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Philip Morris raddoppia l’investimento su Bologna

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

Ad appena nove mesi dall’inaugurazione dello stabilimento di Crespellano - un investimento da mezzo miliardo di euro e 600 nuovi posti di lavoro, che ha dato forma al più grande impianto al mondo per la produzione di stick di tabacco per le “sigarette” Iqos a basso rischio - Philip Morris annuncia un raddoppio della fabbrica bolognese: altri 500 milioni di euro e fino a 600 ulteriori assunzioni tra specializzazioni meccaniche, chimiche, elettroniche per far fronte alla domanda in forte crescita dei dispositivi elettronici senza combustione.

Con l’obiettivo di arrivare a regime entro il 2018 con una capacità produttiva installata annua su scala mondiale di 100 miliardi di “heets” (così si chiamano gli stick di tabacco), tra il mega impianto bolognese (inizialmente progettato per arrivare a 30 miliardi di pezzi) e gli altri stabilimenti in fase di costruzione o riconversione nel Vecchio Continente.

Il raddoppio in Valsamoggia - che si prevede sarà completato in 18 mesi - segue infatti di pochi giorni la notizia di un altro investimento programmato dal big mondiale del tabacco: 320 milioni di euro per un impianto “greenfield” di produzione di heets a Dresda, in Germania. Cui si sommano le riconversioni di siti produttivi tra Grecia, Romania e Russia. Un’espansione rapidissima «che mostra il livello dei nostri attuali sforzi per trasformare in realtà, nel più breve tempo possibile, la visione del gruppo di un futuro senza fumo», spiega Frederic de Wilde, presidente della Regione Unione europea per Pmi (Philip Morris International). Il colosso della Virginia detiene sei tra i 15 marchi internazionali di tabacco più importanti in 180 Paesi, con 80mila dipendenti nel mondo e un giro d’affari di 75 miliardi di dollari.

In Italia, oltre alla sede romana con 500 addetti, Pmi controlla l’ex Intertaba a Bologna, oggi Philip Morris Manufacturing&Technology Spa, con i due stabilimenti di Zola Predosa e Crespellano in cui lavorano circa mille persone, che dovrebbero salire a 1.600 a espansione completata. Zola Predosa è il sito storico, avviato nel 1963 e diventato il centro d’eccellenza corporate per la produzione e industrializzazione di filtri complessi; oggetto nel 2014 di un investimento che lo ha trasformato nell’impianto pilota (un training center di 6.500 mq su 13mila di area) per la formazione del personale e l’avvio dei nuovi prodotti da lanciare sul mercato. Crespellano, invece, con i suoi 90mila metri quadrati di edifici, inaugurato il 23 settembre 2016, è la più grande fabbrica al mondo di Philip Morris di heatsticks, la componente di tabacco di Iqos. La prima piattaforma-prodotto “smoke free” delle quattro messe a punto dai ricercatori di Pmi - che dal 2008 a oggi ha investito oltre 3 miliardi di dollari, con oltre 400 scienziati coinvolti, in R&S e validazione di prodotti senza fumo - per ridurre i rischi legati al consumo di sigarette.

Il dispositivo Iqos è commercializzato in 25 Paesi e ha già conquistato due milioni di “fumatori” tradizionali, ma la domanda sta esplodendo. «L’apertura dell’impianto di Bologna rappresenta una tappa storica nell’impegno di Pmi per sostituire le sigarette con alternative migliori, a beneficio dei fumatori, della salute pubblica e della società. Adesso espandiamo rapidamente la nostra capacità produttiva per i prodotti senza fumo, per soddisfare la crescente domanda dei fumatori adulti», afferma Michele Cattoni, vicepresidente Technology & Operations per prodotti a potenziale rischio ridotto.

Il raddoppio della scommessa del big americano sull’Italia, e in particolare sul distretto emiliano (dove insiste il distretto leader globale nelle macchine per il packaging del tabacco), «rappresenta una vittoria di tutto il sistema produttivo dell’Emilia-Romagna - commenta il presidente regionale di Confindustria, Maurizio Marchesini - con ricadute positive su tutta la filiera di aziende e, ovviamente, anche sull’occupazione e sulla formazione». E l’ex presidente della Commissione europea, il bolognese Romano Prodi, fa notare l’eccezionalità dell’investimento: primo caso di una multinazionale straniera che crea da zero uno stabilimento per lanciare un nuovo prodotto e nel giro di un anno lo raddoppia. «Ciò significa che la risposta del territorio è stata all’altezza sia in termini di sistema formativo e professionale, sia di scelte infrastrutturali e logistiche (con l’apertura di un casello autostradale a ridosso della fabbrica, ndr) sia di strumenti di incentivazione, tra la legge regionale sull’attrattività e il Patto per il lavoro», aggiunge il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

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