ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe mosse Ue

Gas, la Germania apre al price cap. Piano per sganciare il prezzo dall’energia elettrica

Il tema dell’impennata dei prezzi del gas e di una riforma del mercato sarà al centro della riunione dei ministri dell’Energia Ue del 9 settembre a Praga

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4' di lettura

L’Ue lavora a un intervento di emergenza e a una riforma strutturale del mercato dell’elettricità per affrontare l’impennata dei prezzi del gas e del kilovattora, e impedire un tragico effetto domino sull’economia del Vecchio Continente. Tra le cancellerie europee starebbe emergendo in particolare una nuova convergenza sulla possibilità di introdurre un tetto temporaneo (price cap) al prezzo del gas importato e usato nella produzione dell’energia elettrica, e per arrivare più strutturalmente al disaccoppiamento (decoupling) del prezzo del gas da quello dell’energia sui mercati all’ingrosso.

Il piano europeo

L’Unione europea sta preparando «un intervento di emergenza e una riforma strutturale del mercato dell’energia», ha annunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa a Bled in Slovenia. «L’impennata dei prezzi dell’elettricità mostra chiaramente i limiti dell’attuale funzionamento del mercato che era stato concepito in un contesto molto diverso», ha detto von der Leyen. «Dobbiamo fare una riforma strutturale di ampia portata del mercato dell’elettricità. Questo all’inizio del prossimo anno», ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, parlando al ministero dell’Economia a Berlino. «Abbiamo bisogno di uno strumento di emergenza che agisca più rapidamente. Stiamo parlando di settimane», ha anche detto Von der Leyen, come riporta la Dpa. Sul tavolo Ue c’è l’opzione di uno sganciamento dei prezzi dell’elettricità da quelli del gas.

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La Commissione europea è ancora al lavoro per chiarirne la fattibilità, ma si parla di uno studio alle battute finali: una proposta dell’esecutivo europeo dovrebbe arrivare entro pochissimi giorni, per dare quindi la parola al confronto tra i 27, in vista quindi del consiglio straordinario dei ministri dell’energia, convocato il 9 settembre a Bruxelles.

Di convergenza tra cancellerie si può parlare anche grazie alla convocazione del Consiglio Ue dell’energia, «dopo un fine settimana ricco di trattative», ha spiegato Josef Sikela, ministro per l’Industria della Repubblica Ceca, presidenza di turno del semestre Ue. «Non permetteremo a Putin di danneggiare i nostri cittadini e le nostre imprese, motivo per cui dobbiamo aggiustare il mercato dell’energia - ha affermato Sikela -. La soluzione europea è la migliore che abbiamo».

Il ministro ceco si è anche spinto a caldeggiare una doppia soluzione: sia con il tetto temporaneo ai prezzi del gas, che farebbe anche scendere quello dell’energia, e sia con il decoupling, assieme a una profonda revisione del mercato dell’energia. Tra i paesi che si sono convertiti al price cap si registrano Austria e Belgio.

L’apertura della Germania

Berlino chiede di agire in fretta, spingendo soprattutto per una riforma del mercato dell’energia, ma avrebbe aperto anche sul price cap. E gira voce con insistenza nelle capitali di una lettera inviata dal ministro dell’Economia tedesco ai ministeri dell’ambiente dei paesi Ue nella quale si farebbe riferimento a queste iniziative.

Una conferma in questo senso arriva da fonti del governo italiano. Da Berlino arriva dunque un segnale di apertura sul price cap Ue sul gas e la possibilità di sganciare dal gas il costo dell’energia elettrica. La “buona notizia”, spiegano fonti di Governo, arriva a palazzo Chigi mentre Roberto Cingolani, Daniele Franco e Roberto Garofoli stanno facendo il punto per intervenire sul prezzo delle bollette in favore di famiglie e imprese. Un messaggio del ministro dell’ambiente tedesco, Robert Habeck, poi corroborato dalle dichiarazioni del presidente Olaf Scholz a Praga apre al dialogo sulle due questioni da mesi portate avanti in prima istanza da Mario Draghi «in modo - le parole del cancelliere - da non dover più sopportare i prezzi elevati che stiamo vedendo attualmente». Nel Governo si predica cautela, ma si guarda ai fatti: «Oggi il prezzo del gas scende, non è un caso. È l’Europa che deve intervenire ed è molto plausibile che il prezzo scenda perché ci si aspetta un intervento europeo».

La Germania intanto ha raggiunto l’85% di stoccaggio. La premier francese Elisabeth Borne ha avvertito a prepararsi «al razionamento dell’elettricità alle imprese». In giornata comunque è stata ancora una volta la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a dettare il passo, e dal Forum di Bled ha lanciato un nuovo allarme sulla «potenziale interruzione totale del gas russo».

Una volta che la Commissione avrà formalizzato la sua proposta, chiarendo soprattutto quali siano le misure possibili e se ci siano ostacoli di natura legale ad alcune ipotesi, la parola passerà come detto al confronto tra cancellerie, per una sintesi nella riunione a livello di ambasciatori (Coreper) in agenda il 7 settembre, in vista del Consiglio energia del 9.

La battaglia italiana

Quella del price cap è una richiesta portata avanti ormai da mesi da diversi Stati Ue, Italia in testa, con il presidente del consiglio Mario Draghi pronto a discuterne anche a livello di G7. In aprile tra i 27 si è concretizzato un tetto solo in Spagna e Portogallo, poco interconnessi e molto forti sulle rinnovabili. A fine maggio dal Consiglio è stato fatto alla Commissione un «invito ad esplorare» come frenare i prezzi, cui è seguito a giugno un nuovo più forte «invito» a perseguire negli sforzi per assicurare forniture energetiche «a prezzi accessibili».

Non va dimenticato, comunque, che a maggio l’Ue si è dotata di un vasto piano per rendersi indipendente dai combustibili fossili russi (Repower Eu) e ha introdotto a fine luglio dei tetti ai consumi volontari (pur on deroghe), potenzialmente obbligatori nel caso scatti un’emergenza sulle forniture.

Síkela ha ricondotto l’aumento dei prezzi dell’energia, oltre alla guerra in Ucraina e alla limitazione delle forniture di gas dalla Russia, anche, ad esempio, alla difficile situazione con le centrali nucleari in Francia, dove circa la metà dei reattori nucleari non sono in funzione per manutenzione e problemi tecnici. Secondo il ministro ci sarà bisogno di una maggiore liquidità del mercato energetico e saranno necessari interventi di mercato, che gli stati possono studiare insieme alle società che acquistano energia, per aiutare a prevenire malfunzionamenti del mercato. Secondo il ministro, l’Unione Europea è più vicina a un approccio comune per la risoluzione dei prezzi dell’energia di quanto non lo sia mai stata prima. Il ministro ha affermato di sperare in una soluzione paneuropea, perché secondo lui è l’opzione migliore e più economica.

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