il blocco dei corrieri

Picchetti alla Sda, pacchi bloccati

di Cristina Casadei

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3' di lettura

La guerra dei Cobas blocca i pacchi negli hub della Sda, l’azienda del gruppo Poste italiane per la gestione della logistica e della distribuzione. Dall’8 settembre la società deve fare fronte a una serie di proteste nate anche da lotte intestine tra Sol Cobas e Si Cobas. Le difficoltà hanno interessato molti siti, ma i problemi maggiori sono stati a Bologna e Milano, i due hub che ancora ieri sera erano bloccati e Roma, tornata alla piena operatività grazie ai lavoratori che volontariamente si sono messi a disposizione dell’azienda (in poche ore sono arrivate 50 adesioni di personale impiegatizio disposto a svolgere mansioni diverse da quelle normali) e Piacenza dove invece sono intervenute le forze dell’ordine per ripristinare il funzionamento del sito.

La guerra dei Cobas è iniziata l’8 settembre quando l’azienda ha annunciato la necessità di sostituire un fornitore per via di una serie di ritardi nei pagamenti degli stipendi, dei contributi e dei suoi fornitori. Accertata l’impossibilità di proseguire il rapporto, Sda ha fatto velocemente una gara per individuare un altro fornitore. La decisione di sostituire il fornitore è stata mal digerita dai Sol Cobas che hanno avviato una protesta in diversi siti. Il nuovo fornitore, però, si è impegnato ad assumere tutti i lavoratori alle stesse condizioni economiche di quello precedente. A quel punto sono cessate le proteste dei Sol Cobas che hanno sbandierato la loro vittoria sindacale, ma sono iniziate quelle dei Si Cobas. In queste ore è in corso una trattativa sindacale a Milano per cercare di trovare una soluzione. Non facile, anche perché manca una piattaforma rivendicativa visto che il nuovo fornitore offrirebbe ai lavoratori le stesse condizioni economiche del precedente.

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Nel bel mezzo di questa situazione ci sono molti milioni di ricavi persi per i pacchi non consegnati, le penali da pagare e i clienti che si stanno indirizzando verso altre società di logistica e distribuzione. Dal momento che la protesta va avanti dall’8 settembre il timore della società e di alcune sigle sindacali, tra cui la Filt Cgil, è che vi sia un calo strutturale, anche se per breve tempo, dei volumi e quindi dei fatturati. Calo che si ripercuoterebbe anche sui fornitori. Sda ha circa 1.500 lavoratori diretti e 7mila indiretti, di cui 4.500 sono corrieri e gli altri facchini. Stiamo parlando quindi di una situazione che potrebbe avere ripercussioni per molte migliaia di persone se non si riesce a trovare una soluzione in tempi rapidi. In un comunicato la stessa Sda spiega che la situazione che si è venuta a creare «mette a repentaglio il lavoro di migliaia di maestranze dirette e indirette dell’indotto dell’e-commerce e comporta, inoltre, danni certi per il blocco delle attività produttive per Sda e la conseguente interruzione del servizio pubblico postale. A tutto questo si aggiunge il danno diretto per i cittadini ed imprese che riceveranno in forte ritardo la consegna dei pacchi a loro destinati». La Filt Cgil lancia invece la protesta alla protesta chiedendo l’intervento del ministero dell’Interno «per salvaguardare le attività, per sostenere il rilancio e per assicurare a tutti gli addetti la continuità occupazionale ed i trattamenti economici e retributivi», spiega la segreteria nazionale della Filt Cgil Giulia Guida. «Chi blocca in modo selvaggio l’attività, a dispetto di chi opera nel rispetto delle regole, - aggiunge la sindacalista - mette a repentaglio tutti i lavoratori», aggiunge la sindacalista».

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