Industria

Piattaforme modulari al centro della nuova geografia dell’auto

di Simonluca Pini


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4' di lettura

Il mondo dell’auto sta cambiando in maniera radicale, a partire da quello che non si vede. Se digitalizzazione, guida autonoma e corsa all’elettrificazione sono sotto gli occhi di tutti, una delle trasformazioni più importanti è legata alla piattaforma produttiva. Come mai successo in passato, è fondamentale per i costruttori automobilistici disporre di architetture che permettano la realizzazione di modelli completamente diversi tra di loro e soprattutto in grado di essere abbinati a motorizzazioni ibride, phev ed elettriche. Ma non solo anche si tratta di elementi strategici per differenziare vetture di brand all’interno di gruppi o di grandi alleanze industriali. Riducendo i costi grazie a sinergie ed economie di scala.

Ad inaugurare l’era della piattaforme condivise è stata Volkswagen con il lancio della piattaforma modulare Mqb (Modularer Querbaukasten), costata oltre 50 miliardi di euro e diventata cuore nevralgico dell’intera produzione del gruppo. Mqb (e la variante Mlb Evo per auto con motore longitudinale) permette alimentazioni di ogni tipo ed è stata pensata in origine anche per le ibride e le elettriche. Mqb dà vita a vetture che spaziano dalla Golf alla Audi A3, fino alla Tiguan, ma anche i suv Skoda Kodiaq, Seat Ateca e Vw T-Roc. Per non parlare di Skoda Octavia. Esiste anche una variante che battezzata MqbA0 fa nascere la Seat Arona alla Vw Polo e al suv compatto Volkswagen T-Cross.

Su Mlb Evo il gruppo costruisce la Volkswagen Touareg, Audi A4, A6, A8, A7, Q7, Q8, Porsche Cayenne, Bentley Bentayga e il suv sportivo Lamborghini Urus. E Volkswagen anche nelle elettriche gioca la carta della modularità. Il gruppo tedesco ha sviluppato la nuova piattaforma “electric-only” battezzata Mbe (Modulare Elektrifizierungsbaukasten) che darà vita a una rivoluzione alla spina a partire dalla ID.3 e pronta ad allargarsi esponenzialmente nei prossimi anni con modelli con oltre 500 km di autonomia. Stessa politica anche per Mercedes con la nuova piattaforma realizzata esclusivamente per i modelli a zero emissioni della famiglia EQ, mentre la nuova architettura per le compatte verrà realizzata in collaborazione con Bmw. Infatti, la i2 elettrica sarà il primo modello basato su una nuova piattaforma sviluppata con Daimler. L’operazione si inserisce nella strategia già annunciata che vede Bmw e Daimler collaborare allo sviluppo delle nuove tecnologie di mobilità al fine di ridurre gli elevati costi di sviluppo. Tra queste la guida autonoma e i servizi di mobilità, alle quali si aggiunge ora la realizzazione di un’architettura elettrica comune. Bmw svilupperà piattaforme per veicoli elettrici anche con Jaguar Land Rover, a conferma dell’importanza di “fare squadra” per affrontare la sfida dell’elettrificazione.

Passando a Volvo la piattaforma Spa (Scalable Product Architecture) è il segreto del successo del marchio svedese. Utilizzata dal maxi suv XC90 fino alla station wagon V60, è stata sviluppata in modo da tale da accogliere motori termici, ibridi e ibridi plug-in, rispondendo così all’esigenza di offrire un numero sempre maggiore di modelli elettrificati. Accanto all’Architettura di prodotto scalabile (Spa), Volvo ha sviluppato anche l’Architettura Modulare Compatta (Compact Modular Architecture - Cma), portata al debutto dal suv compatto XC40 e attesa sulla novità 100% elettrica Polestar 2. La tecnologia condivisa fra Spa e Cma include i propulsori (sia quelli convenzionali sia le nuove varianti ibride plug-in) e i sistemi di infotainment, climatizzazione, rete dati e sicurezza, portando il costruttore svedese più vicino al suo obiettivo ultimo, ovvero azzerare entro il 2020 il numero di vittime o feriti a seguito di incidente su una nuova Volvo. In casa Fca L’unica piattaforma davvero nuova è quella che, denominata Giorgio, dà vita ad Alfa Romeo Giulia e al suv Stelvio e sarà impiegata anche per modelli americani come per esempio le futura Dodge. Fca ha però fatto un vero miracolo: ha preso due piattaforme italiane, la Compact (quella della Giulietta) e la Small (quella della Punto, quindi non proprio giovane) e le ha fatte evolvere per creare un gran numero di modelli. In particolare, la Small è stata resa praticamente modulare: allungata e allargata (Small Wide) e adattata anche alla trazione integrale. Su questa piattaforma si basano modelli come Fiat 500X, Jeep Renegade, Compass, Fiat 500 L e Tipo. L’accordo con Renault, e la possibile entrata nell’Alleanza, porterebbe finalmente Fca a disporre di nuove piattaforme a partire dalla architettura modulare denominata Common Module Family (Cmf). Presentata nel 2013, è capace di ridurre fino al 40% i costi di sviluppo e del 30% quelli per l’acquisto dei componenti, facilitando anche l’introduzione di tecnologie di nuova generazione su ampia scala.

Restando tra i costruttori francesi, Psa ha razionalizzato il numero delle sue piattaforme, con l’obiettivo di arrivare a costruire tutti i suoi modelli sulle architetture Emp2 (Efficient Modular Platform 2) lanciata nel 2013 e Cmp (Common Modular Platform), lanciata con la nuova DS 3 Crossback e pensata anche per la motorizzazione completamente elettrica. Da quest’anno questa piattaforma avrà una variante dotata di una catena di trazione elettrica (eCmp) ed entro il 2021 verranno lanciati 7 modelli a zero emissioni tra cui la versione elettrica della nuova Peugeot 208 e la DS 3 Crossback e-tense.

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