Ambiente

Piano Ue per l’economia circolare: obbligo di una quota di materiali riciclati e torna il cavetto universale

Divieto dell’«obsolescenza programmata», diritto alla riparabilità degli apparecchi, riduzione degli sprechi - Le regole settore per settore

di Jacopo Giliberto

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Uno stabilimento di recupero dei rifiuti elettronici

Divieto dell’«obsolescenza programmata», diritto alla riparabilità degli apparecchi, riduzione degli sprechi - Le regole settore per settore


6' di lettura

Chi rimpiange i bei tempi antichi di quando gli oggetti rotti potevano essere accomodati verrà soddisfatto dalla Ue. Accusata ingiustamente di imporre agli europei normative bizzarre e standard stravaganti, l’Unione europea pensa di vietare la cosiddetta “obsolescenza programmata”, cioè quel fenomeno di invecchiamento in base al quale, secondo noi consumatori, appena scade la garanzia il prodotto si rompe. Basta con i prodotti che quando entrano in avaria non possono essere riparati. E basta anche ai cavetti incompatibili che finiscono per riempire i cassetti: torna il cavetto universale. Le nuove regole sono contenute nel nuovo Piano per l'economia circolare.

Il piano europeo
La Commissione Europea ha presentato il piano di azione per l’economia circolare, uno dei pilastri del Green Deal per una transizione verso un'economia climaticamente neutra entro il 2050.

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Il piano approvato in questi giorni dalla Commissione mira a scollegare il più possibile la crescita economica dall'utilizzo delle materie prime, incentivando il riciclo dei materiali, facendo sì che le risorse rimangano il più a lungo possibile all'interno del circuito economico europeo. C’è anche l’idea di un regime a livello Ue per la restituzione o la vendita di cellulari e tablet.

Imballaggi
Per quanto riguarda gli imballaggi, la Ue esaminerà modi per ridurre quelli multi-materiale e aumentare l'uso di materie prime riciclate.
Sulla plastica, oltre a rinforzare le norme già introdotte contro il monouso, ci sarà un quadro di riferimento per quelle prodotte da materiali biologici.
La Commissione proporrà inoltre di armonizzare i sistemi di raccolta differenziata Ue e nel 2021 aggiornerà il quadro di monitoraggio esistente con indicatori relativi all’attuale piano d’azione, e gli obiettivi emissioni zero al 2050, e inquinamento zero.

La graduatoria delle economie verdi
Entro fine anno la Commissione europea adotterà le classificazioni delle attività economiche compatibili con gli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adattamento nella forma di atti delegati, che si applicheranno dal 31 dicembre 2021.

Gli altri atti delegati sui 4 altri obiettivi climatici (uso e protezione di acque e risorse marine, transizione all’economia circolare, prevenzione e controllo anti-inquinamento, protezione e restaurazione di biodiversità ed ecosistemi) saranno adottati entro fine 2021 per entrare in vigore un anno dopo.

Non esiste ancora al mondo un sistema comune e univoco per poter classificare e definire la “sostenibilità ambientale” delle attività economiche. Oltre alla definizione degli obiettivi ambientale, sono stati definiti quattro requisiti che le attività economiche devono soddisfare per essere ammissibili:

devono fornire un contributo sostanziale ad almeno uno degli obiettivi ambientali;
non arrecare danni significativi a nessuno degli altri obiettivi ambientali;
essere conformi a criteri di vaglio tecnico solidi e basati su dati scientifici;
rispettare le garanzie minime di salvaguardia sul piano sociale e della governance.

Gli eco-bond e la finanza verde
Nel frattempo è stato pubblicato il rapporto del Gruppo di esperti Ue sulla finanza sostenibile per poter classificare dal punto di vista finanziario le attività verdi e il rapporto sugli standard per il Green Bond. Dopo l’accordo politico tra Consiglio e Parlamento Ue di metà dicembre sulla creazione del primo “elenco verde” al mondo (il sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili, detto anche tassonomia), la Commissione ha accelerato il lavoro per definire il quadro normativo collegato che consentirà di creare un linguaggio comune per gli investitori da usare ovunque per investimenti in progetti e attività economiche con significative ricadute positive sul clima e sull’ambiente.

In futuro, la finanza e gli investimenti per finanziare la transizione verso gli obiettivi di mitigazione del clima dovranno essere spiegati in base a questi criteri. Lo standard unico e univoco consentirà di dare punteggi ambientali ai progetti e agli investimenti.

Brown economy
Il Gruppo di esperti Ue ritiene che siano necessari ulteriori strumenti per comprendere il ritmo delle riduzioni delle attività ad alte emissioni inquinanti: di qui la decisione di approfondire lo studio dei criteri relativi alla futura “economia marrone”, cioè la “brown economy” ritenuta dannosa per l’ambiente.

Attualmente, è scritto nel rapporto, «i livelli di emissioni in alcune attività sono troppo alte e minacciano di continuare a esserlo nella fase di transizione e se si vuole essere coerenti sono gli obiettivi Ue».

