memoria industriale

«Pianeta in mare», il docufilm di Banca Etica che racconta le ferite di Marghera

Presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia

di Cesare Balbo

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Presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia


2' di lettura

«Il pianeta in mare», docufilm presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia incentrato su Marghera e sulle evoluzioni del territorio, da un punto di vista sia economico che storico-sociale, segna la presenza per nulla estemporanea nel cinema di Banca Etica.

Lo fa col ruolo di produttore grazie alla formula del tax credit, a seguito del D.M.7.5.2009 rivolto alle produzioni audiovisive. È un sistema che consente di compensare debiti fiscali (Ires, Irap, Irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) con il credito maturato a seguito di un investimento nel settore cinematografico. Il decreto prevede, nel caso di una produzione filmica ai sensi delle norme tax credit, che per obbligo sia speso sul territorio nazionale un importo pari ad almeno l’80% del beneficio fiscale.

Dicevamo che non è una presenza estemporanea quella di Banca Etica come produttore, sempre alla 76 edizione di Venezia ha presentato all’interno della sezione della settimana internazionale della critica anche il documentario «Tony driver»; tuttavia quello diretto da Andrea Segre, dal 26 Settembre nelle sale, si propone come un’inchiesta giornalistica.

Ambientato a Marghera, si avvale delle voci dei mestrini e delle immagini dell’archivio Luce. Lo scenario è fatto di scheletri delle grandi navi in cantiere e di raffinerie con commenti di manager e operai di Fincantieri per raccontare il territorio sottoposto al flusso dell’economia globale e delle migrazioni. Il regista Segre insieme all’autore veneto Gianfranco Bettin, voce rappresentativa della realtà locale, descrive la realtà il pianeta industriale di Marghera situato nella laguna veneziana, attraverso le storie di chi questo posto lo vive ogni giorno.

«Ah, perchè esiste ancora Marghera?» è questa l’affermazione che più spesso il regista si è sentito ripetere negli ultimi due anni di lavorazione, iniziata in occasione del centenario della fondazione delle prime strutture sul bordo della laguna antistante Venezia, che posero le basi del polo chimico-industriale di Porto Marghera progettato nel ventennio precedente da un gruppo di nobili e imprenditori.

Un’area industriale, che come molte altre in Italia ha subito una collettiva rimozione da parte dei media al punto che si potrebbe credere che per quegli spazi non ci sia più nulla da fare a causa del suo futuro incerto, mentre tutt’ora continuano a operare lavoratori di oltre 60 nazionalità diverse. Non è certo con i film che si risolvono i problemi, sono solo film ma non proprio canzonette, tuttavia renderli visibili serve a non farli cadere nell’oblio della memoria.

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