univoca, intervenendo per una riduzione dei canoni per le grandi locazioni finché non si sia ripristinato un traffico adeguato, nonché con un credito d'imposta per i proprietari immobiliari per tutte le locazioni. Sottolineo, per i proprietari immobiliari, e non per i conduttori, come ha fatto a marzo, con un provvedimento quantomeno poco pragmatico. Si è chiesto infatti a negozi che non stanno incassando niente di sostenere dei costi oggi, per poi recuperarne il 60% come credito d'imposta domani. Ma non si è forse capito che molti, purtroppo, rischiano di non arrivare a quel domani. Da parte nostra, come azienda ci siamo fatti carico delle necessità dei nostri clienti negozi di abbigliamento, sospendendo tutti i pagamenti della merce già consegnata e rinviandoli a settembre, e sicuramente interverremo sulle loro giacenze. E' il momento di rovesciare la locuzione mors tua, vita mea. In questo momento, la vita dell'altro è la nostra vita. Se non si capisce che, ora più che mai, dobbiamo fare sistema, non sopravviveremo.

Vi siete attrezzati con l'e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
Eravamo già attrezzati, ma non abbiamo introdotto sconti generalizzati, solo dei vantaggi esclusivi per i consumatori fidelizzati.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Domanda difficile. Tutto dipenderà da quando riapriranno i negozi e da quale sarà l'atteggiamento psicologico dei consumatori, se prevarrà un comportamento prudente o se, come in Cina, vi sarà voglia di “revenge shopping”. Io credo, e spero, che anche in Italia ci sarà voglia, più che di shopping di vendetta, di “spese consolatorie”. Sono anche convinta però che i consumatori siano nel frattempo diventati più consapevoli, e avranno voglia sì di leggerezza, ma anche di concretezza e qualità.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
L'acquisizione di consapevolezza. Oggi siamo tutti consapevoli che dobbiamo tornare a ritmi più sostenibili, che dobbiamo rispettare di più l'ambiente che ci circonda, e che dobbiamo tornare a far emergere le relazioni di valore. Per quanto ci riguarda, questi sono valori fondamentali del nostro brand, che fa del reality telling, della affidabilità e dell'autenticità il proprio mantra e la propria filosofia aziendale. Spero davvero che con il ritorno alla normalità, le belle riflessioni che sono emerse in questo periodo drammatico non si dimentichino, ma che siano l'occasione per una nuova ripartenza.

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