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Piceno e Fermano: opere e incentivi per uscire dalla crisi

Dall’arretramento della A14 alla decontribuzione e al rilancio post sisma

di Michele Romano

Dall’arretramento della A14 alla decontribuzione e al rilancio post sisma


3' di lettura

Più che proposte per il rilancio economico e sociale del territorio Piceno e Fermano, Simone Mariani, presidente di Confindustria Centro Adriatico, li definisce i «disperati bisogni» di un territorio che «rischia seriamente di restare senza prospettive e senza futuro». Alcuni macrodati, già alla vigilia della pandemia, erano disarmanti: il tasso di disoccupazione nel piceno, ad esempio, era al 10,4%, superiore alla media regionale e nazionale; nel 2019, l’export del fermano era crollato di 6 punti percentuali, con calzature e pelli che hanno chiuso l'anno a -7,4%. La chiusura forzata per decreto ha poi fatto il resto, spingendo le due province a sud delle Marche verso il Sud del Paese, tra le aree dove la crisi desertifica il tessuto imprenditoriale (quasi il 90% delle aziende ha meno di 50 addetti) e impoverisce le comunità. «È forte la necessità di un new deal per tornare a far crescere quelle aree del Paese accumunate non più, o almeno non solo, dalla loro mera posizione geografica – sottolinea il presidente –. E dal livello di criticità dei principali indicatori e analizzandone alcuni, Ascoli Piceno e Fermo sembrerebbero più a sud di tante province meridionali». Ecco, dunque, l'ennesimo e forse ultimo grido d'allarme che arriva da quell'area.

Sono 12 interventi quelli messi nero su bianco da Mariani per quelle che, tecnicamente, sono certificate come le due aree di crisi complessa delle Marche: quella della Valle del Tronto, che si estende fino al Teramano, e per la quale si sono chiusi i bandi, e quella del calzaturiero fermano-maceratese, con 30 milioni disponibili, equamente divisi tra Mise e Regione Marche, con un bando regionale già aperto in scadenza a fine mese.

In cime alla lista degli industriali ci sono le infrastrutture, «irrinunciabili per lo sviluppo dell'economia locale, anche alla luce delle recenti difficoltà di scorrimento lungo l'asse adriatico e dalle conclamate criticità di percorrenza sulla dorsale appenninica così pesantemente penalizzata dal terremoto». Cinque le richieste, alcune già inserite come priorità all'interno degli accordi di programma per le due aree di crisi, le altre «da inserire negli addenda integrativi»: l'arretramento dell'A14 e della ferrovia da Porto Sant'Elpidio a Porto D'Ascoli, l'intervalliva da Civitanova Marche a Teramo, la Pedemontana tra Sforzacosta e la Salaria, la “Mare-Monti” da Porto Sant'Elpidio ad Amandola, la bretella collinare di San Benedetto del Tronto, «per decongestionare la statale 16, ormai giunta al collasso».

Quattro interventi sono destinati a dare un sostegno diretto e immediato alle aziende delle due province, a cominciare dall’estensione della decontribuzione “Mezzogiorno” a tutte le aree di crisi complessa del Centro-Nord, «per la quale esiste una disponibilità del governo condizionata però all’autorizzazione della Commissione Europea». Mariani, però, chiede che proprio per queste due aree ci siano risorse aggiuntive, nazionali e regionali, per finanziare gli accordi di programma, l'inserimento di tutti i comuni nella nuova carta degli aiuti a finalità regionale 2021-2027 e il riconoscimento alle due province di Zona economica speciale. Tre le richieste per il sistema moda e, in particolare, per il calzaturiero e la pelletteria, che – ricorda il presidente di Confindustria Centro Adriatico – «rappresentano un pezzo importante della storia industriale italiana che merita attenzione e aiuti, immediati e concreti»: agevolazioni per le giacenze di magazzino, finanziamenti automatici, nuova liquidità senza valutazione da parte degli istituti di credito e garantiti al 100% dal Fondo Pmi, riduzione del costo del lavoro e incentivi per il reshoring «perché le nostre imprese, ad altissima intensità di manodopera qualificata, negli ultimi anni hanno dovuto subire più di altre l'aggressività di Paesi, anche europei».

Infine, ma non per ultimi, gli interventi per il rilancio del cratere del sisma del 2016 e 2017: proroga al 2027 del credito d'imposta per l'acquisto di nuovi beni strumentali in scadenza alla fine di quest'anno, potenziamento del superbonus al 110% fino al 31 dicembre 2027, data anche che gli industriali individuano per una proroga generalizzata di tutte le agevolazioni in scadenza quest'anno, riallineamento temporale degli accertamenti fiscali, perché «occorre un tax framework dedicato, che fornisca alle aziende un quadro temporale chiaro e più ampio per ammortizzare questo sciagurato quadriennio che, qui più che altrove, sta mietendo vittime nel sistema imprenditoriale». La ricostruzione post sisma è un chiodo fisso per il presidente di Confindustria Centro Adriatico, che è non fra coloro che auspicano la replica del modello Genova, perché «è molto più semplice gestire la ricostruzione di una singola opera anziché di un tessuto». «A noi occorre un modello diverso, nuovo – chiude Mariani -, che diventi anche di riferimento per le future emergenze che il nostro Paese dovrà affrontare negli anni a venire».

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