CORONAVIRUS

Vaccini, piano nel caos: dal no ad AstraZeneca alle Regioni in ordine sparso

Il prospetto a disposizione delle Regioni sulle 4 fasi della campagna vaccinale è in costante aggiornamento

di Andrea Carli

Coronavirus, i vaccinati al 9 febbraio 2021

5' di lettura

Lo stop da parte di insegnanti e Forze dell’ordine ad AstraZeneca, considerato un vaccino meno efficace degli altri, e la scelta di Veneto, Emilia Romagna e Campania di acquistarlo direttamente sul mercato, così da porsi al riparo da eventuali ulteriori slittamenti nelle consegne, rischia di mettere a rischio quella accelerazione del piano vaccinale anti Covid che lo stesso presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha posto tra le priorità del nuovo governo in occasione del secondo giro di consultazioni con le forze politiche.

L’ex governatore della Bce avrebbe indicato negli insegnanti e nel personale scolastico delle categorie prioritarie a cui somministrare i vaccini. Allo stesso tempo andrebbe implementato l'uso dei tamponi rapidi tra gli studenti.

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Il contesto: un nuovo piano vaccinale in 4 fasi

A fare da contesto in una situazione segnata da non poche incognite è il nuovo piano di vaccinazione. Il prospetto a disposizione delle Regioni sulle 4 fasi della campagna è in costante aggiornamento. Nelle prossime ore il dossier sarà sul tavolo di una riunione della conferenza Stato-Regioni. Fra personale sanitario e delle Rsa, ospiti di queste strutture e anziani over 80 (la cui vaccinazione sta partendo in alcune regioni italiane), ammonta a 6 milioni e 483.000 il numero delle persone che dovranno essere raggiunte nella prima fase prevista dal piano vaccinale, nel quale, per queste categorie, si utilizzeranno solo i vaccini Pfizer e Moderna, così come da indicazione Ema e Aifa.

La seconda fase dovrebbe raggiungere 19.862.582 persone e riguarderà, indipendentemente dall’età, i soggetti «estremamente vulnerabili», ovvero con patologie valutate come «particolarmente critiche in quanto correlate al tasso di letalità associata a Covid-19». Si tratta di persone con malattie respiratorie, cardiocircolatorie, condizioni neurologiche e disabilità, diabete ed endocrinopatie severe, fibrosi cistica, patologia renale, malattie autoimmuni, malattie epatiche e cerebrovascolari, patologia oncologica, sindrome di Down, trapianto di organo solido, grave obesità. Anche a queste categorie saranno dati i vaccini Pfizer e Moderna.

Tra le fasce prioritarie nella fase 2 di vaccinazioni anti-Covid, l'aggiornamento del Piano vaccinale prevede anche gli over-70 (categorie 2 e 3) e ciò in virtù del più alto tasso di letalità associato a Covid-19. Queste categorie di priorità, si legge nel nuovo piano, «vengono definite sulla base del criterio anagrafico in quanto questa variabile assume un ruolo preponderante nella valutazione dei fattori di rischio di mortalità associata a Covid-19». Infatti, in questa fascia di età «il tasso di letalità di coloro che vengono a essere infettati risulta pari al 10%».

Tra le fasce prioritarie che saranno vaccinate per prima nella seconda fase della campagna vaccinale, il documento di aggiornamento del Piano di vaccinazione indica anche i soggetti con HIV, che rientrano nella categoria con priorità 4 delle persone con comorbidità che aumentano il rischio clinico se infettate da SrsCov2.

La terza fase sarà focalizzata su 3.894.847 persone: il personale docente e non docente, forze armate e di polizia, i penitenziari, i luoghi di comunità e gli altri servizi essenziali. Per queste categorie sarà usato il vaccino di AstraZeneca. Questa fase, stando al Piano vaccinazioni aggiornato, potrà essere avviata «da subito», in parallelo a quella dei soggetti prioritari dalla fase 1 (con i vaccini a mRNA). Interesserà persone di età tra 18 e 55 anni. Una volta immunizzate le fasce delineate, seguirà il resto della popolazione.

La quarta, infine, raggiungerà 20 milioni e 533.289 persone e andrà a interessare tutto il resto della popolazione over 16 utilizzando il vaccino a seconda della disponibilità. In tutto questo operano delle variabili: il cambiamento (in aumento ma anche in diminuzione) delle dosi previste, così come l'arrivo di nuovi vaccini (il prossimo potrebbe essere quello della Johnson & Johnson, probabilmente a inizio marzo) potrebbe rendere necessaria una riscrittura delle tabelle e dello schema operativo. Rimarrà comunque invariato il criterio delle priorità sanitarie, cioé l'obiettivo di raggiungere il prima possibile i più fragili e i più esposti.