Anche i fondi pensione
Tre i gruppi di utilizzatori: i partecipanti al mercato finanziario che offrono prodotti finanziari nella Ue inclusi i fondi pensione; le grandi imprese che già devono fornire rapporti non finanziari in base alla direttiva Ue; la Ue e gli Stati membri quando definiscono misure, standard o marchi per prodotti finanziari verdi o “green (corporate) bond”.

Nel rapporto si sottolinea come «dato che i mercati dei capitali sono integrati a livello globale e così le catene di approvvigionamento, gli obblighi di informazione sugli emittenti e le società di prodotti finanziari nella Ue creeranno implicazioni per i soggetti internazionali». Ciò varrà anche per la tassonomia della Ue, anche se non c’è alcuna intenzione di vincolare i Paesi terzi alla propria sostenibilità o attività di finanziamento sostenibile».

Particolare attenzione dovrà essere dedicata al rischio che le attività economiche mettano in discussione la mitigazione del clima e fanno l’esempio delle auto per le quali vengono raccomandati criteri tecnici di riferimento addizionali.

Riparare invece di buttare
Tra i contenuti del piano vi sono regole per progettare i prodotti con un maggiore impiego di materie prime riciclate e per durare più a lungo, più facili da riutilizzare, riparare e riciclare. E un caricatore universale per cellulari, con cavi più resistenti.

Le iniziative legislative sono attese nel 2020 e 2021, con la proposta di estendere l’applicazione dei principi della Direttiva sulla progettazione ecocompatibile (ecodesign) e dell’etichetta energetica, che oggi riguardano gli elettrodomestici, a una più ampia gamma di prodotti e settori, come elettronica e Ict, batterie per veicoli, tessile, arredamento ed edilizia (anche per cemento, acciaio e prodotti chimici), imballaggi, plastica e alimentare.

Le regole in arrivo
Ecco i criteri del nuovo piano europeo.

Elettronica. La Commissione proporrà per tutti i prodotti elettronici e di tecnologia informatica norme per promuovere riuso e riparabilità dei dispositivi.

Tessile. Il settore tessile è il quarto settore economico che fa largo uso di materie prime e acqua e il quinto per emissioni inquinanti. Gli Stati dovranno rispettare entro il 2025 regole sulla raccolta differenziata dei rifiuti tessili e incentivare i tessuti e le fibre ad alto contenuto di materiali riciclati.

Plastica. Va aumentato il contenuto di plastica riciclata: Bruxelles “suggerirà” requisiti obbligatori sul contenuto riciclato in settori quali imballaggi, materiali da costruzione e veicoli.

Microplastiche. Già l'Italia ha vietato l’aggiunta di microplastiche nei cosmetici (nei dentifrici, nei prodotti micellari e così via) per evitare che finiscano nei mari. Ora anche la Commissione limiterà l'aggiunta intenzionale di microplastiche e il loro rilascio involontario. Inoltre svilupperà e armonizzerà i metodi di misurazione, con misure di etichettatura, certificazione e regolamentazione e prendendo in considerazione provvedimenti per aumentare la cattura di microplastiche nelle acque reflue.

Edilizia. Il comparto delle costruzioni consuma circa il 50% di tutto il materiale estratto ed è responsabile di oltre il 35% della produzione totale di rifiuti dell’Unione. Sarà rivisto il regolamento sui prodotti da costruzione, che può includere requisiti relativi al contenuto riciclato per determinati prodotti da costruzione.

Imballaggi. La quantità di materiali utilizzati per l’imballaggio è in continua crescita e nel 2017 i rifiuti di imballaggio in Europa hanno raggiunto il primato di 173 chili per abitante. La Commissione proporrà misure per rendere riutilizzabili o riciclabili tutti gli imballaggi immessi sul mercato Ue entro il 2030.

Batterie. Ci sarà un nuovo quadro normativo per le batterie che comprenderà misure per migliorare le percentuali di raccolta e riciclaggio e garantire il recupero di materiali preziosi, i requisiti di sostenibilità, il livello di contenuto riciclato nelle nuove batterie e la fornitura di informazioni ai consumatori.

Auto vecchie. La Commissione proporrà inoltre la revisione delle norme sui veicoli fuori uso al fine di migliorare l'efficienza del riciclaggio, nonché le norme per affrontare il trattamento sostenibile degli oli usati.

Sprechi di cibo. Si stima che il 20% del cibo totale prodotto sia perso o sprecato nella Ue, di qui la proposta di un obiettivo di riduzione degli sprechi alimentari. Tale strategia riguarderà l’intera catena del valore alimentare per garantire la sostenibilità del settore, rafforzando gli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità. La Commissione analizzerà in dettaglio la portata di un’iniziativa legislativa sul riutilizzo per sostituire imballaggi, stoviglie e posate monouso con prodotti riutilizzabili nei servizi alimentari.

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