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Piazza Affari è davvero a buon mercato?

Il coronavirus ha ridotto di un terzo i prezzi e i multipli di mercato sono sotto la media, ma preoccupa il crollo degli utili aziendali

di Maximilian Cellino

La Borsa, cosa dobbiamo aspettarci

Il coronavirus ha ridotto di un terzo i prezzi e i multipli di mercato sono sotto la media, ma preoccupa il crollo degli utili aziendali


3' di lettura

Il numero contagi continua a crescere in Italia, ma a un ritmo sempre inferiore e si inizia a intravedere quella stabilizzazione nell’epidemia coronavirus tanto auspicata. In modo analogo, gli investitori che hanno venduto le proprie azioni alle prime avvisaglie o nel pieno della crisi e anche chi nel frattempo si è mantenuto liquido cercano disperatamente segnali che li possano guidare di nuovo verso Piazza Affari.
L’unica certezza, al momento, è che il listino milanese ha perso oltre un terzo del proprio valore in poco più di un mese, ma i prezzi delle azioni sono davvero diventati a buon mercato come questa sorta di «sconto» lascerebbe credere?

Piazza Affari è davvero a prezzi di saldo?


Una delle metriche fra le più utilizzate da sempre da gestori e operatori, il rapporto fra prezzi di Borsa e utili attesi per ciascuna società quotata (P/e, o price/earning come si dice con termine tecnico mutuato dall'inglese) è scesa sotto i valori medi registrati negli ultimi anni, e in maniera anche piuttosto significativa. Le indicazioni variano in modo sensibile fra i vari analisti, come è comprensibile vista l'incertezza del momento, ma in media questo indicatore si è ridotto a 11 volte, se si prendono in considerazione gli utili attesi quest'anno, e 9,5 volte considerando invece il 2021.

LE VALUTAZIONI NEGLI ULTIMI 15 ANNI

Il rapporto prezzo/utili a 12 mesi (Fonte: Intermonte SIM, Factset)

LE VALUTAZIONI NEGLI ULTIMI 15 ANNI

A metà febbraio il P/e di Piazza Affari stazionava attorno quota 14, che poi è anche la media registrata negli ultimi 15 anni: un periodo che comprende fasi differenti di salita e discesa e durante il quale ci si era trovati su questi livelli soltanto due volte, all’epoca della grande crisi finanziaria del 2008 e quattro anni dopo con la bufera sul debito europeo(soprattutto italiano).

L’incertezza sugli utili
Tutto questo non è però di per sé un segnale necessariamente convincente del fatto che il mercato italiano sia conveniente. Perché se i prezzi sono certi (quelli di oggi almeno), dire che sul denominatore del rapporto - gli utili – esiste scarsa chiarezza suona perfino come un eufemismo nello scenario che stiamo vivendo. Gli analisti di Intermonte hanno per esempio proprio questa settimana ridotto del 26% le attese sui profitti delle quotate per il 2020 e del 17% per l'anno successivo, sono mediamente più «pessimisti» rispetto ai colleghi e anche per questo motivo hanno valutazioni più elevate (prezzi che valgono 13,1 volete gli utili 2020 e 10,8 quelli previsti per il 2021) che, se paragonate con le medie storiche, forse non appaiono più così attraenti.

E se lo scenario fosse addirittura peggiore?
Il problema è che la crisi scatenata dall’epidemia Covid-19 potrebbe pesare in maniera ancora più profonda sull’economia italiana e di conseguenza sui bilanci delle società, che siano quotate o meno. «In base ai prezzi attuali - spiegano da Intermonte - il mercato sta ipotizzando una frenata del Pil italiano intorno al 5% nel 2020, ma non si può escludere che la contrazione possa anche arrivare fino all’8-10%». In uno scenario simile occorrerebbe quindi riconsiderare anche la voce legata agli utili, che potrebbero accusare ulteriori riduzioni addirittura fino al 50-60 per cento. In questo caso anche il rapporto P/e tornerebbe di conseguenza a crescere, con buona pace di chi pensa che Piazza Affari sia a buon mercato. A deciderlo sarà ancora una volta il coronavirus.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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