Indicatori

Piemonte, 37mila nuovi ingressi Gli impiegati escono dal radar

A tanto ammontano i contratti programmati nel mese di giugno secondo l’indagine Excelsior In regione mancano all’appello gli esperti in informatica, gli operai specializzati e i conduttori di impianti

di Filomena Greco

Nuove tecnologie. Studenti dell’Its su Mobilità sostenibile, aerospazio e meccatronica al lavoro sulle tecnologie abilitanti per l’Industria 4.0

3' di lettura

Una macchina che si è rimessa in moto. Anche se a fatica. L’occupazione in Piemonte ha pagato un prezzo alto durante il periodo della pandemia ma i primi mesi del 2021 hanno registrato un miglioramento degli indicatori: da gennaio ad aprile, l’effetto della crisi è stato meno intenso rispetto allo stesso periodo del 2020 visto che da inizio anno sono state create poco più di 4mila posizioni di lavoro a fronte delle 14mila distrutte l’anno prima.

La domanda di lavoro
Sono 37.500 i contratti programmati dalle imprese piemontesi nel mese di giugno scorso secondo la rilevazione periodica del sistema Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, per quasi il 70% in capo ai servizi. Un numero che fa un balzo pari a 15.330 unità in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un trend di crescita anche sul 2019. «Le previsioni sul recupero dell’economia nazionale e regionale e le tendenze positive in consolidamento dei mercati internazionali favoriscono un cambio di passo nei programmi di assunzione che arrivano a superare anche i livelli pre-Covid» fa notare Unioncamere Piemonte. Il 74,8% delle entrate riguarderà lavoratori dipendenti, il 18,6% lavoratori somministrati. Nel 24% dei casi si tratterà di entrate stabili, con contratti a tempo indeterminato o di apprendistato. Nel trimestre giugno-agosto 2021 le entrate stimate ammonteranno a 86.980, il 6,8% del milione e 282.840 programmate a livello nazionale. L’industria “pesa” per circa un ingresso su tre, mentre il 19% delle assunzioni riguarda dirigenti, specialisti e tecnici – una quota superiore alla media nazionale del 17% – il 32% sarà costituito da operai specializzati e conduttori di impianti, circa il 27% riguarderà professioni commerciali e dei servizi. Solo il 10% sarà rappresentato da impiegati. In 32 casi su 100 le imprese piemontesi prevedono, però di avere difficoltà a trovare i profili desiderati, a cominciare da gli informatici, accanto agli Operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche. «Il lavoro c’è ma le imprese non trovano o fanno fatica a trovare le professionalità di cui hanno bisogno. Un problema che sembra destinato ad aggravarsi con l’avvento della quarta rivoluzione industriale» fa notare l’economista Mauro Zangola. Tema tutt’altro che nuovo, che rimanda tanto al capitolo politiche attive del lavoro quanto a quello più generale della formazione. Potenziare i percorsi di apprendistato, soprattutto in alta formazione, suggerisce Zangola, è una delle possibili soluzioni al problema. Allora serve invertire la tendenza che ha visto nel 2020 crollare questa tipologia di contratti del 30%. «La programmazione dei servizi formativi, di orientamento e del lavoro devono convergere verso un piano straordinario per la competitività e l'occupazione» suggerisce Zangola.

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Gli ammortizzatori sociali
Gli ammortizzatori ci hanno messo una “toppa”, durante l’anno nero del Covid, ma il punto è guadagnare dinamismo e capacità di ridare fiato alla dinamica occupazionale. Durante il 2020 la quantità di ore di Cassa integrazione autorizzata ha toccato picchi mai prima registrati: in totale tra ore di Cig e di Fondi di integrazione salariale (Fis) si è arrivati a quota 371 milioni, 11 volte la quantità di ore autorizzate l’anno prima. In media 16 lavoratori a tempo pieno su 100 si sono fermati. «Tale utilizzo – fa notare il Centro Studi della Banca d’Italia del Piemonte – si è mantenuto elevato anche nei primi quattro mesi del 2021, per un totale di quasi 99 milioni di ore autorizzate».

I giovani e il lavoro “debole”
Secondo una rilevazione della Regione Piemonte nel corso del 2020 sono calate praticamente quasi tutte le tipologie di lavoratori tranne due: i soci delle cooperative, aumentati di quasi il 25%, e le collaborazioni coordinate e continuative. Di pari passo si è deteriorata la situazione del lavoro giovanile, con la quota dei giovani con età compresa tra 15 e 34 anni che «non studiano e non lavorano» salita a quota 19,9% rispetto al 17% nel 2019, tre punti percentuali in più in un anno. Indicatori di una situazione in peggioramento, che si spera di contenere grazie alle migliori prospettive economiche emerse dall’analisi di Confindustria sulle attese del terzo trimestre dell’anno, che sul fronte dell’occupazione migliorano sia nel settore dell’industria (saldo a +12,4%, valore raddoppiato rispetto al trimestre precedente) che in quello dei servizi (saldo a +17,1%, oltre il triplo rispetto al secondo trimestre del 2021).

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