crisi industriali

Piano industriale «fantasma» per la ex Embraco di Riva di Chieri

Sono 400 gli addetti dello stabilimento di proprietà della Whirpool, la Ventures cerca un socio e i sindacati chiedono di riaprire il dossier

di Filomena Greco


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2' di lettura

La vicenda industriale della ex Embraco di Riva di Chieri arriva è allo stallo. Nello stabilimento, di proprietà del gruppo Whirpool, lavorano oltre 400 persone: la Ventures, società a cui è stato affidato il piano di reindustrializzazione del sito nel Torinese, durante l’incontro con i sindacati ha annunciato di voler cercare un nuovo investitore per provare a rimettere in moto la fabbrica. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto a Regione e Mise di riaprire il dossier: «il piano industriale presentato mesi fa di fatto non esiste più» dicono.

Ma cosa succede adesso? Il punto più delicato della questione riguarda il fondo per la reindustrializzazione a suo tempo messo a disposizione dalla Whirpool: in totale 20 milioni, dieci dei quali sono già stati spesi per pagare gli stipendi ai circa 200 addetti rientrati a lavoro (6 milioni) e per tentare il rilancio del sito industriale (4 milioni). Restano una decina di milioni per i quali si sta valutando l’ipotesi di salvaguardia: potrebbero essere messi a disposizione di un futuro piano industriale di rilancio a fronte della scelta, per i prossimi mesi, di mantenere in cassa integrazione a zero ore tutti e 400 gli addetti.

Una ipotesi che i sindacati stanno prendendo in considerazione e che già il 12 novembre sarà sottoposta al voto dei lavoratori riuniti in assemblea. Una delegazione di addetti ha manifestato davanti alla Prefettura e ha incontrato il sindaco di Torino Chiara Appendino. «La scelta della Ventures di cercare un nuovo investitore – commenta Ugo Bolognesi della Fiom –è la conferma del fatto che il piano industriale di non esiste più e che la società non è in grado di garantire il lavoro a 400 persone e un futuro industriale alla fabbrica di Riva di Chieri». A breve partirà una richiesta di incontro alla Regione Piemonte in vista del nuovo appuntamento al ministero dello Sviluppo economico, previsto a dicembre.

Dal punto di vista formale, la procedura di cassa integrazione è in piedi fino a luglio prossimo. La scelta a questo punto è quasi obbligata: utilizzare quello che resta del fondo per la reindustrializzazione per continuare a pagare gli stipendi a fronte una una produzione industriale che non parte, oppure decidere di salvaguardare quelle risorse, avere tutti i lavoratori in cig e provare a riaprire la partita anche dal punto di vista istituzionale.

«Chiamare i lavoratori a fare questa scelta di responsabilità – aggiunge Bolognesi – ha senso solo a fronte di un nuovo impegno delle istituzioni, del ministero e di Invitalia per la ex Embraco». Per Vito Benevento, segretario della Uilm di Torino, serve «un piano industriale alternativo a quello presentato dalla Ventures, altrimenti si corre il rischio di un deja vu di altri casi accaduti in passato a Torino».

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