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Philip Morris, Generali, Calpers e l'archetipo del buon azionista

di Bernardo Bertoldi

4' di lettura

L'acquisizione di Vectura da parte di Philipp Morris ha proposto un caso di contrapposizione tra azionisti, o shareholders, e altri stakeholders che non si vedeva dai tempi della legge anti takover della Pennsylvania. Vectura sviluppa e produce inalatori ed altri strumenti per combattere le malattie respiratorie e sarà presto posseduta da un'azienda che contribuisce a crearli. Philipp Morris ha recentemente lanciato una strategia per lasciare il mondo delle sigarette e l'acquisizione è coerente, ma resta che questo era un momento unico per il movimento a favore degli stakeholder, i.e. stakeholderism, per sancire la sua superiorità sull'obsoleta corrente che afferma il primato degli azionisti rispetto agli altri soggetti interessati all'attività aziendale, i.e. shareholderism.
Vectura è uno spin off accademico popolato di brillanti ricercatori e, dalla fondazione, professa l'obiettivo di creare valore per i pazienti, i dipendenti, i fornitori e la società, i.e. prima gli stakeholders. A fronte di un'offerta di Philipp Morris leggermente superiore a quella di Carlyle, un fondo di private equity, il consiglio di amministrazione ha consigliato agli azionisti di accettare l'offerta più alta perché migliore per la società e gli azionisti, da parte loro, non hanno esitato a consegnare le loro azioni
Prima di unirsi a chi grida allo scandalo, familyandtrends propone tre considerazioni:
La prima. L'azionista è proprietario delle azioni e in un sistema liberale resta un suo diritto vendere a chi vuole. A inizio degli anni novanta, Dale Hanson alla guida del fondo Calpers ha fatto nascere la corporate governace; da quel fondo dei dipendenti pubblici dello stato californiano sono nate le regole che tutti i fondi pensione americani hanno poi copiato e che, poi, dal sistema finanziario americano sono state copiate in giro per il mondo. La visione di Hanson era semplice e forte: “non necessariamente con una buona corporate governance avrai dei risultati, senza corporate governace, invece, non avrai certamente dei buoni risultati”. La visione è declinata in tre passaggi di cui la corporate governance deve occuparsi: gli azionisti devono poter scegliere i migliori amministratori, gli amministratori devono poter supervisionare i manager, gli interessi di azionisti, amministratori e manager devono essere allineati. Sulla base di questi principi, Hanson si schierò contro lo stato della Pennsylvania che aveva emanato una legge che permetteva agli amministratori di anteporre l'interesse dei dipendenti, fornitori e della comunità a quello degli azionisti. La corporate governance nel caso di Vectura sembra, quindi, aver funzionato.
La seconda. L'azionista ha il dovere di essere il miglior proprietario di un'azienda, altrimenti in un mercato libero qualcuno potrà, offrendo più del valore attuale, comprare l'azienda e farla sviluppare meglio. Un mercato libero dei capitali e un sistema finanziario efficiente assicurano che le aziende siano possedute dai migliori proprietari possibili. Per essere un buon azionista, il proprietario deve fare offrire tre cose: capitali, conoscenza e rigore. Capitali perché senza aver investito non puoi essere azionista, sembra lapalissiano ma può essere utile notare che negli ultimi decenni le imprese quotate su molti mercati internazionali hanno, nel complesso, restituito più capitali di quanti ne hanno ricevuti. Conoscenza perché per scegliere i migliori consiglieri e potersi confrontare con loro, con il mercato e con i manager, l'azionista deve capire a fondo le dinamiche competitive del settore, i trend che influenzeranno le performance future, i possibili consolidamenti necessari e da raggiungere con operazioni di M&A. Rigore perché è l'azionista che deve assicurarsi che si prendano quelle decisioni che rinunciano a ritorni di breve per far crescere il valore dell'azienda nel medio lungo termine. Philipp Morris dovrà dimostrarsi un buon azionista, altrimenti tra pochi anni dovrà rivendere Vectura a qualche azionista che la sa far crescere meglio.
Terzo. I migliori azionisti riescono a offrire un vantaggio competitivo alle imprese che possiedono, i.e. parenting advantage. Non è un caso che la holding di Warren Buffet abbia un valore superiore alla somma delle sue parti, il mercato dà per scontato che le aziende possedute o quelle che verranno acquisite aumenteranno di valore solo per l'azionista che hanno. La maggior parte delle holding quotate soffre, invece, di uno sconto sulla somma delle parti. Philipp Morris non è una holding ma sarà facile leggere nel suo bilancio se sarà in grado di offrire un “parenting advantage” a Vectura facendola crescere di più di quanto avrebbe fatto da sola.
Una buona corporate governance da una grande responsabilità all'azionista e quest'ultimo deve dimostrare di essere un buon proprietario e, addirittura, di contribuire al vantaggio competitivo dell'azienda posseduta.
Il motivo per cui il capitalismo familiare resta la forma di maggior successo sui mercati e nel capitalismo moderno è proprio perché nella maggioranza dei casi è in grado di assumersi questa responsabilità e di saper offrire capitali, conoscenza e rigore alle aziende che possiede.
Il confronto che vedremo nei prossimi mesi tra i due gruppi di azionisti di Generali sembra lontano da tutto questo ma, alla fine, si tratterà di capire chi sia il miglior azionista, chi sarà in grado di offrire capitali, conoscenza e rigore e potrà contribuire al vantaggio competitivo di una delle grandi aziende del nostro Paese.

(Docente di Family Business Strategy - Università di Torino – bernardo.bertoldi@unito.it)

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