ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa proposta della Commissione

Piano Ue emergenza gas, dal taglio del 15% alla riduzione uguale per tutti, ecco perché l’Italia è contraria

L’obiettivo è arrivare a un’intesa sul pacchetto energetico entro martedì 26 luglio, quando arriveranno a Bruxelles i ministri dell’Energia. Il tempo stringe

di Andrea Carli

L'Ue vara il piano sul gas: 'Ridurre i consumi del 15%'

2' di lettura

Sulla proposta avanzata dalla Commissione europea di ridurre il consumo di gas nei 27 paesi Ue, strategia che si svilupperebbe a seguito della guerra in Ucraina e nel contesto di un’ulteriore riduzione delle forniture da parte della Russia, alcuni governi europei frenano. E l’Italia è tra questi. A questo punto l’obiettivo è arrivare a un’intesa sul pacchetto energetico entro martedì 26 luglio, quando arriveranno a Bruxelles i ministri dell’Energia. Il tempo stringe, occorre trovare la quadra, ma le distanze non mancano.

La trattativa continua

Lunedì 25 si riunirà nuovamente il Coreper, l’organo composto dai “rappresentanti permanenti” di ciascuno Stato membro, ossia gli ambasciatori presso l’Ue dei rispettivi paesi, che esprimono la posizione dei loro governi. Sotto la presidenza ceca, si rilancerà la trattativa. È probabile che tutto ciò conduca a una modifica del testo.

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La contrarietà dei paesi del Sud (e dell’Italia)

La proposta della Commissione non piace soprattutto ai Paesi del Sud (dalla Spagna al Portogallo alla Grecia, ma anche la Polonia, nonostante non appartenga a quell’area geografica, è contraria) e l’Italia, in una lettera firmata dal titolare del Mite, Roberto Cingolani, ha messo nero su bianco la sua contrarietà: nel mirino c’è il taglio del 15% ai consumi di gas e, soprattutto, il fatto che sia uguale per tutti. Riguardo al primo aspetto, per il governo in carica per il disbrigo degli affari correnti il taglio indicato da Bruxelles peserebbe, e non poco: meno 8,3 miliardi di metri cubi di gas. In secondo luogo, l’osservazione che viene fatta è che un taglio lineare non prenderebbe in considerazione il mix energetico che caratterizza i diversi paesi. La dipendenza dalla Russia, il riempimento degli stock, il lavoro fatto sulla riduzione dei consumi negli ultimi anni, è il ragionamento, non sono uguali per i tutti i Paesi membri e non può quindi esserlo la quota del taglio.

Il rischio di una riduzione dei consumi vincolante

Un terzo punto della bozza di regolamento proposta dalla Commissione europea che viene criticato è quello che prevede il potere della Commissione di dichiarare lo stato di allerta. Il Consiglio vorrebbe averlo per sé. Da parte degli Stati, invece, si teme che, una volta dichiarato lo stato di allerta, la riduzione dei consumi di gas nell’Unione europea diventi obbligatoria, e non più volontaria.

Nel mirino la percentuale obbligatoria uguale per tutti

Per l’Italia non si può applicare la stessa regola per tutti. «Fermo restando che la solidarietà deve rimanere il cuore dell’azione europea - ha sottolineato il ministro nella lettera - servirebbe una risposta coordinata fondata sui principi dell’unità, della solidarietà e dell’efficienza, della proporzionalità e della flessibilità».

Serve maggioranza qualificata

Ma che il target del 15% cambi non è scontato. Per essere approvato il regolamento ha bisogno della maggioranza qualificata, ovvero del 55% degli Stati membri e del 65% della popolazione europea. Lo smarcamento di un grande Paese dal fronte degli oppositori potrebbe cambiare le carte in tavola. E qualcuno, a Bruxelles, si attende una mossa in questo senso da parte della Polonia. Che il testo resti invariato è allo stesso tempo impossibile. Il potere di sancire l’allerta, ad esempio, è possibile che passi al Consiglio Ue.

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