Fondi Ue

Piano per il Sud, il ministro Provenzano: «Così toglieremo il freno alla spesa per il rilancio»

Il ministro per il Mezzogiorno: «Per le crisi industriali lo Stato può agire favorendo partnership con i privati nei settori strategici. Vanno orientate ricerca e innovazione»

di Carmine Fotina


Piano Sud, fra azioni immediate e obiettivi 2030

4' di lettura

«C’è già un tavolo al ministero dell’Economia per decidere come assegnare le risorse». Giuseppe Provenzano, ministro del Sud, previene subito la possibile obiezione sul piano presentato venerdì a Gioia Tauro: attesa dal 2017, la quota del 34% di investimenti pubblici al Sud non ha ancora prodotto risultati.

Come si procede dopo l’annuncio del piano?
Con la norma che abbiamo inserito nella legge di bilancio il 34% è diventato un vero vincolo normativo. Già dal 2 gennaio alla cabina di regia Strategia Italia possiamo far valere il principio che si applica alla spesa ordinaria in conto capitale della pubblica amministrazione centrale e abbiamo un tavolo aperto con il Mef per l’assegnazione delle risorse. Il 34% si potrà applicare alle nuove misure della legge di bilancio per un totale di 2 miliardi. Di questi, 1,4 miliardi andranno al Sud nell’ambito dei 4,2 miliardi del fondo nazionale per il Green new deal. E la quota si applicherà anche alle infrastrutture, ad esempio ai 3 miliardi programmati per l’alta capacità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria.

Il 34% riequilibra la spesa tra il Centro-Nord e il Sud. Ma altre risorse?
Non è vero come è stato detto che non ci sono risorse nuove. L’accelerazione di spesa su cui ci siamo impegnati è anche frutto dei 5 miliardi aggiuntivi del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) che abbiamo inserito nella legge di bilancio, con i quali abbiamo finanziato parte del piano. La sfida vera però non è assegnare, è spendere. E spendere bene.

Il documento punta su un’operazione di riprogrammazione. Si può dire che ogni governo ci ha provato. Perché ora dovrebbe funzionare?
Perché c’è una grande differenza, rispetto al passato. Un nuovo metodo. Potenziamo il potere di indirizzo centrale sulla spesa dei fondi aggiuntivi e sulla revisione dei programmi con i nuovi Piani di sviluppo e coesione; stabiliamo una cooperazione rafforzata attivando i centri di competenza nazionale (Agenzia per la coesione, Invitalia, Investitalia) e li mettiamo a supporto di regioni e amministrazioni locali. Inoltre una parte di nuovo Fsc alimenterà un fondo per la progettazione, destinato a fornire un parco di progetti cantierabili, coinvolgendo le strutture centrali, a cominciare dall’Agenzia del demanio.

Basta per risolvere anni di incapacità di spendere da parte delle amministrazioni?
Non basta, lo so. C’è anche un problema di professionalità. Per questo per la prima volta negoziamo con la Ue di indirizzare parte dei fondi Ue al reclutamento di personale qualificato che si occupi di sviluppo e coesione nelle amministrazioni locali. E per la prima volta, così, mettiamo in discussione il sistema di assistenze tecniche e consulenze che non ha restituito nulla alle amministrazioni ed è stato condizionato da spazi di intermediazione impropri ed opachi.

Nel piano si citano i 123 miliardi per la programmazione Ue 2021-27. Ma bisogna chiudere in fretta l’Accordo di partenariato con istituzioni locali e parti sociali per iniziare a spendere le risorse. A che punto siete?
Ci sono già delle bozze, sappiamo che è un passaggio decisivo per individuare le priorità di lungo periodo. Dobbiamo semplificare. Il mio orientamento è alla riduzione di Programmi nazionali e alla promozione di un solo programma plurifondo per ogni regione.

Come attuerete gli interventi annunciati per imprese e lavoro?
C’è un cronoprogramma. Il potenziamento del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, se effettuati nel Mezzogiorno, entrerà nel decreto Taranto, dove inseriremo anche 50 milioni per la zona franca urbana del comune in cui sorge l’ex Ilva. Sull’estensione triennale del bonus occupazione, nel caso di assunzioni di donne, decideremo con il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo il primo veicolo normativo utile.

La differenziazione del bonus lavoro tra uomini e donne non rischia di essere bocciata dalla Ue dal momento che si tratterebbe di una misura selettiva?
Conosco il rischio, ma ricordo anche che nel Country report 2020 proprio la Commissione europea ci invitava ad affrontare la questione dell’occupazione delle donne che è una vera emergenza, con le regioni meridionali agli ultimi posti in Europa.

Bruxelles all’Italia: più investimenti pubblici al Sud o rischia il taglio delle risorse Ue

Ex Ilva, Whirlpool, Air Italy. Solo per citare alcuni casi di grandi crisi aziendali. Il Sud rischia la desertificazione industriale e migliaia di esuberi. Il piano non dovrebbe rispondere anche a questo?
Lo fa infatti. Il tema delle crisi industriali evidenzia anche un certo scoraggiamento generale da parte dell’impresa all’investimento nel Mezzogiorno. Con il piano proviamo a cambiare questo clima, dicendo che il governo vuole assumere il Sud come una priorità. Ricordo che il pacchetto imprese era stato in parte anticipato con la legge di bilancio con misure tra le quali ci sono il rinnovo del bonus investimenti, l’istituzione del fondo per la crescita dimensionale delle imprese, il commissariamento per sbloccare le zone economiche speciali nelle quali attrarre investitori esteri.

Il suo collega di governo Patuanelli aveva lanciato l’idea di una nuova Iri per l’industria, poi rimasta nel cassetto. A lei piacerebbe?
Una nuova Iri ha senso se guarda alla frontiera dell’innovazione, certo non può fare l’ente che raccoglie le aziende decotte per chiudere le crisi aziendali. In tutto il mondo si sta rafforzando la presenza pubblica e la partnership pubblico-privato nei settori strategici a orientare la ricerca e l’innovazione. Ci sono vari strumenti possibili per un obiettivo simile, e direi che due sono nel piano. È la prima volta che si firma un protocollo Sud con la Cassa depositi e prestiti per aumentarne gli investimenti al Sud. E un ulteriore protocollo con Invitalia per rafforzare e razionalizzare gli strumenti di incentivazione nel Mezzogiorno. Deve essere chiaro il commitment politico. Dobbiamo rispondere alle emergenze, ma il Sud non è una causa persa, ha bisogno di una prospettiva.

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