Intervista a Nicola Zingaretti

«Piano da 200 milioni nel Lazio per attrarre nuovi investimenti»

Il presidente della Regione: «semplificazioni e incentivi per rafforzare ricerca e innovazione delle imprese. Un miliardo per
far nascere un Tecnopolo a Roma». Più risorse alla sanità e alle reti

di Laura Di Pillo

(LaPresse)

5' di lettura

«Non esiste una ripresa economica se non si sconfigge il virus, questo dobbiamo capirlo tutti. Bisogna sostenere i cittadini, le imprese e vaccinare, vaccinare, vaccinare». Cita il messaggio del presidente Usa Biden «vaccino al braccio e soldi in tasca» il presidente del Lazio Nicola Zingaretti respingendo chi strumentalizza «paura e malcontento». Rivendica l’efficienza di un modello regionale nella lotta al Covid «frutto di anni di lavoro e di investimenti nella sanità dopo anni di commissariamento. Oggi siamo al 87% degli over 80 prenotati che hanno fatto la prima dose e oltre il 60% con due dosi e stiamo correndo anche con gli over 70» spiega, «questo ci consentirà di passare un’ estate diversa perché il tasso di mortalità sarà inferiore». Il nodo restano le forniture ammette Zingaretti: la macchina c’è ma non c’è abbastanza carburante, le dosi di vaccino. Parla del futuro della Regione che guida, con un secondo mandato, dal 2013. E di Roma. «Da presidente del Lazio già me ne occupo tanto» spiega cercando di glissare sulla possibile discesa in campo per la corsa alla carica di sindaco della Capitale. Ma la partita resta aperta. Recente il caso concorsopoli in Regione con le dimissioni del presidente del Consiglio Mauro Buschini, uomo del Pd. «È stata istituita una Commissione di trasparenza in Consiglio regionale. Aiuterà la credibilità di quella istituzione» aveva commentato Zingaretti.
Il Lazio, per ora, è l'impegno principale dopo le dimissioni con polemica dalla segreteria del Pd. «Innovazione, ricerca, saranno i veri motori di sviluppo di questo territorio. È la mia scommessa» sottolinea. Che conta di vincere grazie a una forte dose di investimenti sulle reti materiali e immateriali e alle risorse messe in campo dal Recovery Fund: il piano con le proposte per il Lazio punta a mobilitare fino a 17 miliardi. Per rafforzare la vocazione di un’area con grande concentrazione di multinazionali (molte farmaceutiche), un’elevata spesa delle imprese per l'innovazione, aziende con servizi di alta tecnologia, 13 Università e centri di ricerca pubblici.
Partiamo presidente dal modello Lazio che, a sorpresa, ha funzionato.
Abbiamo impostato la campagna su due pilastri: vaccinare subito chi rischia di più la vita, gli anziani e i fragili e scegliere parallelamente alcune categorie dello Stato che è importante funzionino per tutta la comunità: personale sanitario, forze di sicurezza, personale di università e scuole. Abbiamo guardato al modello israeliano, la semplicità della macchina è sinonimo di velocità. Quattro canali: 120 piccoli e medi centri vaccinali, gli hub, i medici di base e le farmacie.
Ma ci sono molti ritardi e inefficienze sui medici di base e sull’operatività delle farmacie.
Nel Lazio hanno aderito 2.500 medici di base ma finchè non avremo forniture importanti di vaccino si andrà a scartamento ridotto e questo crea la percezione di ritardi. Il tema è la quantità di dosi e la certezza della programmazione che manca. Questo vale anche per le farmacie.
In maggio partiranno anche le vaccinazioni in azienda.
Si ma tutto dipende dalle dosi che arriveranno. Quando saranno sufficienti per far partire tutti gli altri canali lo faremo. Siamo in grado di raddoppiare le attuali somministrazioni giornaliere. Siamo pronti a far entrare nella rete vaccinale i nuovi hub nell’outlet di Valmontone, al Centro commerciale Porta di Roma, a Cinecittà, all'Auditorium di Confindustria, ma il criterio più importante è ora quello di salvare vite, quindi priorità
ad anziani e fragili.
Come cambierà la sanità del territorio dopo la pandemia?
