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Piazza Affari chiude il 2019 con un +30%: tutti i numeri di un’annata record

Solo Atene (+54%) ha fatto meglio in Europa. L’exploit di Piazza Affari favorito dalla propensione al rischio alimentata dagli stimoli delle banche centrali

di Andrea Franceschi


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

È stata un’annata da incorniciare per le principali Borse mondiali. In un contesto segnato dall’incertezza sulle prospettive di crescita per via della guerra dei dazi tutte le piazze mondiali hanno messo a segno guadagni notevoli trainate da Wall Street che ha guadagnato il 30% aggiornando i nuovi massimi storici. La fiammata delle Borse è stata favorita soprattutto dalla decisione delle principali Banche centrali di tornare a mettere in atto politiche di stimolo proprio per contrastare gli effetti del rallentamento della congiuntura.

In questo quadro molto positivo si giustifica l’exploit di Piazza Affari che - ha fatto sapere oggi Borsa italiana - ha chiuso l’anno con un rialzo del 30% (dato aggiornato alla chiusura del 23 dicembre) sull’indice FTSE MIB. Numeri che valgono la palma di miglior listino in Europa secondo solo alla piazza di Atene che ha archiviato l’anno con un ritorno del 54 per cento.

Gli scambi di azioni - si legge in una nota di Borsa italiana - sono stati «sostanzialmente stabili» e «hanno raggiunto una media giornaliera di 2,2 miliardi di euro con 256mila contratti. Complessivamente sono stati scambiati oltre 64 milioni di contratti e un controvalore di oltre 544 miliardi». Borsa italiana segnala poi la «consistente crescita degli scambi di azioni sul mercato Aim: sul segmento dedicato alle piccole e medie imprese volumi sono cresciuti del 19,6%, con la media giornaliera degli scambi passata da 9,7 a 11,6 milioni di euro e del 56,3% con la media giornaliera dei contratti passata da 2.032 a oltre 3.100.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

La capitalizzazione complessiva delle società quotate a Piazza Affari si attesta a 651 miliardi, con una crescita del 20,1% rispetto al 2018. Il peso della Borsa sul Pil italiano è passato dal 33,5 al 36,8 per cento.

Nonostante il rally delle Borse il mercato delle Ipo a a livello globale è stato piuttosto freddo quest’anno: Dealogic ha censito 1237 operazioni a livello globale (un quinto in meno dell’anno scorso) per un controvalore di 188,8 miliardi di dollari (-10%). Piazza Affari si è mossa in controtendenza con 41 nuove ammissioni e 35 IPO il 2019 è stato il miglior anno di sempre dopo il record del 2000. Il grosso delle operazioni, così come già si era visto negli anni passati, è avvenuto sul mercato Aim delle piccole e medie imprese dove ci sono state 31 quotazioni. Le restanti 4 sono avvenute su Mta (Nexi, Italian Exhibition Group, Newlat Food e Sanlorenzo).

Ci sono state - si legge nel comunicato di Borsa italiana - 6 ammissioni derivanti da fusioni e business combination, di cui 2 su Mta: la fusione di Beni Stabili in Covivio e la business combination di Spaxs con Banca Interprovinciale e con la conseguente quotazione di Illimity Bank. Nel corso dell'anno si sono infine registrati i passaggi di mercato da Aim Italia a Mta, segmento STAR, di Wiit, Cellularline, Alkemy e Orsero.

Complessivamente, nel 2019 il totale della raccolta è stato pari a 2,5 miliardi da parte delle 35 società che si sono quotate con Ipo. In rialzo rispetto ai 2 miliardi raccolti nel 2018. In aggiunta ci sono state 10 operazioni di aumento di capitale con un controvalore di 363 milioni e 14 Opa, per un controvalore di 864,1 milioni. Lo scorso anno c'erano state 38 ammissioni, di cui 31 con Ipo.

Nel 2019 Intesa Sanpaolo si è confermata l'azione più scambiata a Piazza Affari sia per controvalore, con un totale di 61,4 miliardi di euro (71 miliardi lo scorso anno), sia in termini di contratti, pari a circa 4 milioni (da «più di 4 milioni» nel 2018).

In termini di performance il miglior titolo è stato Azimut che ha chiuso l’anno con un rialzo del 122 per cento. Molto bene anche Stmicroelectronics(+94,9%); Amplifon (+83,6%); Ferrari(+69,6%) e Diasorin (+64%). Solo un titolo ha chiuso l’anno in negativo: si tratta di Pirelli & C che ha chiuso l’anno con una flessione del 7,27 per cento. Tra i cinque peggiori titoli del listino principale ci sono anche Banco Bpm (+1,83%); Eni (+1,83%); Salvatore Ferragamo (+6,49%) e Tenaris (+6,89%).

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    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

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