intervista

Piero Lissoni «Sogno un mondo pre-Covid»

L’architettura alle prese con il Covid-19. «Abbiamo continuato a fare nel 2020 quello che avevamo impostato, ma ci preoccupano i prossimi due anni» dice

di Antonella Galli

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Piero Lissoni, fotoVeronica Gaido

L’architettura alle prese con il Covid-19. «Abbiamo continuato a fare nel 2020 quello che avevamo impostato, ma ci preoccupano i prossimi due anni» dice


4' di lettura

Lo Studio Lissoni & Partners, con sede a Milano e New York, si occupa da 30 anni di progettazione architettonica, interior design, product design, grafica. L'architetto Piero Lissoni, che lo guida, è una delle personalità italiane maggiormente riconosciute a livello internazionale e, nel ruolo di art director, tra le più richieste dalle aziende (sette solo in Italia). Lo caratterizza un tratto sobrio, elegante, in equilibrio tra razionalità ed emozione, orientato alla bellezza, nei dettagli come nella visione d'insieme. Ci racconta da vicino la sua attività, le sue riflessioni sull'Italia e sul mondo, quello che ci attende e ciò che lo ispira.

Lissoni dalla A alla Z

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Una fotografia attuale del suo studio.

Siamo due studi: uno è milanese, l'altro newyorkese. Lo studio italiano si occupa di tutti i progetti a livello mondiale; quello di Manhattan è focalizzato sui progetti nel continente americano. In Italia siamo circa 70, in America 12. Siamo un gruppo misto: grafici, designer, architetti, anche un paio di ingegneri. Il 60% è under 35. Il lavoro è sempre integrato tra i vari settori; i gruppi sono mischiati, alcune volte su progetti di architettura ci sono i grafici, sul design industriale ci sono architetti, c'è una contaminazione tra saperi. È una scelta dello studio far convivere umanità ed entità differenti.

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Come state vivendo questo passaggio?

Lo studio sta reagendo: abbiamo avuto mesi pesanti in termini di previsione, tutto quello che ci succede ha sempre un riflesso sugli anni successivi. Abbiamo continuato a fare nel 2020 quello che avevamo impostato, ma ci preoccupano i prossimi due anni. Lavoriamo solitamente su residenze, alberghi, fabbriche, uffici, ma gli ultimi tre sono fermi.

Che strategia avete messo a punto?

Stiamo spingendo perché le aziende alberghiere si preparino per quando finirà la pandemia, nei tempi tecnici corretti per impostare un progetto. Stiamo lavorando molto con le grandi navi da crociera, che invece stanno investendo, perché propongono un modello di viaggio con tutte le garanzie di sicurezza. Stiamo lavorando con Norwegian Cruises: una nave andrà in consegna per il 2021 e stiamo già partendo con le successive.

Come si orientano le commesse?

Stiamo lavorando tantissimo sul residenziale. Ma vorrei spezzare una lancia nei confronti di una normalità che tornerà: saremo più attenti, lavoreremo con un'intelligenza migliore, ma l'economia mondiale non potrà fare salti in avanti insostenibili. Tutti parlano dello smart working: in qualche maniera dovremo tornare a una vita sociale, altrimenti entreremo in un secolo buio, come nei romanzi di fantascienza degli anni Sessanta. Forse progetteremo luoghi di lavoro meno rigidi, forse ragioneremo su un modello differente di accoglienza negli alberghi, però sarà solo un'esperienze in più.. vorrei uscire da questo modello terrorizzante. Siamo dentro alla pandemia da otto mesi, ma abbiamo alle spalle migliaia di anni di passaggi, pestilenze, culture, cambiamenti. Li abbiamo superati isolando il problema e risolvendolo, altrimenti non avremmo la società come è stata fino a ieri. Non intendo farmi fregare da questo nuovo modello in cui non vedo la soluzione dei problemi... un social network per stare e distanza e avere amici elettronici... meglio andare al bar, bere un drink, e qualche amico te lo trovi anche.

Quindi il modello (o l'utopia) della vita nei borghi...

Su questo sono in disaccordo con un sacco di miei colleghi. Anche se la tecnologia sarà sempre più presente, non si può fare nessun passo indietro. Le città come staranno in piedi? Non c'è economia al mondo che sia in grado dalla sera alla mattina di fare una transizione di questo genere.

Però la tecnologia può rendere meno schematico questo modello...

Una cosa che ci hanno insegnato questi mesi di fatica è che si può viaggiare meno, ma alcune cose non sono sostituibili: nei cantieri devo andarci, le persone devo incontrarle.

Progetti in divenire in Italia?

A Milano, in una zona storica, stiamo realizzando un hotel. Sono in via di completamento due unità produttive di Sanlorenzo ad Ameglia e La Spezia e una casa privata a Forte dei Marmi. Il progetto dell'hotel milanese è cominciato un po' di tempo fa, ma ci ha stretto l'abbraccio della burocrazia per tre anni... poteva già essere finito e funzionante. Il primo problema italiano è il potere dei burocrati che, anche a causa del marasma legislativo, frena gli investimenti; il secondo, la difficoltà di avere risposte immediate da parte dell'amministrazione pubblica. Un esempio: la mancata cartolarizzazione dei beni dello Stato. Abbiamo un debito pubblico spaventoso e interi edifici straordinari lasciati andare in rovina nel cuore delle città. Dimenticati, vuoti. Noi non siamo il Paese più bello, ma il più massacrato del mondo.

Tre aggettivi che la definiscono.

Curioso; anarchico; disciplinato.

Tre cose che la incantano.

La bellezza; la vita - che tiene dentro tutto, la cultura, la noia, l'accidia, la generosità...

Tre cose che cancellerebbe dal Pianeta.

I nerds; la bruttezza; l'automatismo nei confronti dei diritti. Prima bisognerebbe rispettare dei doveri, e poi possiamo parlare dei diritti. Bellezza e bruttezza hanno un valore etico, vorrei dire morale. La bellezza è nei comportamenti, nei luoghi. Due persone che al ristorante guardano il telefono anziché parlare tra loro sono brutte. La via sotto casa invasa da cartelli, segnali e panettoni è brutta. La bruttezza è disamore, mancanza di cura. I canoni della bellezza sono equilibrio, armonia. E intelligenza.

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