Industria

Piccole imprese in balìa dei fornitori «Soffriamo, abbiamo poco potere contrattuale»

di Raoul de Forcade

4' di lettura

«Stiamo affrontando qualcosa che io, in più di quarant’anni di lavoro, non avevo mai visto». A parlare è Paolo Cavassa, alla guida, con due fratelli e il cugino Giorgio Rezzano, del Pastificio Novella di Sori; azienda fondata nel 1903 dal nonno (Natale Novella), che produce pasta fresca e salse, e vende sia a negozi che alla Gdo in Liguria (soprattutto) e poi in Piemonte, Lombardia, Val d’Aosta e alta Toscana.

A lasciare sbalordito l’imprenditore, ancora più delle conseguenze dell’epidemia di Covid che hanno costretto la fabbrica cambiare modo di lavorare, sono i recenti rialzi dei prezzi delle materie prime, dei materiali del packaging e dell’energia.

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La tempesta perfetta

«Siamo entrati davvero - afferma Cavassa - in quella che molti definiscono una tempesta perfetta: dalla fine dell’estate a oggi abbiamo subito, per ciascuna delle materie che servono a fare la pasta e a imballarla, dai due ai tre aumenti. La semola di grano ha subito un raddoppio del prezzo, mentre il costo della farina di grano tenero è cresciuto del 30%. Noi che produciamo solo pasta fresca le utilizziamo entrambi: facciamo un blend tra grano duro e tenero. Ma oltre a quello delle farine è schizzato alle stelle anche il prezzo del cartone: da settembre è aumentato già tre volte, crescendo del 30% e uno dei fornitori mi ha appena comunicato un quarto ritocco al rialzo; che tra l’altro sarà valido solo fino ad aprile, poi si vedrà, mi ha detto. Anche il burro è aumentato tantissimo e cresce il prezzo delle vaschette di plastica con cui confezioniamo sia la pasta che il pesto e le altre salse».

A tutto questo, prosegue Cavassa, si aggiunge «l’influenza aviaria, che è tutt’altro che debellata, e ha fatto salire il prezzo delle uova. Ora bisogna solo sperare che la peste suina, che ha colpito alcuni cinghiali allo stato brado in Piemonte e Liguria, non si estenda a qualche allevamento di maiali. Perché parti di suino sono nei ripieni di alcuni prodotti».

I costi energetici

Oltre a subire gli aumenti dei prodotti, l’azienda deve fare i conti con quelli dell’energia. «Per noi la corrente - sottolinea Cavassa - a dicembre 2021 è risultata quattro volte più cara di quanto non fosse a dicembre 2020. Non siamo ai livelli delle aziende della ceramica, alcune delle quali sono arrivate addirittura a chiudere, ma comunque questa voce è molto incisiva anche per noi. E tutto ciò mentre l’organizzazione del lavoro, per esigenze legate al Covid, è diventata, a sua volta, più costosa: per garantire a tutti la sicurezza e il distanziamento abbiamo diviso le persone su tre turni e lavoriamo sia di giorno che di notte. Questo ovviamente comporta un aggravio dei costi».

Pmi in balìa dei fornitori

Novella dà lavoro a un’ottantina di dipendenti ed è quindi una piccola impresa che non può contare su economie di scala analoghe a quelle di grandi pastifici. «Io ordino cisterne di farina - afferma Cavassa - e i fornitori mi mandano una mail dicendo che farina e imballi ora hanno costi maggiori. Più un’azienda è piccola e meno ha forza contrattuale. Alcuni fornitori arrivano addirittura a stracciare contratti di lungo periodo, preferendo pagare penali pur di ritoccare i prezzi. A noi dicono che, se non ci va bene, possiamo comprare da altri. Dobbiamo subire anche queste penalizzazioni rispetto alle grandi aziende, che sono in grado di impegnare personale ad hoc per studiare la situazione dei rincari e, a questo, affiancano una grande forza contrattuale. Tra l’altro, come ho già accennato, i fornitori non ci danno garanzie che non vi siano, a breve, ulteriori aumenti. Ci dicono: vi garantiamo questo prezzo per un mese, poi vedremo. Quindi dobbiamo fare i conti aziendali senza sapere a cosa andremo incontro: navighiamo a vista. Non ci resta che sperare che venga presto il bel tempo, in modo da consumare meno gas, e auspicare che non si verifichino ulteriori avvenimenti destabilizzanti, come ad esempio una guerra in Ucraina».

Questa situazione conduce, inevitabilmente, a un aumento dei costi anche per il consumatore. «Dovremo per forza – dice Cavassa - ritoccare i prezzi di vendita. Si cerca sempre un equilibrio: se aumentano un paio di voci di fornitura lasci tutto com’è. Ma se sono tanti i prodotti che aumentano, devi per forza rivedere i prezzi. E oggi sono pochissime le voci che non hanno avuto incrementi di costo».

Il nuovo personale

Per quanto riguarda il personale, poi, sottolinea Cavassa, non è facile formarlo: «Il settore della pasta fresca è molto ridotto e, per dare il giusto know-how a un pastaio, in modo che sappia far funzionare le macchine, non ci sono scuole. Per cui la formazione delle nuove leve avviene tutta internamente all’azienda».

Di solito, chiarisce Cavassa, «prendiamo ragazzi di Sori, Recco, Bogliasco o Genova e facciamo seguire loro un precorso affiancandoli ad altri operai esperti. In più adesso c’è il problema del Covid e l’organizzazione è ovviamente più complessa; ma facciamo tutto per conto nostro. Finora il personale lo abbiamo trovato ma non è facile: bisogna scovare ragazzi seri, che magari si sono preparati per fare tutt’altro e devono imparare un nuovo mestiere. Noi comunque periodicamente facciamo assunzioni».

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