borsa italiana e coronavirus

Piazza Affari, la gestione è da remoto: «Volumi record senza intoppi»

A Palazzo Mezzanotte lavoro a distanza da quando è emerso il primo contagio. Jerusalmi: «Le assemblee? Il problema sono i dividendi ma non è insormontabile»

di Antonella Olivieri

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(ANSA)

A Palazzo Mezzanotte lavoro a distanza da quando è emerso il primo contagio. Jerusalmi: «Le assemblee? Il problema sono i dividendi ma non è insormontabile»


3' di lettura

Piazza Affari non si ferma. A Palazzo Mezzanotte non c’è ormai quasi più nessuno. Da quando a Codogno è stato scoperto il primo contagiato da coronavirus, Borsa italiana si è gradualmente convertita allo smart working, assicurando comunque il normale funzionamento del mercato. Al netto di un normale presidio, «riusciamo a far funzionare tutto da remoto, senza che ci sia la necessità di avere fisicamente personale presente in ufficio», assicura a Il Sole 24 Ore l’amministratore delegato, Raffaele Jerusalmi. Le negoziazioni in questi giorni convulsi non hanno subito intoppi, gli intermediari non hanno segnalato particolari disagi e gli scambi sono rimasti fluidi, anzi più vivaci del solito da quando è stata blindata la Lombardia, con 6 miliardi di controvalore lunedì, quasi il triplo rispetto alla media giornaliera dello scorso anno.

Dopo lo scrollone, ieri le quotazioni hanno anche tentato il rimbalzo che è durato per buona parte della seduta, dando ragione a chi riteneva irragionevole chiudere il mercato. «Certo che ci siamo consultati in questi giorni con la Consob», risponde l’ad di Borsa italiana, che è tra quelli che ritiene insensato chiudere il mercato quando poi le azioni puoi scambiarle altrove. Ma se anche si riuscisse a ingabbiare gli investitori, cosa succederebbe poi alla riapertura? «Persino quando Wall Street ha dovuto chiudere diversi giorni, dopo il crollo delle Torri gemelle, Borsa italiana non si è fermata un solo secondo. Gli americani avevano ancora il sistema alle grida (con i trader fisicamente presenti sul parterre a contrattare, ndr), mentre invece noi eravamo già da tempo passati alle negoziazioni elettroniche».

Ok, se non ha senso chiudere una Borsa quando poi gli scambi puoi farli da un’altra parte, perché almeno non cercare di limitare i danni, per esempio agendo sulle vendite allo scoperto? «Premesso che è una decisione che spetta alle Autorità, non credo che si tratti di una misura efficace se presa solo a livello locale. Bisognerebbe adottarla almeno su scala europea e quando si tratta di intervenire su settori o situazioni specifiche, ma non sull’intero listino indiscriminatamente». «In questo caso - aggiunge - non mi sembra che siano state le vendite allo scoperto a dare la direzione. Le vendite sono arrivate da chi voleva davvero realizzare».

Ribassi violenti, seguiti da riprese ardite e poi ancora da ricadute. Ma non è che questo andamento da montagne russe è indicativo del fatto che ormai gli scambi sono “robotizzati” e che dunque è improprio parlare di panico come pure di euforia irrazionale? «È un fatto che l’utilizzo degli algoritmi sia ormai la modalità di negoziazione più diffusa, sicuramente poco condizionata dagli aspetti emozionali. È però altrettanto vero che le “macchine” eseguono i programmi impostati da esseri umani - commenta Jerusalmi – E un rimbalzo ci stava dopo che il listino ha corretto di oltre il 20% in poche settimane. Ma questa comunque è un’opinione personale. Ciascuno fa le valutazioni che crede».

La surreale situazione in cui è precipitato il Paese a causa dell’epidemia, scoppiata in primo luogo in Cina, sta però interferendo anche per altro verso sulla “normale” vita dei mercati. Per esempio non è ancora ben chiaro come e quando si svolgeranno le assemblee di bilancio, col rischio concreto che si ritardi la distribuzione dei dividendi sui quali, in tempi “normali”, i fondi contano per programmare gli investimenti. «Certamente – osserva Jerusalmi – quello dei dividendi è un problema, ma non credo sia insormontabile».

C’è di peggio. Se per esempio si fermasse l’attività produttiva in Lombardia per un paio di settimane, siamo sicuri che la Borsa sarebbe ancora in grado di funzionare? «Io penso di sì, per quanto ci riguarda – è convinto l'ad di Borsa Spa – I provvedimenti presi finora mi sembrano sufficienti, ma non conosco in dettaglio la situazione sanitaria per poter giudicare». Incrociamo le dita.

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