la giornata dei mercati

Piazza Affari sale dopo accordo Roma-Ue, giù lo spread. A Wall Street affonda Facebook

di Chiara Di Cristofaro e Stefania Arcudi

(EPA)

7' di lettura

Milano prima della classe in Europa (+1,6% il Ftse Mib) dopo l’accordo tecnico tra Roma e Bruxelles sulla manovra, cosa che ha fatto calare lo spread a 254 punti, dai 270 della vigilia. Positivo anche il resto del Vecchio Continente (Parigi +0,57%, Francoforte +0,25%, Madrid +0,97% e Londra +1% circa). Wall Street, dopo una prima parte di seduta positiva, ha girato in negativo in seguito alla decisione della Fed di alzare i tassi al 2,25-2,50% e ha chiuso in ribasso di un punto e mezzo. Sullo sfondo restano i negoziati tra Usa e Cina, che stando al segretario al Tesoro riprenderanno il prossimo mese.

Facebook affonda dopo azione legale
Intanto Facebook affonda a Wall Street con le nuove rivelazioni del New York Times e l'azione legale presentata dal procuratore di Washington DC per lo scandalo dei dati di Cambridge Analytica, la società londinese ormai defunta che aveva usato i dati personali di 87 milioni di utenti ottenuti dal gigante fondato da Zuckerberg. Il titolo Facebook perde il 6,8%. Il procuratore generale del District of Columbia ha fatto causa contro il social network accusandolo di avere «fallito nel proteggere i dati dei suoi iscritti, consentendo abusi come quelli che hanno esposto quasi la metà dei dati di tutti i residenti di DC alla manipolazione a scopi politici durante le elezioni del 2016». La procura di DC punta a ottenere un'ingiunzione per garantire che il gruppo adotti protocolli e misure di sicurezza pensate per monitorare i dati degli utenti e facilitare il controllo da parte loro delle impostazioni sulla privacy. La procura stessa intende anche ottenere risarcimenti e punire Facebook con pene non specificate.

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Sul FTSE MIB, che aveva accelerato il passo arrivando a +2% mentre Conte parlava al Senato per l'informativa sul negoziato con Bruxelles sul Ddl bilancio, gli acquisti premiano soprattutto le banche. «Abbiamo pienamente salvaguardato l’impostazione della manovra e non abbiamo ceduto sui contenuti, certi degli effetti virtuosi che nel medio periodo potrà determinare una manovra espansiva sul tessuto economico e sociale»,ha detto il presidente del Consiglio al Senato, mentre da Bruxelles il vicepresidente della Commissione Dombrovskis ha definito la soluzione «non ideale », ma ha confermato che è stata evitata la procedura e che se la legge non rispetterà l'accordo la procedura potrà essere valutata a gennaio.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Banche in grande spolvero, scatta Ubi Banca. Ancora debole Azimut
Tornando all'azionario milanese, sono le banche a essere maggiormente premiate con Ubi Banca che è scattata in avvio arrivando a salire del 4%, corrono con rialzi di oltre 3 punti anche Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, aumenti di oltre il 2,5% per tutte le altre banche. Fuori dal listino principale ha puntato decisamente verso l'alto Banca Carige (+30,77%), che si risolleva dai minimi storici toccati ieri. Il bilancio di dicembre resta comunque molto pesante (-20%) per il titolo del gruppo bancario chiamato sabato a fare un passo importante verso l'aumento di capitale da 400 milioni funzionale al piano di ristrutturazione. In controtendenza Banca Mediolanum dopo l'accordo con l'Agenzia delle Entrate. Bene anche Poste Italiane e Saipem, dopo la recente debolezza e grazie all'accordo in Russia da 2,2 mld con una quota per il gruppo di 1,1 miliardi di euro. Acquisti comunque generalizzati su tutti i settori. In controtendenza Azimut dopo che ieri a sorpresa sono arrivate le dimissioni dell'a.d. e d.g. Albarelli.

Il nuovo ceo sarà nominato ad aprile. Debole Stmicroelectronics dopo le previsioni deboli di Micron Technology. La guidance invece per il secondo trimestre che termina a febbraio è «nettamente inferiore alle stime» con vendite a 6 miliardi di dollari a fronte dei 7,3 miliardi attesi e un utile per azione a 1,75 dollari per azione contro i 2,7 attesi a causa di un marcato calo dei prezzi e destocking. I titoli del comparto auto, penalizzati nelle sedute precedenti dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, hanno colto l'occasione dei generalizzati rialzi per ritrovare la via dei guadagni (Brembo +3,9%, Ferrari +3,31%, Fiat Chrysler Automobiles +1,57% e Pirelli +1,41%), complice anche il buon andamento del comparto in Europa (+0,9% l'Euro Stoxx 600 Auto).

Tra i titoli a minore capitalizzazione crolla Chl
Fuori dal Ftse Mib, performance brillante anche per Ovs (+22,27%), dopo che Tamburi Investment Partners ha reso noto di aver superato la soglia di rilevanza del 3% di partecipazione, e Tod's (+9,7%), dopo che il patron Diego della Valle, nell'ambito di un’operazione di accelerated shares purchase ha siglato un contratto con Credit Agricole per acquistare un massimo di 1,7 milioni di azioni, pari a circa il 5% del capitale. Crollo invece per Chl (-40,91%, dopo essere entrata in asta di volatilità a -39,7%), dopo il fallimento dell'aumento di capitale, sottoscritto solo per il 2,1% circa.

