FOOD DELIVERY

Piattaforme made in Italy, la riscossa parte da Treviso


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Deliveroo amplia il suo servizio. E punta per l'estate sulle località turistiche. A Nordest ha previsto l'apertura a Jesolo con 20 rider (foto Agf)

3' di lettura

La tutela dei fattorini che consegnano il cibo a domicilio si scontra con gestioni diverse; da un lato aziende radicate a livello locale che, in diverse parti d’Italia, stanno applicando correttamente i contenuti del contratto, dall’altro la gestione da parte di piattaforme di “assunzione “ controllate da società estere a cui poco interessano queste regole. L’avvertimento arriva dai sindacati, anche perché «una concorrenza non leale, a fronte di soggetti che non applicano nessuna delle regole definite dalle parti sociali, rischia di mettere fuori gioco chi sceglie la correttezza. Viene da dire che la rappresentanza ha cercato di mettere in campo un “prodotto” contrattuale innovativo e vicino alle esigenze, ma dall’altra il Paese deve sorvegliare che queste regole siano vera tutela per aziende e lavoratori del comparto» spiegaClaudio Corrarati, presidente Cna Trentino Alto Adige e membro direttivo Cna Nord Est e direzione nazionale. Tutto questo per più di 10mila soggetti. Quando lo scorso 8 novembre, a Roma, si sono incontrati il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, i rider e le più importanti realtà del food delivery che operano in Italia, si sono di fatto creati due fronti: da una parte Deliveroo, Glovo (quindi Foodora), Ubereats, Socialfood, Justeat, e dall’altra le principali realtà italiane Foodracers, Mymenu (quindi Sgnam e BacchetteForchette), Moovenda, PrestoFood e Winelivery. Foodracers, in particolare, nasce a Treviso nel gennaio 2016; a marzo 2018 ha chiuso un aumento di capitale di 600mila euro con l’ingresso di nuovi soci al 10%, portando la valutazione della società a 6 milioni di euro a soli due anni dalla nascita. «Il diverso posizionamento nel settore del food delivery e le politiche finora adottate dalle aziende con i propri rider - ha fatto sapere allora la compagine delle aziende made in Italy - ha spinto le realtà italiane a coalizzarsi e dissociarsi da quelle internazionali con la convinzione di poter venire incontro alle richieste dei rider nel rispetto del mercato italiano, l’unico in cui operano queste imprese. Le stesse hanno confermato l’impegno a costituire un’associazione datoriale qualora questa fosse utile allo scopo». Il rischio però, avverte Corrarati, a questo punto diventa quello di «moltiplicare le forme contrattuali con la nascita di nuove rappresentanze non numericamente significative». Lo scorso 18 luglio 2018 le organizzazioni datoriali insieme a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti Uil hanno sottoscritto una regolamentazione contrattuale per i lavoratori addetti alla distribuzione di merci con cicli, ciclomotori e motocicli, i cosiddetti rider.

Una figura espressamente introdotta nell’ultimo accordo di rinnovo del Contratto nazionale della Logistica. I rider sono inquadrati con parametri retributivi creati appositamente. Non solo: «Anche per questi lavoratori è prevista l’applicazione di tutti gli istituti contrattuali compresa la bilateralità propria del nostro comparto, insomma con tutele complete per nuove figure soprattuto giovani lavoratori e lavoratrici» spiega Corrarati.

Ma a distanza di quasi un anno, «tutte le parti sono concordi che sia da una parte necessario mettere mano semmai ancora alla contrattazione per far sì che vengano fatte le opportune modifiche per rendere la stessa quale base contrattuale realmente vicina ad ogni esigenza ed ogni flessibilità, dall’altra però si chiede a gran voce una sorveglianza continua sull’applicazione da parte delle aziende dei contenuti definiti negli accordi 2018». Le ombre sulla situazione dei rider riemergono periodicamente: a febbraio scorso, per la prima volta in Veneto, i fattorini di Just Eat della provincia di Padova hanno indetto uno sciopero ottenendo dal Consiglio regionale una mozione che impegna la Giunta a «promuovere la corretta qualificazione dei rapporti di lavoro» nel food delivery .

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