innovazione

Piacenza, dove cade il confine tra logistica e manifattura

Viaggio nel più sviluppato hub distributivo del Nord Italia: il settore del contract logistic vanta il più alto tasso di crescita dell’occupazione negli ultimi sette anni in Italia

di Ilaria Vesentini


default onloading pic
(Soeren Stache/picture-alliance/dpa/AP Images)

3' di lettura

«Nel giro di due anni in Moncler siamo passati da 60mila a 5 milioni di item da gestire. Cinque milioni di capi significano 5 milioni di “radiografie”, ognuna abbinata a una matricola tracciabile, e altrettanti passaggi su un tavolo del centro logistico, qui, a Castel San Giovanni (Piacenza) per il controllo qualità prima di raggiungere milioni di clienti in tutto il mondo, nel giro di 24 ore. In un concetto di omnicanalità che fa convivere dentro l’azienda 250 boutique in 75 Paesi e l’e-commerce in modo sincronizzato e intercambiabile. Con l’ulteriore complicazione che tra il 15 e il 35% dei pezzi venduti online rientra, viene restituito. Tracciabilità, automazione, machine learning sono i must imprescindibili della logistica, diventata il fattore chiave di successo anche in un settore tradizionale come l’abbigliamento. Il vecchio paradigma di magazzino non esiste più, oggi si deve parlare di “logistic factory”».

Il caso Moncler raccontato da Claudio Cantarelli, direttore logistica del gruppo, è l’esempio più palpabile della rivoluzione in atto nella filiera logistica 4.0, al centro dell’incontro organizzato da Confindustria Piacenza e Politecnico di Milano nell’hub distributivo del Nord Italia.

Obiettivo: fare chiarezza sulle troppe fake news che circolano su una catena di valore che opera a monte e a valle della fabbrica ma che in termini di occupazione, investimenti in tecnologie 4.0 e sostenibilità non ha rivali neppure nell’industria. «La logistica è una parola che non restituisce l’idea della complessità di 25 mestieri e professionalità diverse, collegate nelle varie maglie della supply chain, che nell’era dell’e-commerce sta abbattendo il confine tra manifattura e distribuzione», sottolinea Fabrizio Bertola, presidente del Gruppo FBH, il padre ante litteram della logistica piacentina e italiana.

Piacenza non è solo il crocevia geografico naturale dei traffici europei, ma anche l’incrocio delle esperienze più evolute che da Moncler a Ikea, da

Leroy Merlin a Conad fino ai provider Amazon e Prologis si stanno sviluppando in giro per il globo e qui, nei 5 milioni di metri quadrati di insediamenti distributivi, si contaminano: i parchi di Le Mose, Castel San Giovanni, Pontenure, Cortemaggiore e Monticelli danno lavoro a un occupato su dieci della provincia, con 720 società attive tra operatori logistici, gestori magazzini e terminal, spedizionieri, corrieri e autotrasportatori, e con un fatturato complessivo di 1,1 miliardi di euro.

«Il contract logistic è il comparto che ha registrato il più alto tasso di crescita dell’occupazione negli ultimi sette anni in Italia, davanti anche al settore farmaceutico: +26% tra il 2011 e il 2018, oltre quota 634mila addetti (+20% il trend in Emilia-Romagna, che conta 75mila addetti). È diminuito il numero di società (101mila operatori in Italia, -6%, e 10mila in regione, -4%) ma è aumentato il giro d’affari, che ha raggiunto gli 81 miliardi a livello nazionale (+5%), di cui 12,5 miliardi realizzati lungo la via Emilia (+9%), con un valore aggiunto che rappresenta circa un terzo dei ricavi complessivi», spiega Andrea Bardi, dg del centro ricerca ITL-Istituto sui Trasporti e la Logistica.

Il dato sull’occupazione in forte aumento, a dispetto dello stereotipo di magazzini automatizzati pieni solo di robot, è solo uno dei miti da sfatare sulla logistica, sottolinea Eric Veron, ad di Vailog, il numero uno in Italia nel real estate industriale, proprietario del polo di Castel San Giovanni: «La logistica non sta più consumando suolo vergine, perché i consumi non crescono e questo significa che si stanno solo riallocando gli spazi, riconfigurando tante aree dismesse con enormi “big box warehouse” sempre più sviluppati in verticale. Così come non è vero che la logistica urbana sta intasando il traffico cittadino di camioncini: se ne vedono tanti perché mentre prima ogni famiglia prendeva la propria auto, andava in Ikea e portava il suo ordine a casa, ora un furgoncino carica 12 ordini e li porta a 12 clienti, ottimizzando i flussi e inquinando meno».

Infine – conclude Veron – non è vero neppure che l’e-commerce, quindi la logistica 4.0, rappresenti la fine del commercio tradizionale: «I modelli di consumo cambiano, la distribuzione moderna è un fenomeno dell’ultimo secolo e mezzo, le gallerie commerciali sono una parentesi degli ultimi 50 anni. I negozi sono uno stock, come un magazzino, ci si va e ci si andrà anche in futuro per ispirarsi all’acquisto e per passare un’esperienza. Ma le altre tre funzioni di stoccaggio, trasporto, transazione finanziaria saranno svolte dalla logistica. La distribuzione tradizionale si fonderà con la logistica, diventerà deposito e il deposito diventerà negozio».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...