Produzione industriale solo +1%

Piemonte all’angolo, in frenata manifattura ed export

Rallentamento a partire dalla seconda metà del 2018, pesano i volumi in calo dell’automotive e il segno meno alle esportazioni

di Filomena Greco


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Torino (Agf)

3' di lettura

La produzione industriale del Piemonte rallenta e, unita al calo delle esportazioni, crea un momento di stallo nell’economia della regione, come certifica l’ultima pubblicazione della Banca d’Italia dedicata alle economie regionali. Alla base del fenomeno, con un raffreddamento rispetto agli indicatori del 2017 e un progressivo indebolimento nel corso del 2018, c’è il calo dei volumi nei trasporti, in particolare dell’automotive.

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La produzione industriale in Piemonte è aumentata “soltanto” dell’1% l’anno scorso contro il 3,6 del 2017. Il rallentamento fotografato dalla Banca d’Italia nella seconda metà dell’anno è diventato un segno meno nella prima rilevazione di Unioncamere Piemonte sul trimestre gennaio-marzo 2019, quando la produzione è calata dello 0,4% rispetto all’anno precedente. In particolare, soffrono i settori maggiormente rappresentativi come mezzi di trasporto (-2,3%), industrie elettriche (-2,8%) e filiera tessile (-5%). Va bene invece l’agroalimentare (+2,4%) e l’industria chimica, petrolifera e delle materie plastiche (+0,9%).

Nel 2018 le esportazioni – a valori correnti – hanno rallentato perdendo lo 0,4% rispetto al buon risultato invece (....) del 2017 e con un progressivo peggioramento in corso d’anno, anche in questo caso dovuto al calo delle esportazioni di autovecoli. Nei primi tre mesi del 2019, come rilevato da Unioncamere Piemonte, il valore delle esportazioni piemontesi di merci si è fermato a 11,5 miliardi, il 3,6% in meno sul primo trimestre 2018. Il Piemonte ha sì mantenuto la quarta posizione tra le regioni esportatrici, con una quota di export pari al 10% di quello nazionale, ma a pochissima distanza dal Lazio. Anche in questo caso il Piemonte è stata la regione che ha manifestato la dinamica più debole rispetto alle “concorrenti” Lombardia (-1,6%), Veneto (+1,4%) e Emilia Romagna (+5%).

Gli indicatori e le dinamiche nel settore manifatturiero e nelle esportazioni, come sottolineano bene gli esperti della Banca d’Italia, hanno generato un peggioramento del clima di fiducia e un calo progressivo, soprattutto nella seconda parte dell’anno, della propensione a investire, nonostante «l’accumulazione di capitale nell’industria è stata ancora intensa, favorita dagli incentivi legati all’acquisto di macchinari a tecnologia avanzata».

Un meccanismo che finisce per confermare un trend emerso negli anni della crisi economica: il Piemonte è caratterizzato da una fase recessiva più intensa della media nazionale, da un lato, e dall’altro da una ripresa più moderata. Tanto che tra il 2014 e il 2018 il valore aggiunto regionale è cresciuto del 4,5% (contro il 6% e il 4,6%, rispettivamente, dell’area Nord Ovest e d ella media nazionale) e l’anno scorso l’indicatore era ancora di 6,5 punti percentuali inferiore rispetto ai livelli pre-crisi.

In questo contesto non mancano i “campioni”, le aziende cioé protagoniste di registrare percorsi di elevata crescita, ma la loro incidenza sull’economia è più contenuta che nel resto del Paese. Inoltre la regione subalpina registra dal 2012 un tasso di natalità netto su valori negativi.

Preoccupano meno le dinamiche legate al mondo del lavoro visto che l’anno scorso è proseguita la fase di recupero dell’occupazione iniziata nel 2014. La crescita del 2018 è stata sostenuta prevalentemente dal settore industriale, in particolare sono aumentati i contratti a tempo indeterminato, grazie soprattutto alla stabilizzazione di rapporti a termine sottoscritti in passato. In calo il numero di persone in cerca di occupazione, anche per effetto degli andamenti demografici, con il tasso di disoccupazione (8,2%) sceso al valore più basso dal 2012.

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