L’incognita varianti

Se questo è il piano di massima, già in queste ore si profilano alcune incognite. La prima è quella delle varianti. Fra i principali campanelli d'allarme, quello che arriva dal Sudafrica, che ha deciso di sospendere il vaccino di AstraZeneca perché ha un'efficacia di appena il 10% contro la variante in circolazione nel Paese. L’Italia ha deciso di avviare una mappatura rapida dell'altra variante del virus, quella inglese, che secondo una ricerca condotta in Danimarca avrebbe un'efficacia di 1,55 volte maggiore rispetto al virus originario.

I dubbi di docenti e Forze dell’Ordine su AstraZeneca

Un altro nodo riguarda una parte degli insegnanti, scettici su AstraZeneca, il vaccino anglo svedese. «Molti operatori della scuola - ha messo in evidenza la Cisl Scuola -- si interrogano sui vantaggi di aderire all' opportunità» di essere sottoposti a vaccinazione, «a causa della dichiarata minore copertura vaccinale di AstraZeneca rispetto ai più efficaci vaccini Pfizer e Moderna. La decisione di inserire il personale della scuola nelle priorità della campagna vaccinale e soprattutto di utilizzare il vaccino AstraZeneca, è stata assunta senza alcun coinvolgimento né del Comitato Tecnico Scientifico né dei Sindacati».

Il sindacato ha chiesto una audizione al Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute e la revisione del Protocollo di sicurezza per gli Istituti scolastici. Analoghe perplessità sono state espresse dal Sap, il Sindacato autonomo di Polizia: «Perché decidere di somministrare questo vaccino a chi, come la Polizia di Stato, è a così stretto contatto con il rischio massimo di contagio? Mi sembra illogico», ha messo in evidenza Stefano Paoloni, il segretario generale, commentando l’ipotesi di destinare AstraZeneca alla vaccinazione delle Forze dell'Ordine. Un vaccino « la cui efficacia è stata stimata attorno al 60%: dati che lasciano sconcertati, a fronte di vaccini più efficaci». In tutto questo non mancano in queste ore le richieste di chiarimento avanzate ai medici di famiglia.

Regioni in ordine sparso

C’è poi un’altra questione: le regioni italiane si muovono in ordine sparso. Se ad esempio il Lazio, dove sono già partite le vaccinazioni degli over 80, prende in considerazione il “modello israeliano” per fasce di età e categorie di priorità, il Veneto e l’Emilia Romagna valutano l’ipotesi di recuperarsi da solo i vaccini necessari (Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca), di fatto bypassando la Commissione europea.

Ha cominciato il Veneto. «Lo stiamo facendo nella legalità totale - ha chiarito il governatore Luca Zaia -, rispettosi di tutte le leggi nazionali ed europee. Non la vediamo come contrapposizione al governo - ha aggiunto - ma dobbiamo prendere atto che prima viene la salute dei veneti».

Poi è stata la volta dell’Emilia Romagna. L'assessore alla Salute Raffaele Donini, nell'informativa in Commissione assembleare ha spiegato che la regione è pronta a sondare, assieme ad altre, opportunità autonome di acquisto di dosi vaccinali contro il Covid-19. Sempre nel rispetto delle regole e della prassi, che prevede che ogni fornitura di vaccini sia validata da Aifa, e nell'ambito del confronto istituzionale tra Governo e Regioni. Donini ha ricordato come la strada dell'approvvigionamento di forniture extra sia stata percorsa con efficacia anche per le 200mila dosi di vaccino antinfluenzale acquistate dalla Regione quando la disponibilità era scarsa.

Del gruppo delle regioni interessate ad acquistare vaccini fa parte anche la Campania. «Ci stiamo muovendo per acquistare altri vaccini in altre parti del mondo - ha spiegato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, in una diretta Fb del 12 febbraio -, non ne parliamo fino a che non avremo cose concrete, definite per l'acquisto di altri vaccini direttamente come Regione Campania».

Il sistema di prenotazione

La tendenza a muoversi in ordine sparso è emersa anche nella gestione delle prenotazioni, con Poste Italiane che ha messo a disposizione una piattaforma: allo stato attuale è stata scelta da Sicilia, Marche, Campania e Abruzzo. Le altre hanno preferito organizzarsi per conto proprio.

(Ultimo aggiornamento dell’articolo venerdì 12 febbraio, ore 15)

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