MOSTRE

Pierpaolo Piccioli porta a Shanghai la sua visione di Valentino

Evento speciale battezzato «Re-Signify»: progetto ambizioso che si rifà (anche) alle teorie della semiologia, per mostrare come la moda sia una chiave di lettura del contemporaneo, grazie a contaminazioni con altre forme d’arte

di Angelo Flaccavento

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Evento speciale battezzato «Re-Signify»: progetto ambizioso che si rifà (anche) alle teorie della semiologia, per mostrare come la moda sia una chiave di lettura del contemporaneo, grazie a contaminazioni con altre forme d’arte


3' di lettura

La moda, mai come ora, vive di mantra e di slogan, più o meno significativi o anche semplicemente significanti. Per Valentino, la parola d'ordine, è risignificazione: concetto a tutta prima astruso e altisonante, che però vuol semplicemente rappresentare l'apertura ad un nuovo pubblico, con annessa modernizzazione e, per usare l'anglicismo à la page, la disruption del codice attraverso associazioni impreviste e inedite letture. In altre parole, un approccio che il linguaggio visivo contemporaneo, basato sul collage come weltanschauung (il modo nel quale si guarda il mondo, letteralmente) ancor prima e ancor più che come tecnica, ha reso moneta corrente, senza dire che a monte di tutto questo ci sta Opera aperta di Umberto Eco, saggio seminale datato 1962.

La visione “applicata” alle collezioni
Nel caso di Valentino, tutto ciò vuol dire meno fiori e più borchie; o anche tanti fiori, ma punkeggianti e metropolitani o crudamente botanici piuttosto che melensi e romantici; e tante borchie, più da bugnato romano che da collier de chien. Se il tutto suona ipnotico e nebuloso, è scelta intenzionale. «Non ci sono letture predeterminate, ma solo congiunzioni e associazioni possibili» spiega il direttore creativo Pierpaolo Piccioli parlando di un nuovo progetto: Valentino Re-Signify Part One Shanghai, non una mostra ma una brand experience nella quale «guardare a Valentino attraverso altre forme d'arte» (nelle foto in alto, le celeb cinesi Shu Qui e Qi Lan).

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La Cina come metafora, chiave di lettura (e mercato)
E quale posto migliore per un progetto del genere, fluido e polimorfo, inteso a risignificare Valentino, in buona sostanza, per attrarre nuove demografie di possibili consumatori, della Cina, unica nazione nella quale la pandemia pare essere già ricordo e si spende e spande con una voracità doppia rispetto al passato? Senza dimenticare che, sono parole di Piccioli «la memoria del marchio in Cina è meno radicata, e questo facilita un approccio non ortodosso. Nuovo, in fondo, è ciò che non si conosce».

Architettura industriale
Teatro di Valentino Re-Signify Part One Shanghai è la Power Station of Arts : edificio industriale, ben lontano dagli stucchi parigini e dai saloni romani che sono vetusto cliché valentinesco. Qui, la coppia di curatori Mariuccia Casadio e Jacopo Bedussi, veterana una, giovine ma propulso da venti fausti l'altro, immagina una serie di edifici a tema, che lo spettatore può visitare seguendo un percorso personale invece che predeterminato: la “mostra” resterà allestita fino 17 gennaio 2021.
Recensire a distanza una “esperienza”, ossia un happening nel quale ogni spettatore è parte del risultato, è impresa vana e non significante, quindi quel che segue sono semplici congetture. A farla da padrone, in esposizione, paiono essere video e arte digitale, e una gamma di artisti che va dall'ormai classico Jonas Mekas a Cao Fei. In costante bella vista, però, ci stanno le scarpe borchiate e le borse petalose che sono focus assoluto, hic et nunc, del marketing Valentino.

Il ruolo centrale del marketing (oltre la semiologia)
Ed è proprio qui che il progetto si rivela per così dire debole, virando in modo un po' crudo dalla cultura al vetrinismo e da lì al product placement. Invero, il marketing è la lingua somma del contemporaneo. Lo è persino nella rappresentazione che ciascuno di noi fa di se stesso attraverso i media digitali. Però anche il marketing si può fare con poesia, e di poesia, in Valentino, ce ne sarebbe tanta. Per il resto, liberare fiori e borchie dalle gabbie del pensiero irregimentato è una benvenuta boccata d'aria fresca. La risignificazione non si palesa, ma i prodromi di qualcosa di interessante baluginano.

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