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Piazza Affari, dopo il tonfo del 17%. Consob vieta le vendite allo scoperto

Provvedimento in vigore per la seduta del 13 marzo su 85 titoli del listino. Incluse le blue chips da Generali, alle banche, a Telecom, Fca, Eni, Enel

di Laura Serafini

Piazza Affari chiude a -16,9%, peggior crollo della sua storia

Provvedimento in vigore per la seduta del 13 marzo su 85 titoli del listino. Incluse le blue chips da Generali, alle banche, a Telecom, Fca, Eni, Enel


3' di lettura

Dopo tre giorni di pesanti flessioni di piazza Affari, la Consob ha deciso di sospendere le vendite allo scoperto su 85 titoli quotati sul Mta, mercato telematico italiano, per l'intera giornata di oggi, 13 marzo. La delibera è stata adottata nella serata del 12 marzo, al termine di una seduta in cui la Borsa di Milano ha accusato in un solo giorno la peggiore performance di sempre: -16,92 per cento.

A pesare su giornate decisamente difficili per la diffusione del Coronavirus sono state anche le dichiarazioni, in seguito in parte rettificate, della presidente Bce, Christine Lagarde, a proposito degli strumenti da utilizzare per fronteggiare la crisi. «Whatever it takes2? Non è il mio scopo», aveva commentato, lasciando intendere che le misure adottabili dalla Banca centrale europea non sarebbero state tutte quelle della cosiddetta “cassetta degli attrezzi”. Le pesanti perdite in Borsa hanno evidentemente fatto temere che ci possano essere margini per manovre speculative. Tra i titoli sui quali è scattato il divieto ci sono le blue chips del listino italiani, da Generali alle banche, Intesa e Unicredit e le altre maggiori, Telecom Italia, Enel, Eni, Fia e così via. Le vendite allo scoperto sono ordini di vendita dati su titoli che non si possiedono: sono consentite, oltre certe soglie (lo 0,5% del capitale di una società) e deve essere data comunicazione alle Autorità.

Il divieto dovuto alle perdite oltre il 10 per cento
Nella delibera si chiarisce che il divieto è stato deciso ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento europeo 236/2012, per l'intera giornata di negoziazione del 13 marzo 2020. L'articolo prevede restrizioni alle contrattazioni se «la negoziazione ha subito una diminuzione significativa durante un solo giorno di negoziazione rispetto al prezzo di chiusura in tale sede del giorno di negoziazione precedente». In tal caso «l'autorità competente dello Stato membro di origine per tale sede verifica se sia opportuno vietare o porre delle restrizioni a persone fisiche o giuridiche per quanto riguarda l'avvio di vendite allo scoperto dello strumento finanziario in tale sede di negoziazione o altrimenti porre delle restrizioni alle operazioni su detto strumento finanziario in tale sede di negoziazione allo scopo di impedire una diminuzione disordinata del prezzo di detto strumento finanziario».

Nella nota diffusa nella serata del 12 marzo dall'Autorità, si spiega che il provvedimento è stato adottato «tenuto conto della variazione di prezzo registrata dai titoli nella giornata del 12 marzo 2020 (superiore alle soglie previste dal citato regolamento)». La soglia indicata è quella di una flessione superiore al 10 per cento.

Provvedimento prorogabile per due giorni
In base al regolamento il divieto «si applica per un periodo non superiore alla fine del giorno di negoziazione successivo al giorno di negoziazione nel quale si è verificata la diminuzione del prezzo». È possibile un'ulteriore proroga, ma oltre due giorni, «se alla fine del giorno di negoziazione successivo al giorno di negoziazione in cui si è verificata la diminuzione del prezzo si registri, nonostante la misura imposta, un'ulteriore significativa diminuzione pari almeno alla metà dell'ammontare» del 10% «nel valore dello strumento finanziario, rispetto al prezzo di chiusura del primo giorno di negoziazione».

L'articolo chiarisce che «l'autorità competente può prorogare la misura di un ulteriore periodo, non superiore ai due giorni di negoziazione successivi alla chiusura del secondo giorno di negoziazione». Il provvedimento ai sensi di questo regolamento, dunque, non può essere di lungo periodo. La decisione adottata dalla Consob è stata trasmessa all'Autorità europea Esma con la quale è stato avviato un coordinamento per la gestione della crisi che sta investendo le piazze europee con l'emergenza Covid-19.

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