Il sito delle Marche

Pfizer investe 6 milioni e assume 50 tecnici in tre anni ad Ascoli

L'epidemia ha modificato l'organizzazione interna di uno dei quattro poli italiani della multinazionale Usa con 700 addetti, strategico per la produzione mondiale del farmaco oncologico Sutent

di Michele Romano

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 Fondato nel 1972, quello di Ascoli Piceno è oggi uno dei quattro poli operativi in Italia della società Usa

L'epidemia ha modificato l'organizzazione interna di uno dei quattro poli italiani della multinazionale Usa con 700 addetti, strategico per la produzione mondiale del farmaco oncologico Sutent


3' di lettura

«Consolidare i livelli di produzione degli ultimi anni con una attenzione continua a standard di qualità, sicurezza e sostenibilità sempre più elevati. Sviluppare le nostre persone per continuare il percorso di formazione del futuro management di stabilimento». Sono gli obiettivi di Beatrice Colombo, che da 4 anni guida lo stabilimento Pfizer di Ascoli Piceno. La linea dell’orizzonte è tracciata e scavalca l’anno in corso: è il 2072, quando il sito si sarà messo alle spalle i primi 100 anni di attività. Fondato nel 1972, è oggi uno dei quattro poli operativi in Italia della multinazionale americana, insieme a Catania (specializzata in prodotti sterili), Milano, che si occupa principalmente di farmaco vigilanza e di gestire la parte regolatoria e di sviluppo per la sezione oncologica, e la sede amministrativa di Roma; un cluster molto avanzato nello scacchiere Pfizer, che ha 49 stabilimenti al mondo, oltre 88 mila dipendenti e un fatturato che, nel 2019, ha sfiorato i 52 miliardi di dollari.

Con più di 700 addetti e un indotto, localizzato a cavallo tra le Marche e l’Abruzzo, composto sia da aziende di servizi che da fornitori di macchinari e sistemi per la produzione (con almeno altri 300 addetti), quello del Piceno è uno stabilimento di media dimensione se visto nell’ottica globale ma strategico per la produzione mondiale di alcuni dei principali prodotti Pfizer (Xanax, Medrol, Champix) e unico fornitore mondiale del Sutent, un farmaco oncologico fondamentale nella cura di alcuni tumori gastrointestinali e del rene. I numeri sono impressionanti: circa 40 famiglie di prodotti per le diverse aree terapeutiche, oltre 120 milioni di confezioni per il mercato mondiale (con più di 1.700 tipologie di confezioni) per un totale di 4.5 miliardi di dosi tra compresse e capsule. Numeri che si traducono con un impatto diretto sul Pil delle Marche che sfiora l’0,5% e che diventa il 33% sul Pil dell’industria chimico-farmaceutica della regione; solo sull’export, secondo Istat, il polo farmaceutico del Piceno vale 1,7 miliardi.

L’emergenza Covid-19 ha reso ancora più evidente la criticità di rispettare i piani di produzione, sia per alcuni degli antibatterici e degli antimicotici necessari e di supporto nei protocolli di cura dell’infezione virale in corso, sia per non far mancare i medicinali attesi da quei pazienti che nel mondo fanno già i conti con gravi patologie. «Da questo punto di vista - dice Colombo - l’emergenza non ha modificato nulla: il nostro focus era e rimane sui nostri pazienti e sulle loro necessità».

L’epidemia ha invece modificato l’organizzazione interna allo stabilimento, dove oltre alle misure precauzionali per la sicurezza dei lavoratori (più di 200 lavoratori lavorano da oltre un mese da casa, in modalità smart working) sono stati modificati i turni di lavoro per garantire una distanza interpersonale di almeno 2 metri «in ogni momento ed area dello stabilimento» e, all’ingresso, viene misurata la temperatura con termo-scanner, per non consentire l’accesso nel caso fosse superiore ai 37.5°C, e di garantire l’assistenza psico-emotiva in remoto, sia per le sessioni individuali che per le classi di mindfulness. «Questa emergenza ci sta confermando in maniera chiarissima, l’importanza e la centralità delle nostre persone come individui e come comunità», sottolinea Colombo. Non a caso, tra le altre iniziative supplementari, Pfizer ha voluto donare 1.500 euro a tutti i lavoratori ai quali è richiesta la presenza in stabilimento, «anche se questa non fosse possibile a causa delle complicazioni dovute all’infezione», ed esteso la copertura assicurativa nel caso di ricovero per Covid-19.

Ad Ascoli Piceno vengono prodotti anche 2 dei medicinali che Pfizer Italia ha deciso di donare alle aziende sanitarie nazionali in questa emergenza ed è stata avviata la produzione di un sanitizzante per uso interno (che rimarrà tale, ndr.) e in parte donata alla locale Croce Verde, insieme ad alcuni quantitativi di dispositivi di protezione individuale.

Sviluppo del potenziale delle persone, passione per la qualità, estrema attenzione per l’ambiente e per l’innovazione tecnologica fanno parte del Dna dello stabilimento. Punti di forza che si concretizzano con l’alta tecnologia presente sulle linee di confezionamento, alcune delle quali dotate di sensori per la manutenzione predittiva, che consentono di applicare le informazioni richieste in linea, personalizzando le stampe a seconda del mercato di riferimento e introducendo i numeri seriali necessari per la tracciatura delle confezioni nei vari paesi del mondo. A fondo di alcune linee, sono presenti pallettizzatori che compongono il bancale finale; e poi la presenza in parte della produzione di sistemi di movimentazione gestiti attraverso software e il magazzino completamente automatico. Colombo annuncia 6 milioni di nuovi investimenti nel prossimo triennio, che «procederanno paralleli con l'assunzione di una cinquantina di figure professionali, tra operatori specializzati e impiegati».

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