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Pfizer punta all’alleanza con Mylan: verso un colosso dei farmaci generici da 20 miliardi di fatturato

Il gruppo farmaceutico con base a Nwe York oggi ha anche annunciato la revizione delle stime dei risultati per l’esercizio in corso e ha incassato il taglio di rating da parte di S&P a AA- da AA. È possibile, per altro, un’altra bocciatura.

di Monica D'Ascenzo


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3' di lettura

Riorganizzazione per il colosso della farmaceutica Pfizer. Il gruppo ha annunciato oggi di avere in programma lo scorporo della divisione Upjohn di medicinali come il Viagra, il Lyrica e il Lipitor, ormai con brevetto scaduto, per farla confluire in una combinazione con la casa farmaceutica Mylan in una nuova entità specializzata in farmaci generici. L’accordo fra le due società è interamente azionario e mira alla creazione di un colosso mondiale dei farmaci a basso costo in modo da consentire a Pfizer di focalizzarsi su medicinali e vaccini ancora protetti da brevetti o da esclusiva.

La nuova società farmaceutica

In base ai termini dell’intesa, gli azionisti di Mylan avranno il controllo
del 43%
della nuova entità e quelli di Pfizer la quota rimanente. La nuova società, prevedono le due case farmaceutiche, avrà un fatturato di 19-20 miliardi di dollari nel 2020. Immediata la reazione del mercato, che sta premiando le azioni Mylan, che in apertura di seduta a wall Street sono arrivate a guadagnare oltre il 26% per poi ridimensionare il progresso intorno al 10%. Soffre, invece, il titolo di Pfizer, che ha dovuto incassare anche l’immediato taglio di rating da parte di S&P’s a AA- da AA con una possibile altra bocciatura a venire, anche in ragione della revisione al ribasso delle stime per l’intero esercizio in corso.

Non se ne conosce ancora il nome, nonostante si abbia già un’ipotesi sui ricavi 2020. Di certo si sa che sarà guidata da Michael Goettler, che attualmente guida la divisione di farmaci “fuori brevetto” di Pfizer. Il presidente di Mylan, Robert Coury, sarà invece il presidente esecutivo. A lasciare saranno l’attuale ceo di Mylan, Heather Bresch, e l’attuale cfo, Ken Parks.

I conti di Pfizer

Sempre oggi sono stati diffusi i dati relativi al secondo trimestre di Pfizer. Il gruppo con sede a New York ha chiuso il periodo con utili in rialzo del 30% annuo a 5 miliardi di dollari a fronte di ricavi in calo del 2% a 13,26 miliardi e ha annunciato di aver rivisto al ribasso le previsioni per l’esercizio intero a seguito dell’impatto della joint venture con GlaxoSmithKline nelle attività di consumer health (cosa che ha ridotto le stime sui ricavi di 1,5 miliardi e sugli utili di 3 centesimi).

La revisione include anche l’effetto del completamento dell’acquisto di Therachon Holding e quello atteso di Array BioPharma (gruppo comprato per 10,6 miliardi di dollari). In questo caso l’effetto negativo è stato di 4 centesimi per azione sulle stime sugli utili adjusted.

Pfizer si aspetta un fatturato annuo di 50,5-52,5 miliardi di dollari e non più di 52-54 miliardi, sotto il consenso degli analisti che indicavano un fatturato 2019 in media a 53,2 miliardi. Gli utili per azione pro forma sono attesi a 2,76-2,86 e non più a 2,83-2,93 dollari ad azione contro attese degli analisti per 2,91 dollari. Le spese adjusted in ricerca e sviluppo sono state ritoccate a 7,9-8,3 miliardi da 7,8-8,3 miliardi.

Se con lo scorporo di Upjohn il portafoglio di Pfizer si alleggerisce, la sua cassa si arricchisce. Upjohn - che nel secondo trimestre ha registrato un calo dell’11% dei ricavi a 2,8 miliardi - emetterà 12 miliardi di dollari di bond prima dello scorporo e Pfizer incasserà il ricavato.

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