Debutto brillante per Techedge su Mta
La società di Elite, Techedge, specializzata nel settore della tecnologia e advisory, ha debuttato con slancio sul mercato Mta di Borsa Italiana, dove è arrivata a guadagnare oltre il 7%. Si tratta della 37esima ammissione del 2018, la quinta su Mta. «Ci proponiamo un percorso di crescita sia a livello organico, sia attraverso fusioni e acquisizioni», ha spiegato il fondatore e ad, Domenico Restuccia, a margine della cerimonia di quotazione. L'imprenditore ha detto che le società target dovranno consentire a Techedge «di allargare l'offerta di portafoglio o di rafforzare la presenza internazionale. Le priorità sono Germania e Stati Uniti». Techedge non esclude di utilizzare azioni per sostenere la crescita. «La scelta di quotarci in questo momento è strategica e collegata all'accesso ai mercati - ha spiegato ancora Restuccia - per le acquisizioni potremmo usare sazioni, oppure potremmo ricorrere anche a eventuali aumenti di capitale».

Andamento dello spread Btp / Bund
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In Europa bene le utility, calano i tech
Le Borse europee hanno chiuso in rialzo, in attesa delle decisioni della Federal Reserve. A fare da traino sono stati in particolare utility (+1,4% l'indice Euro Stoxx di settore) e i tecnologici (+0,6%) e le telecomunicazioni (+1,34%). La giornata è stata positiva, visto che gli unici comparti in modesto ribasso sono stati industria (-0,28%) e farmaceutico (-0,1%, con Bayer in riscesa del 2,81% a Francoforte). Guardando ai titoli, a Parigi una delle performance peggiori è stata quella di Airbus (-1,64%), mentre Publicis Groupe, Air Liquide e Atos hanno registrato aumenti superiori al 2%. Il nuovo rally del petrolio ha sostenuto le società del comparto, con Royal Dutch Shell in aumento dello 0,9% ad Amsterdam e Bp in crescita dell'1,05% a Londra. A Madrid da segnalare i buoni rialzi di Melia Hotels International (+3,25%) e di Arcelormittal (+1,86%).

BTp, spread in calo a 255 pb, rendimento scende sotto il 2,8%
Netto calo per lo spread BTp/Bund che beneficia delle notizie relative all'accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra per evitare la procedura di infrazione. Chiude in netto calo, ai minimi dalla fine dello scorso settembre, lo spread BTp/Bund che beneficia dell'accordo con la Ue sulla manovra italiana che ha evitato la procedura d'infrazione. In chiusura il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il Bund tedesco di riferimento si attesta a 254 punti base dai 270 punti del finale di ieri. «Questo accordo - commentano gli analisti di Unicredit - rinforza il cambio di tono del Governo italiano visto nelle settimane recenti e potrebbero fornire nuova linfa ai BTp nei prossimi giorni, prima che il mercato entri definitivamente nel mood delle vacanze natalizie». Per gli analisti di Mps Capital Services, «superato lo scoglio Commissione e scongiurato il pericolo di procedura di infrazione, il caso italiano, almeno per ora, si potrebbe considerare concluso. A questo punto sarà importante monitare i dettagli della manovra e l’impatto che potrà avere sulla crescita».

Euro in rialzo a 1,14 dollari in attesa della Fed
Prosegue la debolezza del dollaro e l'euro ne approfitta per recuperare la soglia di 1,14 sul biglietto verde, in attesa delle decisioni della Fed di questa sera. «È difficile capire cosa esattamente gli operatori vorranno sentirsi dire dalla Fed- commentano gli analisti di Mps Capital Services - ma probabilmente un atteggiamento di maggiore flessibilità sul futuro andamento dei tassi unito ad un certo ottimismo sulla crescita potrebbe essere una combinazione vincente». L'attenzione degli operatori sarà concentrata quindi sulle mosse future: «L'umore è cambiato notevolmente negli ultimi due mesi - commenta Margaret Yang di CMC Markets - a ottobre gli operatori si stavano preparando per due o tre aumenti nel 2019 e ora non stanno valutando la possibilità che non ci siano rialzi nel prossimo anno. In un certo senso, la banca centrale degli Stati Uniti si è 'intrappolata' e oggi si trova quasi costretta a fare un rialzo dei tassi, altrimenti manderebbe un messaggio molto negativo».

In Usa peggiora deficit partite correnti, bene vendite case
Nel terzo trimestre del 2018 il deficit americano delle partite correnti è peggiorato, ma meno delle previsioni. Secondo quanto reso noto dal dipartimento al Commercio, tra luglio e settembre il dato è salito a 124,84 miliardi di dollari. Gli analisti avevano previsto un deficit di 126,2 miliardi. Come percentuale del Pil, il deficit è salito al 2,4% contro il 2% dei tre mesi precedenti. Bene invece il dato sulle vendite di case esistenti, salite in novembre dell'1,8%, più delle previsioni (il dato è comunque in calo del 7% su base annua, il ribasso più marcato dal 2011).

Petrolio in rialzo dopo il sell off della vigilia, stock Usa in calo
Quotazioni del greggio in rialzo, dopo l'ondata di vendite della vigilia, con il brent che ha chiuso in calo del 6% circa. «Ancora non convince l’accordo sul taglio della produzione proposto dall’Opec e alleati - commentano da Mps Capital Services - Sul ribasso pesa l’eccessivo livello delle scorte registrato dall’Api e produzione in aumento, ma anche i timori degli investitori di una domanda debole per il 2019».

A sostenere i prezzi sono anche i dati sulle scorte di petrolio americane. Nella settimana conclusa il 15 dicembre scorso, gli stock di petrolio negli Stati Uniti hanno registrato il terzo calo consecutivo, dopo 10 aumenti di fila, e di dimensioni nettamente più contenute delle stime. Il dato è sceso di 497mila barili a 441,457 milioni di unità, dopo il -1,208 milioni della settimana precedente; gli esperti attendevano un dato in calo di 3,1 milioni.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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