Interventi

Come costruire e incoraggiare le imprese dell'agritech

di Piero Formica

3' di lettura

Negli anni Trenta del Novecento, una profonda crisi economica aggravata dalla siccità e da cambiamenti tecnologici nell'agricoltura impoverì tantissime famiglie di agricoltori delle Grandi Pianure americane. A quel tempo, si alzò rabbiosa la voce di John Steinbeck. Il narratore delle miserie dei braccianti agricoli al tempo della Grande Depressione deprecava il funzionamento dell'economia regolato dal margine di profitto e plasmato a vantaggio dei potentati economici. A seguito della pandemia cosa dovrebbe voler dire 'Niente sarà come prima'? L’OCSE sostiene che la missione da perseguire è la crescita verde, assicurando che il patrimonio naturale continui a fornire le risorse e i servizi ambientali su cui si basa il nostro benessere. Dobbiamo innescare investimenti e sviluppare capacità imprenditoriale sia nella conservazione e nel ripristino della biocapacità che nella riduzione dell'impronta ambientale. Imprenditorialità e innovazioni nella tecnologia agricola (‘Agritec’) riducono o addirittura eliminano gli impatti ambientali negativi dell'agricoltura. Quindi, minore impiego di combustibile fossile, fertilizzanti, acqua e terra per la produzione alimentare. Più efficienza delle risorse, un sistema alimentare più sostenibile e più produttivo.

Ci sono almeno cinque ragioni a sostegno di una nuova e innovativa generazione imprenditoriale nell’Agritec che imbocchi il percorso della crescita economica sostenibile:

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1. Nel mondo è in aumento il consumo di grano.

2. La domanda di energia sostenibile è in crescita.

3. L'accesso alla terra coltivabile e al suolo di qualità è limitato.

4.Si sta riducendo l'accesso a un'adeguata qualità e quantità di acqua.

5. Non sono sostenibili le attuali pratiche culturali.

Agritec con i nuovi imprenditori richiede investimenti che, finora, sono stati pochi rispetto ad altri settori (per esempio, l'energia pulita). Come riporta l’OCSE, Banche d’investimento verde sono state create da <<oltre una dozzina di governi nazionali e subnazionali. [Quelle Banche utilizzano] strutture di transazione innovative, tecniche di riduzione del rischio e di facilitazione delle transazioni, competenze locali e di mercato per convogliare gli investimenti privati, anche da parte di investitori istituzionali, in infrastrutture nazionali a basse emissioni di carbonio e resilienti al clima>>. Le società di venture capital stanno registrando più startup Agritec in cerca di finanziamenti che capitale disponibile. Altri gruppi di investitori non sono entrati nel campo in numeri significativi. Le dimensioni del mercato potenziale unitamente alla necessità di investire nell’innovazione agricola dovrebbero far emergere opportunità d’investimento finora trascurate. Investitori istituzionali e altri informali hanno, invece, manifestato interesse a finanziare i progressi biotecnologici nella medicina e nei prodotti farmaceutici.

Come messo in luce dal programma delle Nazioni Unite sull'ambiente – Unep, United nation environment programme – agricoltura e sviluppo sostenibile sono legati con un doppio filo intrecciato dall'innovazione. Gli scienziati insegnano che l'evoluzione del genere umano segue la freccia del "ben-essere" e del "ben-stare" in salute. Siamo, insomma, programmati per sentire appetibile tutto ciò che ci fa bene. È verso quella freccia che punta il consumatore. La domanda di prodotti alimentari ne sarà, perciò, profondamente influenzata. È ciò che sta già accadendo nelle economie emergenti dell'Asia, il cui nuovo ceto medio spinge in alto la domanda di prodotti alimentari freschi. Per dar voce al bisogno, ancora latente, di un’economia verde vanno promosse comunità di Agritec tra loro collegate affinché idee e soluzioni possano fluire senza soluzione di continuità a beneficio di tutti. Alle comunità vanno affiancate le istituzioni educative che coltivano talenti e competenze all'altezza della sfida in corso.

Per la costruzione del suo ecosistema Agritec, l’Italia potrebbe far leva sui giovani laureati e dottorati in agricoltura che sono, in misura crescente, propensi a portare sul mercato, fondando loro imprese, le tecnologie innovative per l’agroalimentare con le quali hanno preso dimestichezza negli anni universitari di studio e ricerca. Da tempo, Confagricoltura segnala la presenza di nuovi imprenditori agricoli giovani e colti che s’impegnano nella sperimentazione di nuove colture. Innovazioni tecnologiche, nei modelli di business e diversificazione della gamma produttiva contraddistinguono i nuovi imprenditori nell’agro-alimentare sotto i 40 anni di età e con alto livello di studi. La Coldiretti è giunta a conclusioni analoghe osservando entusiasmo e passione per l’innovazione biologica e organizzativa nel lavoro dei campi manifestati dai nuovi titolari d’impresa nelle fasce di età più giovani (sotto i trent’anni) e istruite che non mollano e investono di tasca propria.

Infine, c’è da apprendere dalle esperienze compiute. Tra queste, su iniziativa di Intesa San Paolo, Agriventure, società del gruppo dedicata all’agroalimentare, la cui missione è favorire la nascita di imprese giovani e innovative, promuovendo lo sviluppo economico del territorio e la formazione di studenti in ambito agrario. Agriventure ha organizzato, affiancata dalle università, AGRIstartup, il concorso per lo sviluppo di imprese giovani nel settore dell’agribusiness. AGRIstartup si è rivolta ai giovani tra i 18 ed i 28 anni con idee imprenditoriali da realizzare nelle filiere agroalimentari.

piero.formica@gmail.com

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