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Piantanida (Arel): «Vi racconto le sfide per le ladies dell’immobiliare»

Laura Piantanida, presidente di Arel, evidenzia tre aree di sviluppo: internazionalità, rapporti con le istituzioni e supporto alle giovani leve

di Evelina Marchesini

5' di lettura

Arel, l'Associazione Real Estate Ladies, ha compiuto 15 anni e si lancia in nuove sfide a livello non solo nazionale, ma anche internazionale. Alla guida oggi è Laura Piantanida, in qualità di presidente, figura femminile di successo nell'ambito immobiliare europeo. Laura infatti è Head of Business Development di Yard Reaas Spa, gruppo nato nel maggio 2021 dalla fusione tra Yard e Reaas, realtà che conta oltre 170 risorse e 40 milioni di fatturato.

Arel ha già compiuto 15 anni, compleanno festeggiato l'estate scorsa sia a Milano che a Roma. Quali sono stati i progressi più importanti di Arel in questo periodo?

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A partire dalla sua fondazione Arel è stata capace di creare all'interno del settore immobiliare una prolifica “comfort zone”, un’isola felice'in un contesto professionale spesso molto faticoso per le donne, caratterizzato da scarsa presenza ai vertici, gender gap, conciliazione vita lavorativa e privata. Qui le socie hanno avuto modo di conoscersi, confrontarsi e formarsi e coltivare preziose relazioni informali con colleghe dello stesso ambito.

Così facendo è riuscita negli anni a farsi riconoscere come punto di riferimento nella real estate community così che agli eventi organizzati da Arel partecipano rappresentanti delle maggiori realtà del settore e ha promosso una maggiore e migliore conoscenza delle iniziative immobiliari di alcune tra le principali città italiane attraverso il programma di visite guidate ArelOnSite, condotte con il supporto degli investitori, dei progettisti e della pubblica amministrazione coinvolti in ciascun progetto.

Quali sono le aree su cui lavorerà Arel nei prossimi cinque anni? Quali i progetti particolari?

Innanzitutto l’apertura verso l’esterno, rafforzando i canali di collegamento con l'estero, a partire dalle associazioni di genere del settore in Europa e negli Stati Uniti, grazie alla partecipazione a eventi, fiere e convegni internazionali, pur con tutte le limitazioni che il periodo ci sta imponendo.

Poi intensificando i contatti con le istituzioni, per dare alle socie la possibilità di incidere positivamente sul contesto in cui operiamo, il real estate, che significa immobili, quartieri e città. E anche rilanciando le iniziative a favore delle nuove leve, per promuovere la cultura associativa all'interno di università e master, e riprendendo i programmi di mentoring a favore delle professioniste più giovani.

Trova che le donne abbiano fatto effettivamente passi in avanti nel settore del real estate? Come? Ci può fare qualche esempio?

I passi avanti sono stati notevoli e molte delle nostre socie, a partire dalle fondatrici, ne sono la rappresentazione concreta perché hanno assunto ruoli apicali in molte delle principali realtà del settore. A loro stiamo dedicando il progetto 15x15, interviste a quindici donne che hanno compiuto progressi importanti in questi quindici anni, che si riassume nella frase:«Se lo fa lei lo posso fare anch’io».

L'associazione ha dato la sua parte di contributo favorendo il networking e il confronto . Lo scambio contribuisce non solo ad accrescere competenze e opportunità di lavoro, ma soprattutto la consapevolezza di dove ci troviamo nel nostro percorso personale e professionale e di dove possiamo e vogliamo arrivare, anche grazie al paragone con altre esperienze e modelli femminili.

Perché è importante per una donna che lavora nel settore immobiliare fare parte di Arel?

Come spesso raccontiamo agli studenti di master, è in generale strategico far parte di un'associazione di settore perché consente un accesso privilegiato a informazioni , competenze e network che il singolo non è sempre in grado di ottenere in autonomia. Detto questo, il valore aggiunto di Arel risiede nella sua trasversalità: la varietà di figure e di segmenti rappresentati dalle nostre socie (investitori, imprese, consulenti, pubblica amministrazione, accademia, comunicazione, etc.) alimenta lo scambio, consente di ampliare la propria prospettiva e di esplorare ambiti del real estate diversi rispetto a quelli abituali, quindi fonte di stimolo per il business.

Quali sono le sfide principali che si trovano oggi di fronte le giovani donne che si vogliono dedicare al real estate?

Ne cito tre in particolare, anche se ritengo vadano oltre i confini del nostro settore: fare squadra, trovare un modello che ispiri e definire il proprio “work life balance”. Ampliare i contatti al di fuori del proprio ufficio e coltivare relazioni personali e professionali è vitale, oltre che prezioso per l’intera carriera. Ed è altrettanto importante identificare dei modelli - aggiungo “femminili” - di riferimento, perché l'esempio concreto di chi riesce a realizzarsi nel lavoro, ma anche a preservare tutti gli aspetti importanti della vita, è ciò che offre il sostegno più stabile e duraturo a proseguire il percorso. «Se lo fa lei lo posso fare anch’io» è uno dei migliori regali che l'associazione offre per il 2022 alle sue (non solo giovani) iscritte.

Il mondo, anche quello del lavoro, è sempre più globale. Come si colloca Arel in un ambito internazionale? Come aiuta le socie a muoversi anche al di fuori dei confini italiani?

A livello internazionale sono presenti due categorie di associazioni con cui Arel si confronta: di genere all'interno del settore, cioè omologhe di Arel all'estero (come ad esempio le colleghe di Frauen in Der Immobilienwirtshaft in Germania o le americane di Crew, Commercial Women in Real Estate), e la sezione “femminile” di organismi trasversali. Le principali occasioni di scambio sono rappresentate da fiere e convegni europei, in cui prima della pandemia erano stati organizzati diversi incontri – tipicamente un breakfast – per conoscere le colleghe. Ne sono un esempio il Mipim di Cannes e l'Expo Real di Monaco, che avevano ospitato momenti di network dedicati.

In altre occasioni l’incontro era stato ancora più diretto: delegazioni straniere avevano visitato il nostro Paese e le socie avevano avuto l’opportunità di stringere nuovi contatti sul campo, come era avvenuto qualche anno fa in particolare in occasione della trasferta di colleghe tedesche a Torino.Stiamo lavorando affinchè questi importanti momenti di incrocio possano riprendere appena le condizioni lo consentiranno.

Il mondo delle associazioni è in crisi ovunque. Le persone sono sempre meno propense a pagare quote a un'associazione solo perché è dovuto. Come sta andando Arel? E quali sono le sue carte vincenti?

Arel ha raccolto nuove iscrizioni durante l'intero periodo di lockdown e il trend prosegue. Ed è un risultato importante considerando che privare un'associazione come la nostra della possibilità di incontrarsi di persona - e non da remoto - è probabilmente il banco di prova più duro.In questo periodo abbiamo imparato che ciò che conta maggiormente è poterci conoscere, frequentare e confrontare. Aggiornamento, formazione e circolazione di informazioni sono importanti, ma la crescita nasce prima di tutto dallo scambio, da quel mix privilegiato di rapporti personali e professionali che si genera in Arel. Questa è la sua carta vincente.

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