Il modello Lazio è frutto del lavoro degli ultimi anni, siamo usciti dal commissariamento sanitario due anni fa e questo ha coinciso con grandi investimenti nella sanità. Circa 500 milioni che hanno consentito assunzioni di massa, e una rete sanitaria mobilitata. L’85,5% delle prenotazioni di vaccini è stato fatto via web e solo il 14,5% tramite call center. Numeri indicativi della dimensione digitale nella quale siamo immersi. Questa pandemia è la prima grande malattia di massa che si cura più da casa che negli ospedali quindi proietta, per molte patologie un nuovo modello di cura. Lavoreremo affinchè Roma venga scelta come sede di Hera, la nuova autorità europea di risposta alle emergenze sanitarie.
Intanto il malessere in giro è tanto e anche la sfiducia cresce..
Si, e i morti restano troppi. Un numero altissimo. Tutti dobbiamo capire che finché non si sconfigge il virus non ci sarà ripresa economica. Bisogna sostenere le persone, le imprese e vaccinare. Cavalcare le paure in questa fase è cinico. Capisco le proteste ma capisco meno chi le strumentalizza.
In uno scenario da guerra come pensa di far crescere questo territorio e creare occupazione?
L’Italia certamente non sarà più quella dell’era pre Covid ma dovrà essere migliore. E la mia scommessa è fare del Lazio una grande regione europea dell'innovazione capace di attrarre investimenti e rafforzare gli insediamenti e le reti che già ci sono. Soprattutto sul fronte farmaceutico, dell’aerospazio, delle scienze della vita, della trasformazione green e digitale. Veri vettori di sviluppo e posti di lavoro.
Si ma come intende farlo e con quali risorse?
Vogliamo accelerare sul progetto del Tecnopolo di Roma, idea nata dal confronto tra Unindustria e regione Lazio che ha coinvolto anche la Sapienza, Tor Vergata e Roma 3 e aperta anche ad altri Centri. Per questo mobiliteremo nel progetto di Recovery plan regionale un miliardo per dare vita a un polo di eccellenza nazionale capace di attrarre personalità scientifiche di livello internazionale e grandi industrie. Dovrebbe essere sostenuto da una Fondazione partecipata dalle 3 grandi università statali romane , da Regione Lazio, Unindustria e almeno 3 Enti di ricerca nazionali. Abbiamo l’ambizione di farne un polo nazionale come i Politecnici di Milano e Torino e lo stesso Human Technopole di Milano.
Alle porte di Roma e nel Lazio c'è una rete di aziende farmaceutiche e centri già operativi nella lotta al Covid: da ReiThera che lavora al vaccino italiano e Catalent che infiala, come rafforzare questa rete?
Con lo scoppio della pandemia abbiamo attuato un piano straordinario per la ricerca che mobilita circa 35 milioni di risorse. Su tre filoni: il vaccino italiano, abbiamo investito 8 milioni sul vaccino ReiThera-Spallanzani, Invitalia è entrata con circa 80 milioni nella fase successiva. Stiamo sostenendo la ricerca sui farmaci monoclonali con Tor Vergata con 2 milioni di euro sperimentati in 11 ospedali del Lazio. Poi abbiamo fatto un bando da 5 milioni per sostenere 12 progetti centri di Ricerca per per sviluppare telemedicina e tele assistenza.
Ma come pensa di attrarre investimenti e rendere più appetibile il Lazio?
Lavoreremo su semplificazioni e sostegno agli investimenti. Sulle infrastrutture materiali su ferro e strade, su quelle immateriali come la banda larghissima. Dal 2013 abbiamo investito 320 milioni . Sull’attrazione di capitali mettiamo a disposizione 200 milioni di risorse nel periodo 2021-2027. Dal 2020 la Regione ha avviato gli accordi di insediamento e sviluppo (Ais) , uno strumento importante di semplificazione amministrativa per i progetti di insediamento o ampliamento di attività produttive nel Lazio.
Hanno funzionato?
C’è stato interesse da parte delle grandi imprese. Sono stati firmati due accordi con Basf per un investimento alle porte di Roma e Novamont per un investimento a Patrica (Frosinone).

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