la nuova legge

Piccoli Comuni, non solo il Fondo da 100 milioni: ecco tutte le misure

di Manuela Perrone


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(Getty Images/iStockphoto)

4' di lettura

Ci sono voluti 16 anni e quattro legislature perché la legge sui piccoli comuni, approvata definitivamente dal Senato con 205 “sì”, vedesse la luce. E ci è voluta anche l’ostinazione del primo firmatario, il deputato Pd Ermete Realacci, che presiede la commissione Ambiente della Camera e vanta una lunga storia da protagonista dell'ambientalismo nostrano, legata a doppio filo a Legambiente. «Una bella giornata per chi vuole bene all'Italia», ha esultato il parlamentare. E non è solo: la legge ha ottenuto l'unanimità nel primo passaggio alla Camera e, a parte due astenuti, ha sbancato anche a Palazzo Madama. Con il plauso di governo, regioni, sindaci, Coldiretti. Segno che la visione del sistema Paese sottesa a questo provvedimento è più che condivisa. E fa riflettere: perché dopo anni di tagli, fusioni e spopolamento, si torna a scommettere sul “passato”, su quei borghi fino a 5mila abitanti dove vivono 10 milioni di italiani e che sono quasi il 60% del totale dei comuni, intravedendo proprio là il futuro della penisola.

Sedici anni di travaglio
La prima proposta di legge targata Realacci risale al luglio 2001 e sin dall'inizio raccoglie un consenso trasversale. Lui milita nella Margherita, presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi. Due anni dopo il ddl viene approvato per la prima volta dalla Camera, praticamente all'unanimità. Ma resta impantanato al Senato, come accadrà nel 2007 durante il governo Prodi, e ancora nel 2011, quando il premier è di nuovo Berlusconi. Bisogna arrivare alla legislatura in corso e alla staffetta Renzi-Gentiloni per sbloccare l'impasse. E annoverare la legge sui piccoli comuni tra le pochissime a essere state varate pressoché all'unanimità, grazie alla rara convergenza del Pd non soltanto con il centrodestra, ma anche con il terzo polo pentastellato: alla proposta Realacci, infatti, nel corso dell'esame a Montecitorio, è stata abbinata quella analoga a prima firma della deputata M5S Patrizia Terzoni. Il blog di Beppe Grillo riconosce, non a caso, «l'importante passo verso la ricostruzione e la valorizzazione dei piccoli comuni».

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Se 100 milioni sembrano pochi
La critica più diffusa alla nuova legge è la scarsità della dotazione finanziaria: il Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni, che dovrà essere istituito dal ministero dell'Interno, sarà di 100 milioni dal 2017 al 2023. Oggettivamente pochi per una platea complessiva di 5.585 Comuni. Ma Realacci invita a guardare oltre. «Quei 100 milioni sono per i Comuni in maggiore difficoltà e devono sicuramente essere rafforzati, già a partire dalla prossima legge di bilancio. Ma io avrei approvato questa legge anche senza un euro – sostiene – perché la sua forza è nell’insieme di misure che indirizzano il cambiamento della politica economica, sociale e culturale del Paese. Il cuore della legge, come diceva Proust, è avere nuovi occhi».

Banda larga e reti: priorità sui fondi per egovernment
Al Fondo è collegato il Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni che andrà approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge e che prevede lo sprint al recupero dei centri storici, degli edifici abbandonati, pubblici e non, dei beni artistici e librari, nonché la possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo, la realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici e di mobilità dolce, la facoltà di acquisire binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili. Ma c’è ancora di più. Si stabilisce per esempio che i progetti informatici dei piccoli Comuni hanno la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici previsti per la realizzazione dei programmi di egovernment. In particolare si punterà a incentivare i collegamenti telematici nei centri multifunzionali per servizi in materia ambientale, sociale, energetica, postale, artigianale, turistica, commerciale, compresi quelli che usano sistemi a banda larga e senza fili.

Servizi postali e pagamenti
Contro lo spopolamento, la legge insiste molto sul ripristino dei servizi essenziali. Da un lato indica nella rete telematica gestita dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, previa convenzione con i concessionari, il vettore per favorire il pagamento di tasse e bollette nelle tabaccherie e negli esercizi commerciali. Dall’altro lato offre ai Comuni la facoltà di proporre iniziative per sviluppare l’offerta complessiva dei servizi postali, anche attraverso il ripristino degli uffici chiusi in questi anni. C’è spazio anche per favorire la distribuzione dei giornali, attraverso un’intesa tra il Dipartimento per l’editoria della presidenza del Consiglio, il Governo, l’Anci e la Fieg, e la promozione cinematografica.

Filiera corta e prodotti a chilometro utile
Due articoli del testo sono dedicati alla promozione dei prodotti provenienti da fliera corta o a chilometro utile, che costituiranno (se in quantità superiore ai criteri minimi ambientali fissati dal decreto del ministero dell’Ambiente del 25 luglio 2011) titolo preferenziale per l’aggiudicazione dei bandi di gara per la ristorazione collettiva. Ciascun Comune può inoltre destinare specifiche aree ai mercati agricoli per la vendita diretta di questi prodotti.

Trasporti e scuole nelle aree rurali: arriva un Piano
Infine, la legge prevede un Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, che sia centrato sul collegamento dei plessi scolastici, sull’informatizzazione e sulla progressiva digitalizzazione delle attività didattiche e amministrative. Obiettivo: migliorare le infrastrutture. Chiaro lo sguardo alle famiglie e all’imprenditoria giovanile, nella speranza che “piccolo” sia anche “produttivo”, che la crescita e lo sviluppo passino dalla riscoperta dei borghi. È questo che fa dire a Realacci: «Questa legge è una sfida per il futuro dell’Italia».

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