ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEmergenza gas

Piano in tre mosse di Confesercenti per arginare il caro energia

Le proposte avanzate durante il convegno «Sicurezza energetica nazionale: strategie per l’Italia»

di Enrico Netti

(Paolese - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un pacchetto di interventi per arginare il caro energia a partire dal tetto al prezzo per ripristinare una piena efficienza del mercato, affrontare il nodo delle accise e aiutare le imprese a imboccare la via di un consumo energetico più consapevole. Questo il pacchetto di misure chiesto da Confesercenti durante il convegno «Sicurezza energetica nazionale: strategie per l’Italia». «Il primo aspetto da aggredire è il funzionamento del mercato del gas europeo - avverte Vittorio Messina, vice presidente nazionale Confesercenti -. I dati Istat misurano per l’Italia un aumento del prezzo all’importazione del gas del 150%, ma la variazione del prezzo trattato sulla piazza Ttf (il mercato all’ingrosso in Olanda ndr) è di gran lunga superiore, avendo oltrepassato il 500%. Ciò in presenza di un volume effettivo di scambi che nei primi quattro mesi del 2022 si è contratto di 10 volte rispetto allo stesso periodo del 2021. Un mercato la cui estrema volatilità spinge al rialzo il prezzo delle bollette». Parallelamente Messina chiede che la riduzione delle accise e le misure a sostegno delle famiglie dovranno essere confermate con il perdurare delle attuali condizioni. «È opportuno portare alla discussione un’ipotesi di accisa mobile sui carburanti, che vari sulla base di meccanismi automatici in caso di variabilità eccessiva dei prezzi all’origine» dice Messina. Viene avanzata l’idea delle comunità energetiche, che rendono possibile un consumo più consapevole e un contenimento dei prezzi. Il riconoscimento di queste iniziative da parte del Governo potrà rivelarsi di massima importanza nell’ambito di una strategia coordinata di riduzione dei consumi di energia. Per quanto riguarda il capitolo diversificazione Alon Simhayoff vice ambasciatore di Israele ricorda che «Noi possiamo diventare non solo un fornitore per l’Italia, ma anche un partner energetico con cui investire in ricerca e sviluppo. Stiamo riflettendo su diverse ipotesi per far arrivare il nostro gas in Europa e in Italia. I nostri due paesi già collaborano sulle rinnovabili potremmo iniziare a collaborare anche sul gas naturale». Nel campo della differenziazione delle fonti c’è chi invita a un ripensamento. È Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare che ricorda: «Occorre capire, a 35 anni dal referendum come e se riaprire la questione nucleare in Italia. Diversificare le fonti è essenziale: il mix energetico garantisce sicurezza e stabilità ai paesi. Il nucleare non è l’energia del passato, come molti pensano ma è l’energia del futuro, soprattutto perché stiamo andando sempre più verso la centralità dell’elettricità tra le fonti di energia e il nucleare garantisce continuità nelle forniture. Occorre fare studi seri sul tema e valutare seriamente il costo di una non scelta di un ritorno al nucleare. Un No, quello di 35 anni fa che ci ha reso dipendenti in termini energetici da paesi non sicuri».

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