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Piano di risparmio o efficientamento? Le posizioni dei partiti sul tema caro-gas

Unica proposta condivisa da tutti, la necessità di un price cap a livello europeo

di Celestina Dominelli e Barbara Fiammeri

Vola il prezzo del gas, stoccaggi italiani vicini all'80%

3' di lettura

La parola razionamento la pronunciano a bassa voce. E comunque sempre accompagnata della postilla “extrema ratio”. In campagna elettorale prospettare una stretta sui consumi a un mese dal voto è molto rischioso. Quasi tutti preferiscono parlare di piani di risparmio (il Pd in primis) o di efficientamento dei consumi (su tutti Fratelli d’Italia). Ma l’incremento pressoché quotidiano dei prezzi impone a tutte le forze politiche di prendere già ora posizione. Posizioni assai variegate tranne che su un punto: l’introduzione del price cap di cui a Bruxelles si tornerà a discutere tra poco più di un mese. E che ieri è tornato a chiedere anche il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio. «Un tetto Ue al prezzo del gas serve ora, non si può aspettare il voto».

Price cap europeo unica proposta condivisa

Ma è forse questa l’unica proposta condivisa. Perché i distinguo sono più numerosi, a cominciare dal seguito all’ipotesi, lanciata qualche giorno fa dal segretario del Pd Enrico Letta, di intervenire subito a livello nazionale introducendo una moratoria sui prezzi valida per 12 mesi. Una strada che non convince affatto il centrodestra. «Riteniamo che la via da percorrere resti quella europea. Nel frattempo dobbiamo subito, e per subito intendiamo anche prima del voto se necessario, mettere in sicurezza le catene produttive che più stanno pagando l’incremento del prezzo dell’energia e tutelare le famiglie più in difficoltà», anticipa Giovanbattista Fazzolari, senatore vicinissimo a Giorgia Meloni e estensore del programma di Fratelli d’Italia, che non esclude – qualora l’emergenza si acuisse - anche la convocazione delle Camere.

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Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono anche Forza Italia e la Lega. Il partito di Silvio Berlusconi parla esplicitamente di «un impegno per il price cap a livello europeo» e non manca di sottolineare poi l’esigenza di prevedere «i piani di razionamento per non trovarci un una nuova emergenza. Le attività sanitarie e produttive devono essere garantite e lo saranno». Mentre la Lega insiste molto sul price cap. «Evitiamo di prendere in giro gli italiani: il tetto al prezzo del gas ha senso solo a livello europeo», conferma Paolo Arrigoni, anche lui senatore ma per il Carroccio e responsabile Energia del partito di Matteo Salvini. «Già sarà difficile attuare il price cap a livello europeo perché il mercato Lng è globale, ma proporlo a livello nazionale è pura ideologia». Per Arrigoni si deve invece affiancare alla proposta del tetto europeo anche quella di «sospendere temporaneamente il mercato Ets (i titoli legati all’emissione di Co2 ndr) e, sul medio e lungo termine, come ripetuto anche recentemente da Salvini - bisogna costruire anche nuove centrali nucleari.

Il tema del nucleare

Per la riabilitazione del nucleare è anche il terzo polo di Carlo Calenda che però nell’immediato punta a dimezzare il costo dell’energia portandolo a 100Mwh per le cosiddette imprese energivore e gasivore. Calenda ha fatto anche espresso riferimento al ruolo del Gse quale acquirente di tutte le fonti di energia. «È giusto ed equo trasferire risorse da chi grazie al caro-energia sta realizzando profitti ingentissimi. Tuttavia – spiega Luigi Marattin di Italia viva, presidente uscente della commissione Finanze della Camera - la strada scelta dal governo Draghi è sbagliata perché ha creato distorsioni e iniquità. Occorre invece puntare su una maggiorazione dell’Ires temporanea per il solo comparto energetico».

Il dibattito sulla tassazione degli extraprofitti

Insomma, la via degli extraprofitti non ha pagato per alcuni. Mentre per altri resta l’unica strada da battere. È il caso del Partito Democratico che, per bocca di Antonio Nicita, che ha coordinato i dirigenti della segreteria Pd nella stesura del programma, indica espressamente la necessità di procedere alla proroga e all’estensione del contributo straordinario sugli extra guadagni delle imprese energetiche» e rimarca, come anticipato qualche giorno fa dal numero uno Letta, sull’esigenza di introdurre «un regime di prezzi amministrati per l’energia elettrica, in via transitoria per 12 mesi», che però trova freddi gli altri partiti. Mentre ai razionamenti si preferisce «un grande piano nazionale di risparmio energetico» che aiuti le imprese a ridurre gli sprechi ed efficientare costi e processi.

E sugli extraprofitti insistono anche i Cinquestelle. Che, con il leader Giuseppe Conte, incalzano il governo affinché «recuperi assolutamente i 9 miliardi di extraguadagni di quelle aziende che hanno speculato e si sono arricchite durante l’emergenza». Ai quali affiancare, si legge nelle risposte ai quesiti del Sole 24 Ore, anche lo scostamento di bilancio «per dare aiuti immediati alle persone e per investimenti che abbiano ampi ritorni economici come il superbonus».

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