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Piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030? I florovivaisti: non ci sono le piante

Il settore non è stato coinvolto nelle scelte dell piano europeo per la transizione ecologica

di Giorgio dell'Orefice

Per i florovivaisti è al momento impossibile piantare gli alberi previsti dal Green Deal

2' di lettura

Il Green Deal europeo e gli obiettivi di transizione ecologica finora non hanno coinvolto il settore “green” per eccellenza: quello del florovivaismo. Tra le incongruenze della grande rivoluzione ambientale che è stata avviata da Bruxelles c’è anche questo, e cioè il fatto che uno dei comparti che più possono dare un contributo in termini di riduzioni di emissioni e in vista degli obiettivi di neutralità climatica resta ai margini. Se ne è discusso a Roma nel corso dell’incontro su “Il Green Deal dei florovivaisti italiani” che si è tenuto nella sede della Cia-Agricoltori italiani.

Uno dei temi chiave ha riguardato l’ambizioso obiettivo annunciato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen di piantare in Europa 3 miliardi di alberi entro il 2030. «Abbiamo provato a fare qualche calcolo – ha spiegato il docente di arboricoltura e coltivazioni arboree dell’Università di Firenze, Francesco Ferrini – e stiamo parlando di un obiettivo che richiede di piantare circa 330 milioni di alberi l’anno, oltre un milione al giorno. Non ci risulta sia iniziato nulla di tutto questo. Ma soprattutto una tale operazione presuppone che gli alberi da piantare siano già disponibili. E anche questo non corrisponde al vero. Insomma, se non si vuole restare ai soli proclami occorre una programmazione della produzione vivaistica, occorre formazione e manutenzione».

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«Il nostro settore conta 24mila aziende in Italia, 2,5 miliardi di fatturato (per oltre il 50% realizzato all’estero) e circa 100mila addetti – ha aggiunto il presidente dell’Associazione Florovivaisti italiani che fa capo alla Cia, Aldo Alberto – e può svolgere un ruolo di primo piano non solo sul piano della forestazione ma anche su altri decisivi ambiti contemplati nel Pnrr come i parchi agrisolari, l’agrivoltaico, le comunità energetiche e il teleriscaldamento da biomasse».

Ma un altro punto chiave per il futuro del florovivaismo è l’iter parlamentare del ddl sul settore che dopo il primo esame della Camera è ora al Senato. Una legge che garantirebbe un riconoscimento giuridico al comparto, punta a istituire un Piano nazionale sul florovivaismo, dispone investimenti su ricerca e promozione e prevede l’istituzione al ministero delle Politiche agricole e sul modello olandese di un “ufficio fiori”.

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