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Piazza Affari prima in Europa con le banche. Spread scende a 277

di Andrea Fontana e Stefania Arcudi


Mercati: scegliere il rischio in portafoglio tra Usa ed Emergenti

6' di lettura

L'accelerata delle banche ha dato slancio a Piazza Affari (+1,21%), la migliore tra le Borse europee (Parigi +1,06%, Francoforte +0,99%, Madrid +0,93% e Londra +0,9% circa), comunque attente al braccio di ferro Usa-Cina sui dazi, al possibile nuovo shutdown americano e alle evoluzioni sul tema Brexit. A fare tornare gli acquisti sugli istituti finanziari italiani, reduci da una settimana in tono minore, è il calo dello spread (277 punti alla chiusura, con i rendimenti al 2,89%, contro i 289 punti di venerdì), ma sono soprattutto le indicazioni della Bce sui requisiti patrimoniali da rispettare per il 2019. Gli indici del Vecchio Continente hanno dunque snobbato le incertezze di Wall Street che, partita positiva, ha poi azzerato i guadagni. Tuttavia, i fattori di politica internazionale ed economica suggeriscono ancora cautela agli operatori: il rischio di una nuova paralisi dell'attività del governo federale americano per lo scontro tra repubblicani e democratici , i timori sull'andamento del negoziato sul commercio tra Washington e Pechino e il delicato passaggio in settimana del piano B per la Brexit sono gli elementi principali a cui guardano gli operatori insieme alle trimestrali. Continua invece la flessione dell'euro che è sceso sotto quota 1,13 dollari.
«I titoli azionari europei sono saliti, dato che i trader sono fiduciosi per il prossimo round di negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina - osserva David Madden di CMC Markets - I delegati commerciali statunitensi voleranno a Pechino per riprendere i colloqui. Dato che entrambe le parti sono ancora distanti, non vi è alcuna garanzia che le discussioni avranno successo e l'ottimismo degli operatori potrebbe rivelarsi una falsa illusione. In una certa misura, alcune notizie positive sono già scontate e, a meno che non vengano fatti dei progressi, potremmo avere una replica dei movimenti ribassisti di venerdì».

Banche sotto i riflettori a Milano
A orientare l'andamento delle banche sono stati in particolare Unicredit (+1,88%), Intesa Sanpaolo (+1,23%) e Ubi Banca (+2,96%) i «paletti» fissati sono inferiori ai coefficienti patrimoniali raggiunti a dicembre, ma la sorpresa è stata Banco Bpm (la migliore sul Ftse Mib con un +7,03%). Per l'istituto guidato da Giuseppe Castagna, Francoforte ha ridotto le richieste per il requisito di secondo pilastro. Unicreditha comunicato che la richiesta Bce in termini di Cet1 è del 10,07% (12,13% il "livello" della banca a fine dicembre), per Banco Bpm il Cet1 da rispettare è il 9,31% (12,1% quello raggiunto a fine dicembre), per Ubi è il 9,25% (11,70% a dicembre), per Intesa Sanpaolo è 8,96% a fronte del 13,5% raggiunto dalla banca a dicembre.E' inoltre continuata l'ascesa di Bper (+4,15%) che ha guadagnato quasi il 15% complessivo in due sedute, dopo aver annunciato l'accordo con Unipol (acquisto di Unipol banca e cessione dei crediti deteriorati) e quello con Fondazione di Sardegna per rilevare le quote di minoranza di Banco di Sardegna.

Andamento dello spread Btp / Bund

Guadagni generalizzati sul Ftse Mib, Fca fanalino di coda
A passo rapido anche Azimut (+3,98%), dopo che il Ceo Giuliani ha parlato di appeal della società per altri player del settore del risparmio gestito, ma i guadagni sono stati generalizzati sul listino. Bene anche Stmicroelectronics (+2,84%), reduce da settimane sull'ottovolante, e Juventus (+3,07%), che torna a salire grazie alla vittoria in campionato sul Sassuolo. Saipem (+2,03%) ed Eni (+0,92%) hanno approfittato della giornata positiva per Piazza Affari e hanno sostanzialmente snobbato il ribasso del petrolio, come del resto ha fatto l'intero comparto in Europa (+0,77% l'indice di settore Euro Stoxx Energia). In buon spolvero anche Leonardo - Finmeccanica (+1,33%), dopo le indiscrezioni di stampa secondo cui sarebbe la favorita per una gara per un contratto da oltre 900 milioni di dollari con la Marina americana, a cui si dovrebbero aggiungere anche consulenza per addestramento e manutenzione. A passo rapido anche Prysmian (+1,28%), che si è aggiudicata una nuova commessa del valore di 17 milioni assegnata da New Brunswick Power Corporation, la maggiore utility per l’energia del Canada. Rialzo in linea con il Ftse Mib per Recordati che ha diffuso i conti 2018 realizzando un utile di 312,4 milioni. L'unica in negativo è stata Fiat Chrysler Automobiles (-0,38%), che non riesce a risollevarsi dopo la netta flessione della settimana scorsa, seguita all'outlook 2019 al di sotto delle stime.

