STRUTTURE ALBERGHIERE

Piani ambiziosi per Radisson Group. E la sede del Touring diventa un hotel

Radisson Hotel Group annuncia ambiziosi piani sull’Italia: 10 hotel tra il 2020 e il 2021, che l’executive vice president Chema Basterrechea, punta a portare a 20 nel 2022. La catena, dal 2018, è controllata dal gruppo cinese Jin Jiang International. Il rilancio parte da Milano ma guarda anche al Sud Italia

di Laura Dominici


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3' di lettura

Passare nei prossimi due anni da quattro a dieci strutture, per arrivare a 20 accordi siglati entro il 2022. È questo l’ambizioso piano di aperture del Gruppo Radisson in Italia, guidato dall’expertise di Chema Basterrechea, executive vice president & chief operating officer del gruppo, proveniente da 23 anni di esperienza in NH Hotels. Un progetto che rientra nel più ampio obiettivo della proprietà, il gruppo cinese Jjin Jiang, seconda compagnia alberghiera al mondo dopo Marriott – con 941.794 camere e 8715 strutture operative nel 2018 e un altro migliaio in apertura nell’arco di 3-5 anni – di conquistare il primato mondiale.

«Radisson – ha spiegato Basterrechea – rappresenta per la capogruppo l'espressione più internazionale del suo portafoglio con 1150 hotel aperti in 115 paesi, 250 in via di sviluppo, 180mila camere operative ed altre 45mila in costruzione. L’Italia è un mercato target per noi, per la scarsa presenza di catene e l’attrattività turistica che esercita. Nelle strutture attualmente aperte abbiamo un 50% di clientela business e un 50% di turismo».

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Il modello operativo

Il modello operativo è quello asset light, composto da management contract e franchising, a cui si affianca l’affitto. «Delle dieci strutture che apriremo in Italia, ben quattro saranno in affitto, mentre le altre sei sono suddivise tra franchising e management. Abbiamo previsto un sacrificio finanziario più forte del solito, ma crediamo in questo mercato e vogliamo farci conoscere meglio».
Dopo il piano di riposizionamento del Radisson Blu Hotel di via Villapizzone a Milano, con una lobby rigenerata per lo smart working ed il rinnovamento delle 13 sale meeting, tra settembre e ottobre del prossimo anno aprirà l’albergo da 89 camere nell’ex sede del Touring Club in corso Italia e nel II semestre del 2021 toccherà all’ex sede Allianz di via Santa Sofia, sempre a Milano, con 160 camere e mille metri quadrati di ristorazione aperta al territorio. Entrambi entreranno nella linea Collection.
«Per il progetto che sorgerà nella sede del Touring Club Italiano sono stati sufficienti 5 mesi di negoziazione. Qui manterremo il tono sobrio e la storicità del palazzo – ha proseguito il manager –. Vorremmo creare “la casa del viaggio”, che consenta di assistere ad eventi, ammirare le foto storiche del Touring e andare alla scoperta della città attraverso tour storici. Per la struttura di via Santa Sofia, invece, ci sono voluti 18 mesi di trattative e siamo partiti in 30 operatori, ma abbiamo avuto pazienza. In questo caso puntiamo a creare uno spazio vivo di convivialità, un meeting point per la società milanese. Gli interni di entrambi gli hotel sono stati affidati allo studio Marco Piva».

Le altre aperture

Le altre aperture sono previste a Venezia, a Roma Fiumicino e sempre nella capitale la proprietà sta trasformando l’ex Grand Hotel Ritz e il Regent in zona Parioli che diventeranno Radisson Blu.
«Siamo fieri del nostro modello operativo – ha commentato Basterrechea – perché genera profitti interessanti e l'obiettivo è di valorizzare l'Ebitda di oltre due punti percentuali, anche grazie alla tecnologia, che è un asse strategico importante».
Il gruppo ha infatti previsto un investimento da 160 milioni di euro con il progetto Emma, che deriva dal motto “Every moment matters”. «Introdurremo – ha aggiunto – un sistema integrato di gestione, iperconnesso con il Crm, il programma fedeltà, i moduli di ristorazione, gli eventi e il revenue management in un ambiente cloud. Stiamo eliminando dalle reception le attività amministrative per automatizzarle, grazie all’uso di bot, dando così più tempo al personale di interagire con il cliente. Il progetto sta partendo ora».
Il manager conferma che il mercato italiano, nonostante l’instabilità politico-economica, attira sempre gli interessi degli investitori internazionali, ma «il vero problema – ha concluso –sono i tempi non certi della burocrazia e l’esigenza di una professionalità più elevata. Il business alberghiero sta diventando sempre più complicato, la variazione dei prezzi è altissima. La prossima sfida sarà attrarre capitale umano e dare spazio ad un cambio di rotta, puntando su destinazioni alternative». A questo proposito Radisson conferma di stare valutando operazioni anche nel Sud Italia e in destinazioni secondarie.

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