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Vaccini Covid, pronti 300mila operatori tra infermieri e giovani medici

Priorità a over 70, malati gravi e caregiver. Rezza: 240mila iniezioni al giorno, normalità in 7-13 mesi. Domani sì a J&J, ridimensionate voci di ritardi: in Italia 6,5 milioni di dosi entro il 3 aprile

di Marzio Bartoloni

Rezza: con 240mila vaccini al giorno normalità in 7-13 mesi

3' di lettura

Innanzitutto la materia prima: se tutto filerà liscio ci saranno poco più di 43 milioni di dosi tra aprile e giugno. Il triplo dei primi tre mesi, una dote sufficiente per provare a triplicare anche il ritmo delle iniezioni portandole da 100mila a 300mila al giorno. Secondo Gianni Rezza, dg del ministero della Salute, se si procederà almeno con 240mila vaccinazioni «si tornerà alla normalità entro 7-13 mesi». Poi servono i vaccinatori: dopo il mezzo flop del bando dell’ex commissario Arcuri che ha assoldato 7.300 operatori (4.600 medici e solo 2.500 infermieri) e le pastoie burocratiche (mancano le intese in metà Regioni) per coinvolgere i 40mila medici di famiglia, tra i quali non mancano le ritrosie a partecipare, è partita la caccia ai vaccinatori per la campagna di massa da far partire ad aprile.

I numeri del piano
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E la svolta potrebbe arrivare da una platea di outsider di oltre 300mila operatori: soprattutto giovani medici e infermieri che lavorano già negli ospedali e a cui pagare le ore di straordinario, ma in pista potrebbero scendere anche i dentisti. Forze fresche a cui il ministero della Salute sta pensando sempre di più di attingere per far partire la fase due.

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Le incognite certo non mancano: ieri si è diffusa la notizia di un ritardo nelle consegne del nuovo siero mono-dose di Johnson&Johnson, a cui l’Ema darà il via libera giovedì. L’azienda americana in serata ha però assicurato che manterrà gli impegni con la Ue e all’Italia fornirà 6,5 milioni di dosi a inizio aprile che si aggiungeranno alle 36,8 milioni delle altre aziende entro giugno. «Non sono preoccupato sul target che abbiamo per il secondo trimestre. Sappiamo che qualcuno farà meglio e qualcuno sarà in ritardo», ha spiegato ieri il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, aggiungendo che «l’Ue ha molte vie a disposizione se qualcosa va male». Il riferimento è il blocco all’export delle dosi prodotte nella Ue come già avvenuto per quelle di AstraZeneca.

Covid, i dati e la mappa

Vaccini in tempo reale

Il piano dei vaccini in Italia giovedì sarà sul tavolo delle Regioni per riscrivere le priorità: dopo le iniezioni ai 4,4 milioni di over 80 ora in corso si procederà per fasce d’età con oltre 5 milioni di over 70 da immunizzare. Insieme a loro saranno vaccinati anche 2 milioni di persone estremamente vulnerabili (con patologie gravi), i disabili e con loro anche i familiari e i “caregiver” che li assistono. Se si contano anche gli over 55, l’età dalla quale sale il rischio di contrarre forme gravi del Covid, tutta la platea arriva a 19 milioni di persone da vaccinare entro inizio estate. Ma senza più la babele dei piani regionali. «Abbiamo bisogno di una linea comune e la priorità va data alle persone che rischiano di più la vita: anziani e malati gravi», avverte Luigi Icardi, assessore alla Salute del Piemonte e coordinatore degli altri assessori, che lavorerà al nuovo piano con il Governo.

Piano che potrà prendere slancio ricorrendo anzitutto ai 36mila giovani medici che già dal primo anno della scuola di specializzazione saranno arruolati come vaccinatori. Per il loro contributo volontario è previsto, secondo un accordo Stato-Regioni appena siglato, un compenso orario a carico delle Asl di 40 euro lordi. La novità più importante però potrebbe arrivare dal coinvolgimento dei 270mila infermieri che lavorano negli ospedali e che hanno disertato il bando di Arcuri perché poco conveniente. La Fnopi, l’Ordine degli infermieri, ha chiesto di superare la norma che vincola questi operatori a lavorare in esclusiva per gli ospedali. Basterebbe - sottolinea la Fnopi - che solo un terzo di questi (90mila) dedicasse due ore di straordinario pagato alle vaccinazioni per assicurare fino a un milione di iniezioni al giorno. Le prime risposte su questo fronte potrebbero arrivare con il decreto sostegno atteso a giorni.

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