d'Amico vara aumento da 60 mln di dollari e cade in Borsa
D'amico International Shipping ha archiviato con un -20,7% a 0,1088 euro per azione una seduta da dimenticare, durante la quale il titolo era arrivato a perdere il 31% ed era entrato in asta di volatilità. A destare preoccupazione sulla solidità del gruppo è stato l'annuncio di un aumento di capitale da 60 milioni di dollari che sarà esaminato dall'assemblea dei soci il prossimo 11 marzo. Venerdì scorso il Cda ha annunciato la proposta di aumentare il capitale «per rafforzare il bilancio della società, per ridurre la leva finanziaria e migliorare la nostra posizione di liquidità». L'azionista di controllo (d'Amico International SA), che detiene il 64% del capitale, si è impegnato in modo irrevocabile a votare a favore dell'aumento e a sottoscrivere la propria quota.

In Europa acquisti su banche, minerari e tecnologici
Il bilancio della prima seduta della settimana è stato sostanzialmente positivo per le Borse europee, sostenute in particolare dalle banche (+1,24% l'Euro Stoxx di settore), media (+1,34%), industria (+1,32%) e servizi finanziari (+1,39%). Per quanto riguarda i titoli, da segnalare il balzo del 3,17% di Publicis Groupe, tra le migliori a Parigi: il colosso del marketing e della comunicazione ha tratto vantaggio dal buon andamento del comparto. Tra le banche, come detto a passo rapido in tutto il Vecchio Continente, hanno brillato in particolare Deutsche Bank (+2,4%) e Commerzbank (+4,33%) a Francoforte, Caixabank (+2,49%) a Madrid e Bnp Paribas (+1,64%) a Parigi. Alla Borsa francese si sono distinte anche il gruppo della consulenza Cap Gemini (+2,66%), e il gruppo dei semiconduttori St (+2,73%), a passo rapido anche a Milano. Il settore auto, che risente delle incertezze sulle sorti del braccio di ferro commerciale tra Stati Uniti e Cina, si è mosso a corrente alternata: a Parigi bene Peugeot (+2,23%), ma a Francoforte in calo Bmw (-0,17%), mentre hanno tenuto Daimler (+0,31%) e Volkswagen (+0,71%).

Spread chiude in calo, rendimento decennale scende al 2,89%
Chiude la seduta in netto calo lo spread BTp/Bund che dopo aver segnato i massimi degli ultimi due mesi la settimana scorsa, torna sotto la soglia dei 280 punti base. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il titolo tedesco di pari durata ha infatti chiuso a 277 punti base, dai 289 punti fatti segnare venerdi' in chiusura. In deciso calo anche il rendimento del BTp decennale che scende al 2,89% dal 2,98% di venerdi'.

Euro sotto 1,13 dollari. Petrolio in flessione
Continua il ribasso dell'euro che, partito in calo a 1,1314 dollari (rispetto agli 1,1321 della chiusura di venerdì) ed essere poi scivolato a poco più di 1,13 dollari, è sceso ulteriormente sotto questa soglia. La valuta unica è calata fino a 1,128 dollari. «Sembra che di fronte alla crescente incertezza gli investitori stiano ancora una volta cercando rifugio nella valuta nordamericana. Le preoccupazioni per l'economia cinese, la crescita fiacca e le tensioni politiche nella zona euro, la Brexit e le persistenti tensioni commerciali globali stanno pesando sul sentimento di mercato e il dollaro è ancora una volta ricercato come bene rifugio», ha commentato Ricardo Evangelista, analista di ActivTrades.
Petrolio in forte calo, dopo che il ministro saudita all'Energia ha previsto il raggiungimento di un equilibrio tra domanda e offerta (-1,73% il Wti a marzo e -1,2% il Brent).

Regno Unito: Pil IV trimestre più debole dal 2012
Il Pil della Gran Bretagna ha registrato un aumento dello 0,2% congiunturale nel quarto trimestre del 2018 e dell'1,4% tendenziale, al di sotto delle previsioni. Nell'intero anno la crescita ha segnato una variazione media di +1,4%, dunque, in rallentamento dall'1,7% del 2017. Si tratta dell'andamento più fiacco dal 2012. A dicembre il Pil è addirittura sceso dello 0,4% su mese, mentre su anno a registrato un rialzo dell'1,5%. La produzione industriale è scesa a dicembre dello 0,5% congiunturale (al di sotto delle aspettative +0,2%) e dello 0,9% tendenziale (meno peggio del previsto -1,5%), dopo il -0,3% e -1,3% rispettivi di novembre. Nel quarto trimestre, la produzione è scesa dell'1,1%. Pubblicati oggi anche i dati sulla bilancia commerciale inglese: il deficit è rimasto stabile sopra i 12 miliardi di sterline a dicembre, ma nel IV trimestre e sull'intero 2018 ha riportato un ampliamento.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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