Cultura e sviluppo

Philip Tinari presenta “Feeling the Stones”, la prima Biennale di Ad- Diriyah

Istituita per promuovere le credenziali culturali dell’Arabia Saudita, diversificare l’economia e fornire un’immagine più “aperta” del paese

di Maria Adelaide Marchesoni

Maha Malluh, Food for Thought “WORLD MAP” (2021). Cassette tapes. Courtesy Diriyah Biennale Foundation and the artist.

4' di lettura

La prima edizione della Biennale Ad-Diriyah in Arabia Saudita (dal 7 dicembre 2021 al 7 marzo 2022), a differenza di altre Biennali che sono nate in questi ultimi anni in giro per il mondo, assume un significato importante in quanto fa parte di quella trasformazione e apertura che l'Arabia Saudita sta portando avanti facendo leva sulla crescita culturale ed economica legata al turismo. La biennale avrà luogo in un’area di 27.000 metri quadrati situata nel distretto creativo di recente sviluppo di Jax a Ad-Diriyah. Sede del sito di At-Turaif, classificato dall’Unesco nel XV secolo, Ad Diriyah è considerata la “perla dell’Arabia Saudita” ed è il fulcro della strategia turistica del regno dove è in corso uno sviluppo immobiliare che prevede investimenti per 155 miliardi di riyal (41 miliardi di dollari). Situata alla periferia della capitale, Riyadh, la città ha un significato particolare per il regno, essendo il sito del primo stato saudita nel 1744.

Biennali ad anni alterni

“Feeling the Stones” ovvero “sentire le pietre”, è il titolo di questo primo appuntamento che si ispira all’idea di “Crossing the river by feeling the stones”, uno slogan emerso negli anni ’80 come metafora dell’azione in un momento di trasformazione sociale ed economica. La Biennale si svilupperà in sei sezioni che esaminano temi che includono la memoria e la conservazione, la trasmissione culturale, l’impegno sociale, l’Antropocene e lo sviluppo spirituale. La manifestazione istituita dal Ministero della Cultura saudita e dalla Fondazione Diriyah Biennale fa parte del piano del governo saudita Vision 2030, che mira a diversificare l’economia, promuovere il turismo e trasmettere un’immagine più aperta del paese. Dal punto di vista artistico, il Ministero della Cultura ha anche pianificato un’altra nuova Biennale, la Diriyah Islamic Arts Biennale per il 2022, facendo svolgere le due manifestazioni ad anni alterni. Sviluppata da un team di curatori internazionali guidati da Philip Tinari, direttore e amministratore delegato dell’UCCA Centre for Contemporary Art, Cina, la Biennale presenterà opere di 63 artisti di cui 26 provengono dall’Arabia Saudita, tra i quali vi sarà Maha Malluh, Manal AlDowayan, Ahmed Mater e Sarah Abu Abdallah, e un nutrito numero, 12, dalla Cina, tra cui Xu Bing, Birdhead, Nabuqi e Han Mengyun.

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L’intervista

Philip Tinari spiega ad Arteconomy24 il significato di questa Biennale d'arte.
C
ome si distingue la Biennale di Diriyah nel calendario internazionale delle biennali d’arte?
La Diriyah Contemporary Art Biennale sarà la prima biennale internazionale d’arte contemporanea dell’Arabia Saudita. È destinata ad aprire un dialogo globale tra le crescenti e diverse comunità artistiche in Arabia Saudita e nel mondo. Cerchiamo non solo di stabilire un nuovo evento internazionale chiave per le arti, ma di guidare lo scambio culturale in vari generi d’arte tra il Regno e le comunità internazionali, collegando il pubblico locale e internazionale con i principali artisti contemporanei e islamici. La Fondazione presenterà due biennali d’arte: prima l’edizione contemporanea di cui faccio parte e poi quella delle arti islamiche.

Secondo lei, la Biennale dovrebbe sostenere l’arte nazionale?
Dovremmo sostenere tutti i professionisti e, dato che la Biennale si svolge in Arabia Saudita, presentiamo assolutamente i principali artisti della nazione e della regione. La Biennale è progettata per fornire una piattaforma per la scoperta e la connessione alla scena culturale in rapida crescita dell’Arabia Saudita e alle comunità creative. Siamo particolarmente entusiasti del fatto che molte delle nuove opere commissionate incluse nella Biennale provengono da una nuova generazione di artisti sauditi. Con questa Biennale mettiamo il loro lavoro in un dialogo globale con il pubblico in patria e con i colleghi di tutta la regione e del mondo.

Philip Tinari

Qual è il budget di questa prima edizione? Chi finanzia? E la produzione delle opere d’arte?
La Biennale è finanziata dalla Fondazione. Non siamo in grado di rivelare questi dettagli di bilancio, ma i nostri budget operativi sono in linea con altre Biennali su larga scala in tutto il mondo.

La Biennale fa parte di una strategia per promuovere la città e la cultura locale nel mondo?
La strategia della Biennale fa leva sul settore emergente dell’arte visiva in Arabia Saudita. Il programma ampliato della Fondazione (alternando biennali dedicate alle arti contemporanee e islamiche) cerca di accelerare l’impegno culturale tra l’Arabia Saudita e le comunità globali. Tuttavia, promuovere la città e la cultura locale nel mondo è la missione del Ministero della Cultura.

Può parlarci della scena artistica nella regione mediorientale, dell’evoluzione e della tendenza negli ultimi anni e delle aspettative future?
La scena artistica in Arabia Saudita è in una posizione estremamente eccitante al momento - dopo anni di sperimentazione, gli artisti hanno finalmente più sedi pubbliche in cui mostrare il loro lavoro a casa. Il pubblico per l’arte contemporanea si sta espandendo al di là della precedente comunità di artisti, collezionisti e professionisti, verso un pubblico molto più ampio, legato al sistema educativo e alla cultura urbana più in generale. Questo significa che l’arte diventerà parte della vita quotidiana di molti sauditi.

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