SALUTE

Pharma motore di innovazione

Sono sempre di più le industrie farmaceutiche che lavorano in partnership con università centri di eccellenza, enti no profit. Il risultato a oggi sono gli oltre 300 farmaci biotech in sviluppo,

di Barbara Gobbi

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L’industria della salute contribuisce al Pil nazionale per il 10,7% dando lavoro a oltre 2,4 milioni di persone (GettyImages)

Sono sempre di più le industrie farmaceutiche che lavorano in partnership con università centri di eccellenza, enti no profit. Il risultato a oggi sono gli oltre 300 farmaci biotech in sviluppo,


3' di lettura

La chiamano White Economy la galassia ad alto valore economico-sociale - contribuisce al Pil nazionale per il 10,7% dando lavoro a oltre 2,4 milioni di persone - popolata dal comparto salute e benessere, dove in prima linea campeggiano industrie farmaceutiche, del biotech e del biomedicale. Settori che per fatturato, propensione all’innovazione e caratteristiche degli addetti trainano anche l’export. Con un valore della produzione di 34 miliardi di cui oltre l’85% in export nell’ultimo triennio, la farmaceutica – ricordano da Farmindustria - è il settore che ha registrato la più alta crescita nel decennio 2009-2019: segna un +22% a fronte del -14% della media manifatturiera, e un export a +168% contro il +86% della media, che ha determinato il 100% della crescita. Nel quinquennio 2014-2019 è il comparto dove l’occupazione aumenta di più: +10% a fronte del +5% del totale dell’economia. Questo ha significato in particolare 4.500 addetti in più in produzione e ricerca. Nel complesso, sono 66.500 gli addetti (90% laureati o diplomati), con un’occupazione femminile al 43% che diventa 52% nella ricerca.

Ricerca che vede il Pharma italiano al terzo posto per investimenti (7% del totale in Italia), con la percentuale più alta sul valore aggiunto (17%). Dei 3 miliardi di euro investiti in innovazione nel 2019, 1,6 miliardi sono andati in R&S (1,4 mld in produzione). E oggi è cambiato anche il modello: quando si guarda alla specializzazione per farmaci biotech, vaccini, emoderivati, farmaci orfani e terapie avanzate, sempre più le industrie lavorano in partnership con università, centri di eccellenza, Pmi e start-up o enti non profit. Il risultato a oggi sono gli oltre 300 farmaci biotech in sviluppo, un’ttitudine alle partnership cresciuta del 95% negli ultimi 5 anni e il dato che due terapie su dieci sono nate in Italia. Ancora: cresce l’impegno sugli studi clinici, con il 21% di quelli realizzati nell'Ue svolto in Italia e il 42% su farmaci biotech e il 32% del totale sugli “orfani”. Cruciale la svolta “green”: in dieci anni il Pharma ha dimezzato sia i consumi energetici (-48%) sia le emissioni di gas climalteranti (-50%).

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Sul versante biotecnologie, l’ultimo Report Assobiotec-Enea fotografa un settore in crescita e a forte intensità di ricerca e sviluppo ma bisognoso di rafforzarsi in dimensione per migliorare la competitività internazionale. Delle quasi 700 imprese con 13mila addetti e oltre 12 miliardi di fatturato, quasi la metà (49%) operano per le biotecnologie applicate alla salute: con un fatturato di oltre 9 miliardi (il 75% del totale), il 91% degli investimenti in R&S e un 75% degli addetti occupati. Le imprese dedicate alla R&S biotech – ovvero che impegnano il 75% o più dei propri costi di ricerca interna in attività biotech - sono 208 di cui il 92% a capitale italiano.

Il biotech italiano investe fortemente sulle patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate, con un focus particolare sull’oncologia ma anche sulle malattie infettive. Un sondaggio realizzato ad aprile ha mostrato un importante coinvolgimento delle imprese presenti in Italia nella ricerca e produzione di soluzioni contro il Covid-19 (57% del campione), con particolare riferimento nell'area della diagnostica (44%) e della ricerca di strumenti terapeutici (34%).

Il mercato dei dispositivi medici in Italia vale 16,5 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 4.323 imprese (il 54% sono produttrici) che occupano 76.400 dipendenti. È un ecosistema molto diversificato, strutturato in ben 13 comparti – sono 1,5 milioni i prodotti – che vanno dal biomedicale (31%) al biomedicale strumentale (15%) agli ausili (8%) ai dispositivi a base di sostanze (11%) e così via per quote decrescenti. Il tessuto – ricordano da Confindustria Dispositivi Medici - conta per il 95% micro, piccole e medie imprese mentre il 5% sono di grandi dimensioni con fatturato superiore a 50 milioni. Alti nel complesso i tassi di competitività internazionale, con un valore totale delle esportazioni mondiali superiore ai 5 miliardi di euro e un tasso di crescita nel 2019 del 7,9%. In termini di mercato interno, la spesa in dispositivi medici vale circa 10,7 miliardi, di cui il 73% pubblico e il 27% in capo ai cittadini. Il “peso” sulla spesa sanitaria totale è pari al 7%, circa 102 euro pro capite ma malgrado ciò, rilevano ancora da Confindustria, dal confronto della spesa pubblica totale in Sanità e in dispositivi medici con gli altri Paesi europei emerge la necessità di rafforzare gli investimenti in questo settore.

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