AZIENDE GREEN

Piccozze hi-tech per i nerd della montagna

La valdostana Grivel ha più di 200 anni di vita e produce in uno stabilimento autosufficiente dal punto di vista energetico

di Carlo Andrea Finotto

default onloading pic
Piccozze sempre più avveniristiche, ergonomiche e leggere: le Grivel si sono imposte a partire da metà anni '90

La valdostana Grivel ha più di 200 anni di vita e produce in uno stabilimento autosufficiente dal punto di vista energetico


4' di lettura

Dagli attrezzi creati per gli albori dell’alpinismo all’invenzione dei ramponi fino agli ultimi ritrovati, hi-tech e super leggeri, destinati ai professionisti di scalate e arrampicate, che vanno a ruba tra i “nerd” della montagna.

Si potrebbe riassumere così la storia ultra bicentenaria della Grivel, azienda valdostana di Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco con un nuovo stabilimento vicino ad Aosta autonomo dal punto di vista energetico grazie a un impianto fotovoltaico da 500 KW.

In realtà c’è di più e dell’altro. Per esempio una costante propensione all’innovazione, sin dall’inizio. E la capacità, a dispetto delle dimensioni da piccola azienda – 5,5 milioni di fatturato, una trentina di dipendenti –, di conquistare il mondo con il made in Italy.

«Oggi – racconta l’amministratore delegato Oliviero Gobbi – esportiamo il 90% della nostra produzione in oltre 50 Paesi del mondo». Performance raggiunte per ora con i canali tradizionali, ma «dalla seconda metà 2020 o dalla prima metà 2021 anche attraverso una piattaforma ecommerce interna. Il sito web è concepito per quello» annuncia il manager.

La storia della Grivel inizia nel 1818, con la decisione di virare dalla produzione di utensili per l’agricoltura a quella di attrezzi per il nascente mercato dell’alpinismo.

Sono gli anni, quelli, in cui esplode la passione per la montagna e le scalate. Più o meno in un secolo, tra il 1786 e il 1865 vengono salite tutte le principali cime delle Alpi.

Su richiesta di un ingegnere inglese, nel 1909 l’azienda realizza il primo modello di rampone moderno. Vent’anni più tardi (in piena corsa agli “8mila”), Laurent Grivel –esponente delle nuove generazioni della famiglia – inventa i ramponi con le due punte frontali. È un’idea rivoluzionaria per l’alpinismo, che facilita la salita di pareti di ghiacchio anche verticali.

Passano sette anni e arriva un’ulteriore innovazione: questa volta tocca al fratello più giovane di Laurent, Amato, che introduce l’impiego di materiali innovativi: acciaio super resistente e più leggero di quello impiegato in precedenza.

«Quella dell’innovazione è una costante della nostra azienda» sottolinea Gobbi. «Ricerca e sviluppo sono un aspetto fondamentale, senza il quale saremmo già morti da tempo» afferma il manager.

L’azienda vive un periodo di relativo rallentamento che comprende il periodo della seconda guerra e la successiva ripresa. Fino a inizio anni ’80 del secolo scorso, quando, nel 1982, la guida passa sotto il controllo di Gioacchino Gobbi. Sei anni fa il passaggio di testimone al figlio Oliviero. «Possiamo dire che la continuità familiare non si è interrotta – spiega l’amministratore delegato – siamo infatti cugini del ramo Grivel».

Come spesso accade alle novità anche questa riporta slancio. «Ci siamo sforzati di capire il cambiamento del mercato e abbiamo gradualmente cercato di entrare in una dimensione aziendale sempre più rivolta all’esterno». Così si ritorna a quel 90% di esportazioni.

« In realtà – precisa Oliviero Gobbi – l’internazionalizzazione per noi è un’esigenza: lavoriamo per una nicchia di mercato estrema e siamo obbligati a cercarla in tutto il mondo. Non potremmo vivere se servissimo pochi mercati».

Da qualche anno il mercato principale di Grivel è il Giappone, con una quota del 15%. «Per noi è un vanto – afferma l’ad – perché i giapponesi sono estremamente attenti alla qualità». E il prossimo anno, per la prima volta, l’arrampicata sportiva sarà disciplina olimpica, guarda caso proprio a Tokio, a dimostrazione di una popolarità sempre crescente.

Gli altri principali sbocchi sono gli Stati Uniti, con una quota che fluttua tra il 10 e il 15%, l’Italia con il 10%, la Germania con l’8%.

Ma i mercati interessanti sono anche altri: «Vendiamo in tutti i paesi dell’Europa – conferma Gobbi – in Canada, in Cile (che è un mercato interessante ed emergente). Abbiamo più difficoltà in Argentina, dove esiste un regime di dazi molto elevati all’ingresso un po’ su tutti i prodotti. Vanno bene anche Cina e Taiwan, un po’ l’India e anche il Nepal». La politica Grivel è aggiungere sempre nuovi sbocchi, diversificare e ridurre i rischi di eventuali congiunture negative. Una ricerca che procede su due fronti.

Il primo è quello geografico: «Di recente abbiamo inserito nelle nostre rotte le Filippine per materiali da arrampicata, Singapore per materiale tecnico da corsa, e ora stiamo trattando per sbarcare in Sudafrica dopo i contatti presi in occasione di un’iniziativa organizzata dall’ambasciata italiana per le aziende legate al mercato outdoor».

La grande diversificazione presenta dei vantaggi: infatti, se è difficile che tutti i mercati vadano bene contemporaneamente è anche difficile che si verifichi il contrario e questo mette l’azienda al riparo da situazioni spiacevoli. La stessa diversificazione, però, richiede anche ulteriori specializzazioni: «Conquistare mercati diversi non significa solo inviare un listino e raccogliere ordini, ma essere presenti, capire la cultura e le esigenze di quel mercato» spiega Oliviero Gobbi.

Un esempio chiarificatore riguarda gli zaini: sul mercato europeo vanno quelli con una capacità fino a 40 litri (di medio-piccole dimensioni) adatti a percorsi relativemente brevi. Negli Usa «nessuno compra zaini con una capienza al di sotto dei 70 litri», chiarisce Gobbi, perché si tratta di percorrere distanze molto più lunghe con meno punti di appoggio e rifugi.

Il secondo fronte è quello dell’innovazione: «Il nostro cliente tipo – rivela il manager – potremmo definirlo un “nerd” della montagna: richiede costantemente prodotti sempre più performanti, leggeri, funzionali, sicuri. E noi dobbiamo essere in grado di soddisfarlo, che si tratti dell’appassionato o dell’alpinista professionista». Da qui anche le piccozze sempre più avveniristiche, ergonomiche e leggere, che si sono imposte a partire da metà anni ’90. O i moschettoni con una chiusura speciale premiati per il design.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti