Transizione verde

Piano Enea: alle porte di Roma la prima Hydrogen Valley italiana

di Davide Madeddu

Il Centro Ricerche dell'Enea a Casaccia si estende su oltre cento ettari. Vi lavorano oltre mille ricercatori. Il progetto da 14 milioni mira a realizzare il primo incubatore tecnologico per la filiera dell'idrogeno

3' di lettura

La scommessa sull’idrogeno e la sua filiera si gioca alle porte di Roma, con un progetto che vale 14 milioni di euro. L’obiettivo del piano, che sarà portato avanti nel Centro ricerche Enea di Casaccia, prevede la realizzazione della prima Hydrogen Valley italiana. Il primo incubatore tecnologico per lo sviluppo della filiera nazionale per la produzione, il trasporto, l’accumulo e l’utilizzo di idrogeno, puntando su ricerca, tecnologie, infrastrutture e servizi innovativi. Un intervento importante cui partecipano anche università, istituti di ricerca, associazioni e imprese e con lo sguardo diretto verso«la transizione energetica e la decarbonizzazione».
«Si tratta di una piattaforma polifunzionale, inclusiva - dice Giorgio Graditi, direttore del dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell’Enea e rappresentante dell’agenzia di ricerca all’interno della European Clean Hydrogen Alliance -, in cui ci occuperemo di idrogeno a 360 gradi, per accelerare ricerca e innovazione e mettere a disposizione dell’industria infrastrutture hi-tech per arrivare a colmare il gap fra scala di laboratorio e industriale». L’intero progetto, ideato dall’Enea, nasce con un investimento di 14 milioni di euro provenienti dai fondi Mission Innovation (iniziativa globale alla quale partecipano 24 paesi e la Commissione europea con l’obiettivo di accelerare l’innovazione nel campo dell’energia pulita, per affrontare i cambiamenti climatici) e prevede la realizzazione di un insieme di infrastrutture hi-tech per la ricerca e la sperimentazione lungo tutta la filiera dell’idrogeno. Strutture che vanno dalla produzione alla distribuzione, dall’accumulo all’utilizzo come materia prima per la produzione di combustibili puliti e come vettore energetico. Il tutto con un unico obiettivo: ridurre le emissioni di CO2 nell’industria, nella mobilità, nella generazione di energia e nell’ambito residenziale.
«Per realizzare il primo dimostratore di “taglia rilevante” della reale fattibilità di un’economia green basata sull’idrogeno - argomenta il direttore -, sfrutteremo tutte le potenzialità del nostro Centro Ricerche Casaccia che si estende su oltre 100 ettari, con circa 1000 ricercatori, importanti infrastrutture e laboratori di ricerca, una rete autonoma del gas e dell'energia elettrica, circa 200 edifici, strade e servizi».
Tra gli obiettivi anche la sperimentazione di nuove tecnologie (alternative all’eolico o fotovoltaico) per la produzione di idrogeno. Un esempio? L’utilizzo dei rifiuti, le cosiddette biomasse residuali e l’impiego del calore rinnovabile a media-alta temperatura prodotto da impianti solari a concentrazione. Tra le altre opzioni previste dall’incubatore, anche la possibilità di utilizzare idrogeno puro e miscelato con gas naturale per la produzione di energia elettrica. «Verranno messe a punto miscele idrogeno-metano da immettere nella rete interna di distribuzione del gas e sarà realizzato un “idrogenodotto” locale dedicato al trasporto di idrogeno puro in pressione, da utilizzare in modo capillare a seconda della domanda delle utenze». Prevista anche la costruzione di una stazione di rifornimento per veicoli a idrogeno. Nell’Hydrogen Valley, si studierà anche il “power-to-gas”, processo che, «attraverso l’elettrolisi, consente di produrre idrogeno dall’energia elettrica generata da fonti rinnovabili». Con il risultato che «l’idrogeno così prodotto può essere convertito in metano, o essere immesso nella rete interna del gas naturale. In questo modo è possibile accumulare l’energia prodotta da fonte rinnovabile, svolgere anche una funzione di “stabilizzazione” della rete elettrica e agire come elemento di congiunzione con la rete gas, in previsione del forte incremento di produzione da rinnovabili».
A spiegare la crescente attenzione verso l’idrogeno è Giulia Monteleone, responsabile del Laboratorio Enea di Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l’uso dell’idrogeno: «Si tratta di un gas leggero e ad alto contenuto di energia per unità di massa che può essere prodotto su scala industriale ed è più facile da immagazzinare a lungo termine rispetto all’elettricità, ma soprattutto, può essere utilizzato per produrre energia pulita. La sua combustione non è associata alla produzione di anidride carbonica e può essere condotta per via elettrochimica in celle a combustibile, con efficienze complessive superiori alla combustione termica e senza l’emissione di ossidi di azoto».

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