DEMOCRAZIA DIRETTA

Piattaforma Rousseau, da omaggio a Casaleggio senior al taglio dei servizi sotto il figlio Davide

Da almeno un anno gruppi di deputati e senatori provano a studiare la strada per sganciare il M5S dall'associazione Rousseau di cui Casaleggio jr è il plenipotenziario, e a cui ciascun eletto deve 300 euro al mese

di Andrea Carli

M5s, voto su Rousseau per ok alleanze e no limite mandati

Da almeno un anno gruppi di deputati e senatori provano a studiare la strada per sganciare il M5S dall'associazione Rousseau di cui Casaleggio jr è il plenipotenziario, e a cui ciascun eletto deve 300 euro al mese


3' di lettura

«Caro iscritto, ti scrivo per comunicarti che, a causa delle protratte e gravi morosità di diversi portavoce del MoVimento 5 Stelle che da troppi mesi hanno deciso di venir meno agli impegni presi, saremo costretti a ridurre progressivamente diversi servizi e strumenti (della piattaforma Rousseau, 175.376 iscritti certificati ndr) le cui spese di funzionamento, in assenza delle entrate previste, non risultano ovviamente più sostenibili».

Diversi portavoce non versano il contributo di 300 euro

Davide Casaleggio ha “preso carta e penna” e ha scritto una lettera agli iscritti del M5s. Nella lettera il figlio dello scomparso Gianroberto, guru e cofondatore con il comico Beppe grillo del Movimento 5 Stelle, ha spiegato che «non sarà più possibile garantire l'infrastruttura organizzativa, amministrativa, tecnologica e comunicativa, nonché la tutela legale e le attività di formazione necessarie per il M5S». Sono 17 i deputati e una decina i senatori che quest’anno non hanno versato alcun contributo.

Piattaforma di democrazia diretta

Si delineano dunque tempi non facili per la piattaforma di democrazia diretta dei pentastellati. Una piattaforma che, tra i suoi obiettivi, ha la gestione del MoVimento 5 Stelle nelle sue varie componenti elettive (Parlamenti italiano ed europeo, consigli regionali e comunali) e la partecipazione degli iscritti alla vita del MoVimento attraverso, ad esempio, la scrittura di leggi e il voto per la scelta delle liste elettorali o per dirimere posizioni interne.

Casaleggio jr sotto assedio

Da almeno un anno gruppi di deputati e senatori provano a studiare la strada per sganciare il M5S dall'associazione Rousseau di cui Casaleggio jr è il plenipotenziario, e a cui ciascun eletto deve 300 euro al mese. C'è chi propone riforme dei regolamenti, chi dello statuto, chi ancora una norma di legge che strappi al figlio del cofondatore il controllo dei dati degli iscritti. Ma quel che appare più probabile, secondo fonti pentastellate, è una soluzione di compromesso che passi per una revisione delle regole interne e che contempli un abbassamento della cifra da devolvere a Rousseau. Magari della metà: non più 300 euro, ma 150. Sarebbe comunque un ridimensionamento, che molti vorrebbero accompagnato da una gestione più collegiale della piattaforma.

Gli equilibri nel Movimento

Un ridimensionamento che rispecchierebbe i nuovi equilibri all’interno dei Cinque Stelle: da una parte Casaleggio e Di Battista e dall'altra Grillo, Conte e Di Maio e un folto gruppo di parlamentari insofferenti per le “incursioni” dell'associazione Rousseau nell'autonomia degli eletti. Con l’ex leader politico Di Maio che assume il compito di ricucire le divisioni, di ricompattare le correnti anche propugnando una leadership collegiale come vogliono tanti parlamentari.

Piattaforma operativa dal 2016

Nel mezzo di questo braccio di ferro, la piattaforma Rousseau, resa disponibile quattro anni fa - una primissima versione del sistema operativo risale all’ottobre del 2013 - nel giorno della scomparsa di Gianroberto Casaleggio, ideatore di quella democrazia della Rete sulla quale il Movimento in dieci anni ha preso forma ed è cresciuto, dagli esordi del blog firmato da Grillo fino all'approdo in Parlamento. Prima di Rousseau le consultazioni si svolgevano sul blog dell’ex comico.

I precedenti

Una piattaforma che ha messo gli iscritti nelle condizioni di esprimersi su decisioni politicamente rilevanti, e ha dato la possibilità ai vertici di ricorrere al voto online degli iscritti per condividere e garantire una copertura politica anche a scelte innovative. Basti ricordare il voto del 18 maggio 2018, quando la base dà il via libera all'alleanza con la Lega approvando a schiacciante maggioranza (94% di sì) il contratto di governo con il Carroccio. Nel febbraio 2019, la base è consultata per l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno dell’allora governo rosso verde, Matteo Salvini, indagato per il caso Diciotti. A fine maggio, ancora un voto che questa volta conferma l’allora vicepremier Luigi Di Maio capo politico del Movimento 5 Stelle con l′80% delle preferenze. Il 3 settembre si tratta di decidere se il MoVimento 5 Stelle debba far partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte: il 79,3% si pronuncia per il Sì.

Novembre 2019: gli attivisti sconfessano la linea dei vertici

A novembre, per la prima volta nella storia del M5S la base degli attivisti sconfessa una decisione dei vertici. La piattaforma boccia così la proposta di Di Maio di prendersi una «pausa elettorale» in vista delle elezioni regionali dei 26 gennaio in Emilia-Romagna e Calabria. L’ultimo voto in ordine di tempo, almeno per ora, avviene quest’anno, a metà agosto: passano entrambi i quesiti posti agli iscritti M5s per chiedere l'azzeramento del primo mandato comunale e la possibilità di fare alleanze locali con altri partiti. Il via libera degli iscritti M5s per la modifica del mandato zero consente alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, di ricandidarsi.

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